Antonio Castronuovo

Da Acerenza wiki.

E' nato ad Acerenza nel 1954, vive attualmente ai bordi del- la Romagna dove esercita la professione di medico. E' alla sua prima esperienza editoriale. Ha vinto il premio let- terario "Cesare Pavese" 1985, sezione saggistica.

Indice

CORSIA PRIVILEGIATA

Aforismi.

L'uomo è attratto sia dalla grandiosa vista d'uno scenario montano, che dalla vastità del mare, dalla dolcezza di un passag- gio collinare, dall'eterno orgoglio di un torrente. C'è forse in noi un ricordo ancestrale dell'essere stati tutto? Pesce, uccel- lo, mammifero, rettile?

Solo un superficiale può pensare che l'uomo poichè ora vi- vacchia materialmente bene, l'istruzione è obbligatoria e i mezzi di comunicazione sono diffusi- sia a tal punto maturo da essere conscio della brutalità della guerra. Un esempio in apparenza stupido ma a mio avviso significativo e inquietante è il seguen- te: all'inizio del conflitto per le Falkland, dopo circa tre giorni di combattimento, fece notizia l'amputazione di un arto inferiore a un militare argentino. Un paio di settimane dopo, l'affondamento di una corvetta assieme al centinaio di uomini di equipaggio induceva l'identico sdegno dell'evento precedente. Il pubblico assonnato, con la bocca semiaperta e il cervello annebbiato da otto ore trascorse in ufficio e due in automobile, assistette inerte ai vari telegiornali moderando la sua collera ad un ugual livello sia nei riguardi della gamba che delle decine di vittime affogate nell'acqua gelida. Tale pubblico ha sperato che non accadesse nulla di talmente grave da scombussolare la pa- ce del proprio domicilio e il cumulo di speranze ha poi fatto il miracolo. Preoccupante osservare come quest'uomo, cosi silenzioso, cosi acritico, cosi moralmente inerte, cosi d'accordo, sia l'uomo maturo dei tempi moderni, l'uomo del futuro, l'uomo che ufficial- mente conosce.

Ho visto un negro, in un metrò, che leggeva poesie assorto. Pur trovandosi in quel luogo affollato, rumoroso e male illumina- to, pur indossando un vestito che lasciava intuire il sacrificio fatto per procurarsi il volume, e , soprattutto pur essendo negro ( poichè la fetta più retriva del nostro animo ci induceva a pen- sare questo) leggeva poesie! C'è poco da fare l'Uomo si nasconde ovunque: dietro scorze bianche e nere, nei metrò e nei teatri, fra la folla e nelle buie strade di periferia. Dappertutto c'è qualche Uomo.

Ogni uomo è come un tasto del pianoforte: finchè si sta imparando a suonare ogni tasto ha il suo nome preciso e la sua sacra individualità, più tardi quella nozione si perde, anonima, nella più vasta armonia della composizione che si sta eseguendo. Dopo la strenua difesa della propria singolarità l'uomo capisce che affinchè si compia il disegno universale è necessario che e- gli, come individuo, scompaia. L'individualismo del nome e della posizione sociale non è che un tasto scordato: si fa sentire, e riesce a rovinare l'in- sieme di tutta la composizione.

Fra rosticcerie, erboristerie, pizzeria e profumerie si con- suma quell'orgia di possedere ogni sensazione che l'uomo occidentale gode grazie ai suoi sensi esaltati, e al suo animo spento.

L'assurdo della pena di morte è che una struttura di deboli si arroga il diritto di comminare tale pena a un altro debole.

Ieri sera un conoscente dal quale non mi sarei aspettato nulla di significativo ha pronunciato un detto che mi ha colpito per la sua arguta veridicità; era il seguente: quando non esiste- va il trattore il contadino doveva interrompere il suo lavoro in tarda mattina poiché le mucche che dall'alba trainavano l'aratro ansimavano. Ora le mucche sono nella stalla e il contadino lavora fino a notte per produrre sempre di più. Il trattore, dunque, è servito alle mucche. Non all'uomo.

Chiunque tema di " rimanere solo come un cane Il in un momento qualsiasi della sua vita non ha ancora trovato se stesso. Poiché solo chi si conosce possiede un amico che lo segue ovunque.

Chi non ha sentore di sè, gli amici deve andarseli a cerca- re. E quando non c'è alcuna compagnia, soffre.

LA LAMENTELA

(è il cemento sociale)

L'applauso, lungo e frenetico, gioioso ed insistente, mi è sempre parso come una dimostrazione di errata comprensione dell'opera. Quando un'opera mi sembra veramente eccelsa la sofferenza che mi produce è tale da non permettermi affatto di applaudire con trasporto; si vedrà allora un individuo che resta insistentemente seduto e non partecipa alla gioia mondana del bis; ma con tutta probabilità sarà l'unico che tornerà a casa pian piano, scosso, al buio dei vicoli e che soffrirà tutta la notte per cercare di trattenere il mistero dell'espressione artistica.

Non mi vengono tanto delle mie azioni o dei miei discorsi quanto piuttosto di quelle azioni altrui che non siano in consonanza col mio modo di vedere le cose. La mia vergogna sostituisce quella di chi pronuncia una frase in attrito con la mia mentalità: qualcosa del mio essere è anche negli altri e non riesco a rimaner indifferente s'essi lo calpestano.

Molti uomini sono incapaci di godere di un negozio come di un luogo in cui si entra per capire qualcosa. Essi hanno la per- fetta convinzione che ogni negozio esista solo affinché vi si possa comprare qualcosa. D'altra parte tutti i negozianti sono propensi a farglielo credere.

Niente è più pericoloso per la società di un uomo che non pensa.

La beffa e il danno.La pubblicità è un modo di dar dell'idiota all'uomo e di farsi anche ringraziare tangibilmente.

Riesce a comprendere solo chi ha ufficialmente torto. Con questi uomini ho molto in comune.

Sono un tipico figlio di questa civiltà: possiedo tutto quello che disprezzo.

Prendiamo un libro. L'apprezziamo per il suo essere fisico (la veste editoriale, il possesso, l'accumulo) o per ciò che ci può dare?

L'arricchimento interiore che un libro ci dona è impagabile, e dovrebbe bastare. I libri dovrebbero essere stampati con caratteri che pian piano scoloriscono in modo da trovarsi in mano, alla fine, un inutile brogliaccio bianco. Invece essi restano, li conserviamo, li accumuliamo e cadiamo sempre nell'errore di amarli anche per il loro essere lì, in bella mostra spesso di sè. I libri sono presenti, ci sono, e troppo spesso questo ci basta.

L'aforistica è il genere letterario più consono a chi vuoI far comprendere, e più amato da quel lettore che possiede la chiave per sciogliere il mistero.

Il breve aforisma è la porta più ampia per entrare nel vero. Un aforisma è tanto più vero quanto più la brevità, che è il suo carattere essenziale, riesce a spiegare.

Se alcune persone, pur non avendo necessità materiali pres- santi, cercano alacremente un lavoro e accettano di trascorrere tutta la loro giornata in un ufficio evidentemente non hanno cara la loro libertà poiché la barattolo solo per uno stipendio mensi- le. Oppure perché di tale libertà, e delle lunghe ore che essa concede, non saprebbero che farsene.

METEOROPATIE

Esiste, fra il luogo in cui un uomo vive e il lavoro che compie, un'invalicabile gerar"chia: ogni uomo ha un suo posto pre- ferenziale nell'ambiente di natura, in questo deve adattare il suo lavoro. La nostra strana era ci ha insegnato che il lavoro manca, dunque è necessario ricercarlo disperatamente, non importa dove si vada a finire, purchè si guadagni e si possa mantenere. Cosi vediamo uomini trapiantati in luoghi che non si addicono mi- nimamente e di cui sentiranno il peso per tutta la vita e altri chewpur di far carriera son disposti a vagare da una sede all'al- tra.

PRESBIOPIA

Saggio è chi fra le intricate maglie della sua ragnatela e- sistenziale riesce a vederne la bellezza del ricamo. Non si conosce la storia se non se ne capisce il senso. Lastoria intesa come ricostruzione particolare è assurda e padante, perchè l'esattezza infinitesimale non è proria nemmeno di chi ha assistito al male.

PROGNOSI RISERVATA

Si cerchi il senso della vita ovunque, ma non nella sua du- rata. L'agognato crepuscolo degli dei - tutti i vecchi dei - è av- venoto. Invece di lanciarsi a trovare il divino in sè, l'uomo ha investito di divinità gli oggetti e con essi si trastulla. Per la prima volta nella storia l'uomo può comprare, consumare e gettare con estrema facilità i suoi dei. E questa familiarità quasi ver- .. gognosa con il divino lo rende bene accetto ai suoi occhi: come potrà l'uomo rinnrgare un dio che lo soddisfa in fretta e in modo così completo? Da quando la donna ha scoperto di non "realizzarsi" nella famiglia ha iniziato di cercarsi altrove. Oggi guadagna, si può permettere qualcosina in più, non dipende dal marito, l'anticon- cezionale le evita lo stato d'animale da riproduzione, l'ambiente di lavoro è anche un ambiente di amicizie, emancipazione e li- bertà da pregiudizi. Oggi, appunto, ella non si cerca più. Il la- voro sembra proprio che l'abbia realizzata, è riuscita a vincere delle sue antiche soggezioni. La donna, oggi, la donna che lavo- ra, si definisce libera.

GERONTOLOGIA

Osservare i bambini che giocano con tutto quanto capita loro per le mani, vederli scegliere il sassolino colorato e accantona- re quello grigio troppo comune, quardarli mentre costruiscono un piccolo mondo con gli scarti di quello degli adulti, mi ha spesso suggerito che nel bambino (in tutti i bambini) v'è un fondo di creatività innata che in pressocchè tutti gli adulti va perduta.

Al contrario di quella tesi che difende il potere di acqui- sire la creatività donando all'uomo i giusti stimoli socio- ambientali, queste modeste ed elementari esperienze visive mi suggeriscono una realtà diversa: la creatività è propria di ogni uomo, essa va perduta col passare degli anni, paradossalmente gli influssi sono utili a determinare un risultato antitetico a quel- lo che la filosofia del sociale si propone. L'uomo, oggi, non è affatto creativo, nessuno può davvero arrogarsi il potere di vedere le cose come le vede l'occhio chia- ro e profondo dell'animo infantile, ancora creativo nella sua in- nocenza. Maturarsi, oggi, significa perdere qualcosa.

E' triste vedere qualcuno che camminando con i propri vecchi se ne tiene discosto, li precede e tenta di celare con indifferenza un rapporto che è invece troppo palese. aesiste un necessario do- vere di continuità e rispetto dal quale non ci si può astrarre e che è l'unica base di una sana tradizione. Ma da questa regola sfuggono anche coloro che in apparenza amano gli anziani: sia quei borghesi che,pur fattivi, vedono nell'anziano un dolce peso dal quale si sarà presto liberati, sia quei democratici a tutti i costi che credono di risolvere un problema che è di sola sensi- bilità umana equipaggiando questi vecchi con panchine, bocciodro- mi e gazebo. Sento che in questi comportamenti v'è qualcosa di falso, e la stonatura suona al mio orecchio quasi come offesa per la sacra figura dell'anziano.

DECESSO

A differenza della vita che scorre senza essere quasi mai avvertita, la morte, la possibilità futura di essa, si presenta al complesso organo della nostra sensibilità con più violenza.

Bisognerebbe ristabilire un giusto equilibrio fra le due, non di- minuendo il nostro" sentire" nei confronti della morte, ma au- mentando quello nei confronti della vita. E' necessario che l'uo- mo sia coinvolto dalla sua vita così come lo è dalla sua morte.

FRAMMENTI RADIOATTIVI

L'uomo greco, sensibilmente più saggio dell'attuale, predi- cava: "nulla di troppo, per non offendere gli Dei Il e con ciò spronava a non oltrepassare i limiti propri dell'essere umano. La contemporaneità non ha fatto suo quel consiglio e i limiti, oltre a valicarli, li ha bellamente demoliti: è ovvio che occasional- mente riceva qualche avvertimento divino, una tiratina d'orecchio sempre meno bonaria. Il colpevole superamento dei limiti, l'hibris, è iniziato col mo- tore che sottrae il movimento alla vita per donarlo all'inerte, si è confermato con la conquista dello spazio da parte di un uomo che pur essendo nato con i piedi per terra vuole giungere ad appollaiarsi nel nulla sidereo e si è sublimato col nucleare che mira ad ottenere energia con l'ampia modalità del distruggere materia. Il divino non è più disposto a sopportare l'ibrido - e si vede: la strada cancella ogni giorno migliaia di creature, i missili ogni tanto esplodono e le centrali nucleari fondono - tutti eventi cha hanno il sapore di una dissimulata epifania. Ma l'ibrido è anche protervo: egli giura che lo spettacolo poco edificante cui abbiamo assistito tempo fa, l'inzozzamento cioè del mondo, si può facilmente evitare ottimizzando le tecno- logie; la sua voce ha però il suono della recidiva offesa al di- vino: l'unica saggezza è quella di tornare indietro, di imparare ancora, umilmente, a prostrarsi. Gli errori del progresso si configurano sempre più come cri- mini contro l'umanità; essi ricadono nelle conclusioni generali che furono tratte al processo di Norimberga, con l'aggravante che essi, a parte le vittime attuali che producono, pongono in forse l'esistenza ( ma basterebbe dire la serenità) delle generazioni future: coinvolgendo i bambini e le donne gravide - entità vitali permeate di un'intuitiva sacralità - essi assumono il valore di crimine in fieri. Ora, è proprio la qualità di reato inodore e incolore che rende questo abominio non colpevolizzabile dalla storia: esso scomparirà da quelle cronache che restano sui libri, la fortuna di avverarsi sotto forma di spiritello fugace lo soc- corre all'atto della consumazione. Sfugge - e nessuno lo acchiap- perà più.

Abbandona le stigmate di " lume Il, che si piega al tornaconto a scapito della saggezza

La nostra civiltà, nata nella culla del Mediterraneo, è stata per molti secoli caratterizzata come radiosa. Nelle condizioni in cui s'è ridotta è d'uopo iniziare a chiamarla, d'ora in poi, radiante.

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