Angelica

Da Acerenza wiki.

C'era una volta una ragazza di nome Angelica che viveva solamente con il padre, perchè la madre le era già morta. Angelica era fidanzata, ma segretamente, con Giovanni, un giovane bracciante bello e laborioso, ma molto povero. E siccome i due innamorati non volevavo farsi scoprire dal padre, un contadino abbastanza agiato, si scrivevano delle lettere che avevano stabilito di lasciare in un vaso di gerani posto sul balcone della casa di Angelica. Di notte, quando per il paese non girava più anima viva, Giovanni passava vicino al balcone e senza fare rumore prelevava la lettera dell'amata e lasciava la sua, nascondendola tra i folti rami e foglie del geranio rosso. In questo modo i due giovani potevano amarsi senza che nessuno venisse a saperlo. Ma un giorno a casa di Angelica si recò una masciatara) che cercò di convincerla a sposare il ricco, ma vecchio, zi' Francesco. "Ti voglio dare come sposo - disse la vecchia masciatara - un uomo serio, pieno di creanza e di bontà, che in dote ti dà un vestito ricamato d'oro e duecento ducati". Angelica, però, amava Giovanni e non voleva saperne di zi' Francesco; ma poichè la masciatara insisteva, la cacciò via malamente. Ma questa, mentre scendeva di fretta le scale, incontrò il padre di Angelica che stava ritornando dai campi. E quello vedendo la vecchia tutta sconvolta e trafelata, le chiese: "Che hai, vecchiarella, perchè te ne vai tutta di fretta e spaventata, forse mia figlia ti ha bastonata?". "Bastonata non mi ha ancora, ma sta come una serpe quando da dietro le tocchi la coda!", gli rispose la masciatara. Si fermarono a conversare sulle scale e così il padre venne informato della richiesta di matrimonio che la vecchia recava, e tutto contento diede subito il suo consenso e si congedò da quella, salendo di corsa a casa per convincere la figlia ad accasarsi con il ricco zi' Francesco. Angelica invece non era per niente contenta e protestò con tutte le sue forze. Ma a un certo punto il padre si spazientì e con voce risoluta e ferma le disse: "Non farmi venir meno alla parola data, perchè io e 'zi Francesco eravamo vecchi amici e compagni di scuola, se no tre anni in una camera da sola ti faccio stare, fino a che dirai che con 'zi Francesco ti vuoi sposare!". E allora Angelica con le lacrime agli occhi gli rispose: "Se tu vuoi che da sola tre anni devo restare, starò come un uccello nella gabbia". Dopo che il padre andò a dormire, Angelica scrisse ogni cosa a Giovanni, terminando il suo biglietto con queste parole: "Tre anni tu da qui devi mancare". Quando Giovanni lesse la lettera si intristì, e non sapeva egli stesso che cosa fare. Infine, sconsolato, decise di andarsene in 1 La masciatara o il masciataro sono degli sponsali che cercano di combinare matrimoni o che portano la 'mbasciata (offerta di matrimonio) al padre e alla madre di una ragazza che un ragazzo vorrebbe sposare. Essi fanno da intermediari e solitamente posseggono anche buone doti retoriche; infatti devono cercare di convincere i genitori della ragazza sulle buone qualità del richiedente. giro per il mondo, in terre aride e aspre. Cammin facendo incontrò tre monaci che vedendolo così stracciato e trasandato in quelle terre sperdute, gli chiesero: "Dove vai, giovanotto, così maldestinato? Dicci il tuo nome!". Giovanni, disperato, rispose: "Vigliacca e traditrice mia madre che mi ha fatto nascere; ognuno mi chiami come vuole!". A sentire quelle parole i monaci rimasero molto sorpresi e chiesero di nuovo: "Noi tutto il mondo abbiamo girato, ma un giovane come te non l'abbiamo mai incontrato; di' come ti chiami". E questa volta Giovanni, calmatosi un po', disse: "Mi chiamo Giovanni lo sventurato; una donna mi aveva dato la sua parola e ora mi ha lasciato e non so come". Dopo che ebbero ascoltato tutta la disavventura, i tre monaci gli consigliarono di vagabondare per il mondo finchè fossero passati i tre anni e poi di ripresentarsi dalla sua amata. E Giovanni così fece. Infatti girò e girò per molte terre e paesi, finchè, passati i tre anni, si presentò alla porta della casa di Angelica. Era tutto sporco, con i capelli lunghissimi e la barba incolta. Quando Angelica scese per vedere chi fosse, egli le disse: "Tutto il mondo ho girato e sono tre giorni che non vedo pane, non mi puoi fare la carità?". Angelica non lo riconobbe e andò subito a prendere un tozzo di pane, e consegnandoglielo domandò: "Giacchè per tutto il mondo hai vagabondato, hai mai sentito Giovanni nominare?". "Proprio alla sua morte mi sono trovato, stava sbattendo la testa contro un albero per la disperazione e perdeva sangue come una fiumara", rispose Giovanni per mettere alla prova l'amore di lei. A questa notizia Angelica, sebbene il giorno dopo si sarebbe sposata con 'zi Francesco, scoppiò a piangere e si strappò i capelli e i vestiti. La poverina era ancora innamorata di Giovanni ed ora si disperava, ignara di trovarsi di fronte all'amato. Giovanni, lasciata la casa di Angelica, si recò immediatamente dalla vecchia masciatara: "Cara nonnina, va' da Angelica e domandale se ancora mi vuole". "Ma quella domani si deve sposare e adesso è già notte, quale scusa posso inventare?". Giovanni tanto insistette, finchè quella si decise ad andare da Angelica per portarle la 'mbasciata. La povera ragazza aveva pianto tutto il giorno e stava ancora piangendo quando la vecchiarella entrò in casa sua; ma quando sentì dire dalla masciatara che Giovanni era ancora vivo e le chiedeva di sposarlo, ella, credendo di essere presa in giro, si arrabbiò e strapazzò la vecchia con degli insulti: "Proprio oggi un mendicante mi ha detto che ha visto Giovanni morto; perchè tu ora, vecchia traditrice, mi vieni a dire che lui è ancora vivo e si trova a casa tua?". La masciatara si offese molto e andandosene, stizzita, le disse che se proprio non la credeva, l'indomani avrebbe visto Giovanni sui gradini della chiesa. E infatti il giorno dopo Angelica entrando in chiesa a braccetto del suo futuro marito 'zi Francesco vide veramente Giovanni. Il suo cuore divenne un bacile di lacrime, ma ormai la sua sorte era segnata e lei non se la sentiva di mettersi di nuovo contro il padre. E così quel mattino Angelica, tristissima e rassegnata, sposò 'zi Francesco. Ma a mezzogiorno, quando i parenti e gli amici erano già tutti seduti a tavola per festeggiare le nozze, accadde ciò che avrebbe liberato Angelica da una vita infelice. Infatti la masciatara su ordine di Giovanni mise del veleno nei bicchieri di vino del padre e del marito di Angelica. E così, morti quei due, dopo poco tempo Angelica e Giovanni poterono finalmente sposarsi e godersi, felici e contenti, le ricchezze di 'zi Francesco.

(Raccontata in dialetto lucano da Beatrice Magnello, contadina di Acerenza nata nel 1906. Tradotta e trascritta 1'11.11.1980.
A cura di Antonio Giuseppe Saluzzi.

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