Cang'sepp Pascale
Da Acerenza wiki.
Il salone del barbiere ha sempre avuto un fascino particolare. Passa di qua un incredibile flusso di informazioni, alcune per la verità poco attendibili ma la cronaca qui scorre come acqua corrente tra una sforbiciata e l’altra di questo artigiano senza tempo.
Cang’sepp’ Pascale aveva il salone accanto all’attuale abitazione di Antonio Cuviello, all’imbocco di Via Umberto I. Cang’sepp’ svolgeva un ruolo di grande rilievo sociale. A quei tempi il medico bisognava pagarlo e non tutti se lo potevano permettere. Così la gente povera si faceva curare dal barbiere, e Cang’sepp’ svolgeva con passione e perizia questo ruolo. Gli anziani ricordano che utilizzava un acido per lenire il dolore dei denti e una dose più forte per devitalizzarli nei casi più ostinati. Curava le brochiti e i reumatismi con l’applicazione di mattoni caldi o impacchi di cenere. Curava la malaria con la c’rzodd, un decotto di erbe amare cum u fil’ d’ Crist.
Poneva le sanguisughe per purificare il sangue o abbassare la pressione. Le sanguisughe (cum azzuml arangh’rnoul) erano allevate in recipienti di vetro (buccacc) e Cang’ Sepp’ dava loro da mangiare, cambiava frequentemente l’acqua. All’occorrenza le applicava sulla parte malata per depurare il sangue, o al collo per abbassare la pressione arteriosa. Dopo l’uso i servizievoli animaletti venivano messi sulla cenere dove si liberavano del sangue e Cang’ Sepp’ le riponeva nell’apposito contenitore pronte per un altro intervento.
Un anziano mi ha raccontato che aveva cinque anni quando fu mandato dal barbiere per farsi accorciare i capelli. Cang’ Sepp’ dopo un rapido esame lo rimise alla porta dicendogli: "va addu’ mam’t e fatt sp’d'ca (vai da tua madre e fatti togliere le pidocchi)". Sulla porta accanto la figlia del barbiere, Maria, disse al padre. "Ma adduv adda sci, pov’r creiatour, mo vin qua". Prese una sedia, si sedette, mise la testa del bambino sulle sue ginocchia e gli tolse i pidocchi schiacciandoli tra le unghie dei due pollici. Dopo di chè il bambino fu ammesso nel salone per il taglio dei capelli.
Come veniva ripagato questo servizio di così grande rilievo umano e sociale? Ogni anno ad agosto ogni capo famiglia portava al barbiere "nu m’nzett d’ gran" in caso di famiglia numerosa, "na quart" negli altri casi.