Cultura materiale
Da Acerenza wiki.
Dedicato ad Antonio Cimino, il cantastorie della civiltà contadina.

Lance e feritorie Foto di Donato Pepe
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[modifica] Antonio Cimino
Tracce della cultura materiale tipica del territorio sopravvivono ancora nelle abitudini e nelle attività degli anziani.
I giovani guardano con curiosa superficialità che raramente diventa attenzione, comprensione.

Il primo tentativo di istituire ad Acerenza un museo della civiltà contadina risale ormai a trent'anni fa. L'iniziativa non ha avuto il successo sperato perchè nella percezione comune esiste una contraddizione di fondo tra cultura e lavoro.
E' colto chi ha studiato. Chi ha studiato non lavora, sa parlare, predica in chiesa, fa arringhe nei tribunali, fa lezioni a scuola.
Il contadino non parla, zappa, semina, coltiva l'orto, cava le patate.
Il lavoro lo si suda, non si scrive nè lo si racconta.
Antonio Cimino non la pensa così, ama il lavoro che pratica tuttora, ama la vita attiva, ama i giovani e sente prepotente il bisogno di raccontare la vita, il lavoro, la storia così come è stata vissuta e percepita nell'ambiente contadino.

Antonio Cimino scrive libri per depositare nei giovani la sua coscienza e la sua identità di acheruntino, egli infatti ama la sua città, ed in particolare la sua campagna.
Certo il secchio nel quale raccoglie le patate non è di rame, nè è un cesto di vimini, ormai.
A suo modo dunque anche anche Antonio Cimino vive il nostro tempo, ma nel nostro tempo egli si riconosce il ruolo di cantastorie di un tempo che non è più.
Cimino ha personalmente prodotto un museo della civiltà contadina in miniatura che ha voluto donare alla scuola per mantenere uno stabile contatto con i giovani.
Ha organizzato e gestisce nel Centro storico il museo della civiltà contadina che noi documenteremo qui con il suo aiuto e con la sua voce, con il suo dialetto.
Questa sezione del sito è dunque dedicata a lui.
Grazie Zi Ntonie.
[modifica] Il museo della civiltà contadina
[modifica] casa contadina
[modifica] attrezzi del lavoro agricolo
[modifica] attrezzi della viticultura
[modifica] la stalla
[modifica] Li pagliar lu preut brott
I TRULLI DI ACERENZA
Scendendo lungo la strada vicinale Laghi e Felci e dirigendosi verso la contrada Difesa Laura si giunge ai trulli du Moneche brutte.

I vecchi del paese dicono che u preut brott era un monaco dissidente che si sarebbe rifugiato, come in un eremo, in questa strana struttura.

Il geometra Gaetano Tiri, originario di Acerenza ma residente ad Oppido, Pche li ha studiati in dettaglio ha riconosciuto in essi le stesse tecniche costruttive dei trulli pugliesi. Non si tratta quindi di pagliar, molto diffusi nelle campagne acheruntine, cioè di strutture rurali che servivano ai contadini come riparo dalle intemperie costruite con muri a secco e coperti con centine in legno e tetto di paglia, ma di veri e propri trulli costruiti con le stesse tecniche dei trulli pugliesi.Il geometra Tiri, attraverso una meticolosa ricerca sul catasto, ha concluso che i trulli sono allocati in una particella che apparteneva ad un Monaco, cognome molto diffuso ad Acerenza. Si trattava, probabilmente di un antenato dell'autore di questo studio giacchè un Tiri aveva sposato una Monaco e i Tiri hanno tuttora nelle vicinanze un fondo che potrebbe derivare da un unico cespite ereditario. La famiglia Tiri vanta ua grande tradizione artigiana per cui quando il geometra Tiri entrò nel trullo grande ed osservò la muratura a secco esplose in un grido di commozione e di orgoglio: Questa muratura solo i Tiri la sanno fare. Pensate che questa struttura, definita tecnicamnente come precaria, ha sfidato, rimanendone indenne, diversi disastrosi terremoti.

La costruzione dei trulli di Acerenza risale al 1864 come risulta da questa iscrizione incisa nella pietra.

CENNI STORICI
Quella dei trulli è una storia che affonda le sue radici in un tempo molto lontano. I Greci li chiamarono tholos, poi thorullos, poi nel greco tardo troullos.
I trulli sono costruzioni di pietra a secco con copertura conica tipica di alcune località pugliesi. La costruzione conica o a cupola si trova in tutta l’area del Mediterraneo.

Costruzioni a cupola esistono già da 1500 anni a. C. in Egitto, Dalmazia, Sicilia e Sardegna. I trulli in Puglia nacquero nel 1600. I contadini non amavano risiedere in campagna, perché l'ambiente era infido, poco accogliente, infestato da animali selvatici e percorso da briganti senza scrupoli. Erano contenti di fare il tragitto, dal campo al paese, sera e mattina, pur lavorando da sole a sole.
In quel tempo dominava in Terra di Bari un feudatario di nome, Giangirolamo Acquaviva d’Aragona , conte di Conversano, detto “ il Guercio”.
Giangirolamo aveva ricevuto il feudo di Conversano dal re di Napoli ed incentivò la residenzialità rurale, nella Valle d’Itria, e per non versare tasse al re privilegiò costruzioni in muratura a secco nel suo feudo giacché le stesse, considerate come strutture precarie, erano esentasse.
Così nacquero i trulli e i trullari. I trullari erano i maestri muratori capaci di costruire i trulli. I trullari utilizzavano le pietre che trovavano nei campi, così mentre pulivano i campi costruivano i trulli.
CENNI TECNICI

DOVE SI COSTRUISCE UN TRULLO
Il trullo si costuisce sulle pendici di una collinetta, dove affiora, sotto il terreno vegetale, una roccia tufacea tenera che serviva come base di appoggio. Occorre che nelle immediate vicinanze vi sia abbondante pietrame calcareo ed anche un boschetto per avere il legname occorrente per le centine di archi e della cupola.
I trulli in breve tempo divennero perfetti esempi di un’arte contadina povera e spontanea. Essi si rivelarono funzionali, impermeabili a pioggia, vento e neve. Soprattutto erano freschi di estate e caldi d’inverno.
PIANTA DEL TRULLO

Il trullo parte con una pianta su base quadrata. Dal quadrato si passa all’ottagono con l’aiuto di 4 assi di legno che sosterranno un tavolato che a sua volta sosterrà la centina della cupola passando dall’ottagono al cerchio.

I contadini, sin dall’antichità, usavano figure geometriche semplici : il quadrato, il rettangolo, l’ottagono, il cerchio.
I MURI
I muri soo edificati ,senza malta, << a secco>> con pietrame grezzo trovato sul posto.

IL FRONTONE O PORTA D’INGRESSO
Le porte di accesso sono sempre orientate ad EST con doppio arco.

Ogni trullo ha la sua porta dingresso un po’ sollevata dal piano campagna e il piano del pavimento in terra battuta è sottoposto in modo da evitare che vi entrino i serpenti. I due trulli sono stati costruiti affiancati senza porta interna di comunicazione.
IL PINNACOLO O APICE
Nei trulli di Acerenza il pinnacolo come elemento decorativo manca. Al suo posto vi è un’apice, cioè una piccola apertura di circa cm 20x20 per fare uscire il fumo prima che si facesse il focolare. La piccola
apertura sta al posto del cuneo o chiave di volta.

LA CUPOLA

La cupola del trullo è pragmatismo al massimo livello, è l’ingegno che beffa i limiti del costruire. La struttura portante della copertura è la cupola, essa viene costruita con cerchi di pietre sempre
più piccoli fino ad arrivare alla chiave di volta.

IL FOCOLARE
Il fondale del focolare è costituito dalla nuda roccia tufacea che resiste bene al fuoco. Per fare uscire il fumo del focolare si è praticato un foro che esce al piano del terreno naturale del bosco. Ciò ci dice che il focolare è stato costruito in epoca più recente. La finta cappa con la sua parte aggettante è stata realizzata in mattoni di argilla messi in opera con malta di calce viva e poggia su due pietre sporgenti sostenute da due colonnine in pietrame con malta.

L’ACQUA
Nei due trulli di Acerenza non vi è traccia di alcuna cisterna, mentre nei trulli pugliesi l’acqua piovana viene raccolta in una cisterna scavata nelle vicinanze.


