Domenico Gilio
Da Acerenza wiki.
Domenico Gilio, pedagogista e poeta originario di Acerenza, da molti anni vive ai Castelli Romani.
Da pedagogista ha condotto un’intensa attività professionale di Direttore Didattico e di Ispettore Tecnico del Ministero della Pubblica Istruzione, in Abruzzo e nel Lazio, ricoprendo importanti compiti di promozione e di formazione del personale della scuola: ° Responsabile Regionale per le Riforme della scuola di base; ° Responsabile provinciale per l’integrazione dei soggetti portatori di handicap; ° Componente delle commissioni di ricerca dell’Istituto Regionale di Ricerca Educativa del Lazio; ° ed altri numerosi incarichi.
Ha collaborato con gli Istituti di Scienza della Educazione e di Psicologia della III Università e La Sapienza di Roma, per la ricerca psicopedagogica nelle scuole e per la formazione universitaria dei docenti in servizio. In collaborazione con l’emerito Prof. K. Koch della Columbia University ha avviato gli alunni alla produzione poetica, i cui risultati sono stati pubblicati dalla Emme Edizioni di Milano.
Il poeta Domenico Gilio ha pubblicato nel 2007, presso la casa Editrice R. Risa di Roma “Pagine Acheruntine”, che raccoglie una scelta antologica delle sue sillogi poetiche già edite:
“Tenere Corrispondenze” Editore RCV Radio – Albano Laziale. Novembre 1984; “Il Tempo e le Parole” Editore Giardini di Pisa. Dicembre 1992; “Polvere Rossa” Editore Sovera – Roma. Febbraio 2001,
nonché la silloge inedita “Dio Vermiglio”, insignita del premio San Valentino di Terni, che completa finora l’elenco dei premi conseguiti nei concorsi letterari a livello nazionale e internazionale e lo ha fregiato del titolo di Accademico di merito a vita dell’Accademia Valentiniana della Città umbra.
Sue liriche appaiono su riviste ed antologie a livello nazionale e internazionale. La critica letteraria segue con interesse la sua produzione poetica.
Indice |
SULLA COLLINA DI ACERENZA
L'autore vede il paese natio emergere dalla valle sottostante, in una armonia fatta di verde, di pace, come un'immagine serena del suo essere. Egli si identifica nel silenzio delle colline circostanti,idealmente le abbraccia, con piacere affonda le mani nel verde,ne accarezza i pendii, e dalla valle sale in cima al suo colle, dove ritrova la propria identità, la parte migliore di sè.
Sulla cima di questo colle
come sulla sommità di me stesso,
io mi sento emergere
dal fondo della valle,
dal verde intenso uniforme
che porta una sensazione
di soddisfatta compattezza
di un mondo intatto,
esente da travagliose passioni,
che aspetta senza fretta
la sua rivelazione.
E le colline di fronte
son le immagini di me,
intense nel loro silenzio
ed io le stringo
in un abbraccio immenso
e le porto a me
con le braccia e le mani
che penetrano sotto il verde
lungo la discesa,
fin nella valle de Bradano
e poi fin sù quelle cime,
come se lassù ci fosse,
come su questo colle,
la mia parte migliore,
la mia immagine
quale io stesso mi creo.
DOMENICA DELLE PALME
La poesia inizia con un'esclamazione che invita alla riflessione sul significato della Domenica delle Palme: Pacel l'ingresso di Gesù in Gerusalemme è rivissuto come un giorno primaverile in cui esplodono la gioia e la speranza di pace di un popoo da secoli in attesa. L'autore descrive con tristezza la sera, quando la folla si ritira e ognuno torna a sentirsi smarrito. Gesù, il giorno dopo, solo, è già perseguitato, per essere messo in croce. Ma, proprio Lui, potrà pagare il riscatto del suo popolo e donargli con la Resurrezione la certezza della pace.
Pace! L'alba sorse radiosa
a Gerusalemme e Cristo
scendeva sull'asinello
dal monte degli ulivi.
Tripudiante il popolo tutto
in armonia gridava: Osanna! Osanna!
Pace! Pace! Benedetto il Signore!!
La vita ardeva nella primavera
e in quell'alba il travaglioso
retaggio di passioni
e furori di gioie e dolori
da secoli accolti esplodeva.
Ma alla sera incombente
già tutto svaniva:
Cristo il dì seguente
sul calvario saliva.
Portava da solo la croce del mondo,
Lui solo soffriva il retaggio del mondo.
La pace fu nell'alba seguente.
SABATO SANTO 1983
Il poeta, in questa lirica, con molta freschezza, descrive il sorgere di un giorno primaverile come immagine della Pasqua di Resurrezione dell'uomo.
Inizia con il descrivere lo smarrimento per il Cristo morto, il senso di vuoto che attanaglia il mondo, la speranza di un risveglio sereno.
Nel giorno che sta per nascere vede animarsi la natura, l'alba seduta sull'orizzonte colora vivacemente il risveglio del mondo, cullata da sussurrare del vento.
Tutto ciò che è vivo, si scuote dal torpore notturno, ma basta uno sguardo umano, secondo l'autore, per intimorire l'insieme della natura.
Cristo risorge e con Lui nasce la pienezza della vita per l'uomo, la sua primavera, un tempo in cui egli potrà dare e ricevere, comprendere quanto valga e sia amata la sua esistenza.
L'immagine di Gesù
giacente nel sepolcro
e il mondo precipitante
nel vuoto dell'universo
mi premeva nell'ultimo sonno.
Tremebondi ed ansiosi
gli occhi cercano l'alba.
L'alba questa mattina
saltella ballerina
tra il sussurro del vento;
assisa sull'orizzonte
tesse con mani di rose
il risveglio delle cose.
S'ergono i fili d'erba
e le foglie
e gli esseri che anelano alla vita.
Lo sguardo improvviso dell'uomo
crea stupore
e un brivido di timore
tra gli esseri
che dubbiosi
raffrenano il loro movimento.
Nel divenire come vortice fatuo e magico
dolce e tenero
è il tuo essere.
Dal sepolcro di Cristo primavera germoglia.
Qui dove tutto si dona e.si raccoglie
appaga il tuo sguardo penetrante,
dove desiderata e cara
e ricercata
è la tua vita.
LA SERA
Il poeta, in questa poesia, descrive emozioni e sensazioni provate all'imbrunire.
La sera attenua le differenze nella realtà, il silenzio e il
buio avvolgono e nascondono momenti di vita caldi, significativi.
La sera avvolge tutto
in un raccoglimento mite,
una realtà unica
di silenzio,
in cui ogni fremito
è una voce, un palpito
di cuori caldi
nascosti sotto strati invisibili;
piccoli angoli di gioia
come gemme sboccianti o focolari accesi,
piccoli sorrisi di letizia
e di bontà di attesa.
Il cielo è più vicino alla terra,
quasi viene dentro di noi.
lo mi sento come in una sfera,
in una grande sfera
dalle pareti aperte.
Cosi respiro
libero,
di una potenzialità infinita,
quasi il mio pensiero
mi trasformi in tutto quello
che io stesso
immaginando
creo.
L'ANGOLO SEGRETO
Il tesoro nascosto nel cuore dell'uomo è la capacità di amare.
L'autore invita a non profanare questo sentimento, anche se nascosto, esso è vivo e profuma la vita.
Lo paragona ad un fiore, sbocciato nell'angolo nascosto di un prato, che effomde nell'aria un dolce profumo senza svelare la sua presenza.
Non profanar, ti prego,
il mio amore;
conservalo in uno scrigno d'oro:
di li sentirai
la sua voce
in segreto.
Non profanarlo, ti prego,
è delicato,
è il fiore dell'angolo
segreto:
lo senti
dopo che sei passato
e non lo vedi.
Non calpestarlo, ti prego;
in mezzo ai prati
cogli ogni cosa che ti piace;
ma questo
più mite
raccolto
nel suo angolo segreto
non staccarlo,
ti prego.
L'AUTUNNO SI DISSETA
In questa poesia, il poeta dà un'anima all'autunno. La natura dopo l'arsura estiva torna a rinfrescarsi col succoso) frutto autunnale.
Quasi intenzionalmente, una foglia si distacca dal ramo per coprire un seme non sepolto, destinato altrimenti a non poter germogliare.
L'uomo per strada, avverte la fine della bella stagione e cerca conforto nel ricordo del ciclo naturale appena concluso.
L'autunno si disseta
di nuovo
nell'uva matura.
Dall'albero scende una foglia
a copr1re un seme
insepolto.
Chi rimane per la via
crea il suo conforto
in immagini di nostalgia.
TI PORTO CON ME
Il poeta dedica questa poesia ad una delle figlie, in essa esprime tenerezza e freschezza. E' l'amore, che rende grandi, noi, piccoli esseri umani; ci rende infiniti come l'universo, semplici come bambini, tanto da poter giocare con i pianeti con gioia e creatività. Noi siamo figli di una realtà sovrumana, dell'amore divino, che come un piccolo seme sepolto cresce e si espande.
Ti porto con me.
Stelle e pianeti
sono per noi
pattini a rotelle.
Noi siamo giganti,
siamo esseri puri
e questi mondi
nelle nostre mani
sono semi
per giochi
di bambini.
Il nostro cuore è il mondo
sovrumano;
da esso muoviamo
come l'albero si espande
coll'immensa chioma
dal germoglio invisibile
sull'altura scoscesa.
DAI FIORI DELLA PRIMAVERA
Questa poesia, dedicata ad una figlia, descrive con delicatezza il momento primaverile nel quale ella è nata. Il suo primo pianto, accompagnato dal garrire delle rondini, allieta l'animo. Il nuovo giorno è ritmato da un tenero cuore che batte. E' una primavera, ricca di promesse, che investe teneramente il padre.
Dai fiori della primavera
sei maturata tu,
frutto delizioso
del nostro amore.
Il tuo primo vagito
si mescola col garrito
delle rondini
e l'alba carezzava
i tuoi palpiti.
Si profumavano le valli,
si rinverdivano i colli
della mia vita,
s'illuminavano i miei pensieri.
CASE DI NOTTE
L'ombra della notte avvolge le case, creando una sensazione di raccoglimento. La luna lontana tramonta lasciando che un suo raggio pallido raggiunga il cuore di un uomo solo, che ancora non è soddisfatto del suo giorno. Il buio della notte crea raccoglimento, e pare ridurre il mondo ad una unica realtà che attende l'alba, mentre il mistero della notte continua.
Case di notte
avvolte nell'ombra.
Sensazione di cose raccolte,
mentre la luna misteriosa
cade all'orizzonte
e tocca con il raggio semi spento
un cuore inquieto e solitario
che ricerca ancora.
Nella notte,
tutto il mondo è una casa raccolta
che si stringe ed attende
nel mistero che si espande.
LA FORZA DI AMARE
E' un inno alla donna, alla femminilità più feconda. Esprime il desiderio di riscoprire con chiarezza un'immagine di donna profondamente in sintonia con la propria natura. La forza di amare, secondo l'autore, è data dalla donna, capace di espandere intorno a sè un perenne profumo di freschezza,di nutrire speranze ed ideali. Nella stagione di risveglio, sia anch'ella in armonia per rifiorire; portatrice di vita, possa ella essere sempre la prima immagine per ogni nuovo essere. I miti, le illusioni, come sorgenti lontane, ad ogni primavera sgorgano ricche; come fiori sulle zolle arate, emergono per sfidare la ragione, che, senza di essi, vuole penetrare la realtà e finisce col piangere sul senso di vuoto che ne ricava. La donna portatrice di valori essenziali, sarà sempre attesa come alba di un,giorno felice per riempire il cuore di tenerezza.
Chi ci darà ancora
la forza di amare
se non tu donna
che profumi di viole
che ti nutri di verde e di sole?
Il tuo seno freme
quando si desta la primavera.
Immagine primigenia
la vita inizia in te
il primo moto.
I miti sgorgano come polI e montane.
Fiori dietro il vomere
le illusioni affiorano
sopra la ragione
che sfoglia i sensi della vita
e piange sul nulla
il suo sforzo titano.
Donna,
finché il sole e le stelle
non moriranno
nella luce pallida
di riflettori,
come l'alba
sarai attesa.
Tu riempi di teneri sentimenti
il tuo cuore.
ACACIE
E' una poesia scritta per una donna amica.
Nella prima parte, l'autore descrive con freschezza come nasce e
quanto renda felice un'amicizia tra uomo e donna. Come un raggio
di sole filtra attraverso le nubi, cosi un viso amico dona gioia
a un cuore che è solo.
Tale sentimento è paragonato al piacere di camminare su un
morbido ciglio erboso che fiancheggia una strada asfaltata e piena di traffico.
E' un piacere nascosto, come un biancospino, che sfugge
all'attenzione dell'autista distratto ed affrettato, ma che dona
un tocco di candore alla siepe e alla strada.
Nella seconda parte, l'immagine dell'acacia rende viva la
lotta della natura, del bene che è in noi, che vuole riemergere
dall'impoverimento che provoca tutto ciò che è solo tecnica.
Mi sei sbocciata nel cuor
d'improvviso.
Mi pervade il tuo viso
come all'orizzonte
il raggio di sole
rompe l'ombra breve
che più si avvolge nel cielo
e filtra una coltre di tedio
all'animo.
Come ciglio erboso
morbido al piede
ai bordi della strada
pressata di stridori.
In un incanto primordiale
avvinto il biancospino
inosservato al frettoloso passeggero
intento solo ai segnali della strada
chilometrata, quantificata.
Rabbrividisce di spine
l'acacia odorosa
dai bianchi grappoli pendenti,
mentre incalza la squadra
a pulire la siepe,
ad allargare la strada.
Lacerante nel cuore del bosco
pieno di esseri ; strada, dove le nodose radici
degli alberi esposte al sole
cercano alimento
alla loro madre terra
abbarbicate.
CHI AMA
Questa poesia è un canto alla fecondità dell'amore.
Colui che ama, vince i limiti del tempo, sa cogliere il significato vero delle cose che lo circondano.
Colui che non sa amare,. vive senza lasciare segno del passaggio; come naufrago, va, insieme agli stormi d'uccelli, sempre
alla ricerca di nuove primavere, di nuovi cieli sereni.
Il volto di chi ama è profondo, fertile come un campo di
grano in primavera, come una distesa di terra che, feconda, aspetta che il seme germogli.
Chi ama ha un volto
profondo,
il volto delle cose
lmmenso
come il tempo.
Infinite immagini
passano senz'orma
sopra mondi variabili
sopra abissi.
Esuli,
naufraghi verso una riva
lontana,
stormi di uccelli
verso nuove primavere
verso un cielo unico sereno.
Chi ama ha un volto profondo,
come un campo di grano verde,
come una distesa di terra
feconda
e tiene lontano pensieri tristi
nell'attesa che si manifesti
una presenza.
IL VIALE
Questa poesia è un incontro con la natura.
Parla di un viale, un ambiente in cui l'uomo vive momenti di riflessione e prova sensazioni varie che ne impregnano l'aria.
L'autunno crea un'atmosfera serena, grigia, naturale; dal
balcone, gli uomini godono di quest'aria rassicurante che conclude un'estate vissuta intensamente.
Il viale era lungo di alberi
bagnati di sentimenti e di pensieri;
foglie gialle cadevano
come sciami
ad ogni folata,
stillanti
in un'atmosfera grigia
di un mondo primitivo
di bontà naturale.
Il balcone era aperto:
gli esseri stavano insieme
paghi di una vita già piena
di una felicità antica.
GIORNO D'AUTUNNO
In questa poesia l'autor descrive visioni e momenti che caratterizzano l'autunno.
Il giorno è silenzioso, l'aria è tiepida, il sole si scolora
ed il cielo acquista riflessi più caldi che rendono irreale ciò
che illuminano.
L'estate trascorsa pare voglia sopravvivere e si fonde alla
presente stagione. Tutto è calmo, passati momenti tornano alla
mente, brevi ricordi che il nostro cuore non riesce a fermare.
Strana magia d'ottobre, le prime foglie cadute riempiono
l'aria di uno strano profumo che ci porta fuori dal tempo reale.
Il giorno tace
l'aria tiepida entra dai vetri aperti.
Strani riflessi tingono il cielo;
nella stanza raccolta
le cose si dissolvono in colore.
Passato e presente fusi in una sola
immagine.
Nel silenzio nulla si muove;
lontane parvenze emergono,
ombre lievi,
legate all'angoscia dell'attimo fragile,
incapace a fermarle.
Strana magia di un giorno di ottobre!
L'odore pungente di foglie cadute esala
diffuso nell'aria
e scivola piano fuori del tempo.
LA CHIESA DI ACERENZA
La cattedrale acheruntina è descritta come un sacro tempio
in pietra, grandioso, pieno di armonia e pace, posto sulla sommità del paese rupestre.
Avvolta in nuvoli di nebbia, essa spazia su vaste distese
che si perdono im lontananza, illuminata dalla soffusa luce del sole nascente.
Molti venti s'imbattono sulle sue mura e fischiando si perdono
negli stretti vicoli delle case.
Nello spazio prossimo alla chiesa, il poeta, fanciullo, molte volte ha giocato, inconsapevole che il tempo sarebbe volato
come in mulinello di vento.
Come uno stridente contrasto il poeta percepisce il senso
di eterno emanato dal tempio e il cadenzare del tempo del vicino
orologio, posto su una torre della piazza, che segna le ore: suo-
ni danzanti che si propagano sulle case e per le vie.
Il tempo ancor'oggi trascorre imprendibile, fra giochi di fanciulli e angosce adulte.
Immagini rapide di voli di colombi, di suoni della valle
circostante, di colori e profumi propri del paese natio, segnano
momenti.
Sprazzi di tempo che rapidamente svaniscono.
La tua sacra pietra
siede possente, armoniosa e quieta,
sulla rupe di Acerenza,
involata nelle nebbie
e nelle profondità di spazi e lontananze,
effusa della luce d'oriente,
percossa dai venti
sibilanti nelle case e nei crocicchi.
Sul tuo sacrato
ignaro del tempo,
mulinello del vento
ho giocato.
Un'invisibile spirito di vita
effondi,
mentre dalla torre cadono le ore,
ballerine del tempo,
trascorrendo sui tetti e lungo il corso.
Intrecciano caprioli fanciulli
alla cantilena argentina;
ferisce all'uomo il cuore
il divenire battente
del tempo della vita,
che in un lieve rumore,
in un brusio di passi
inavvertita svanisce.
Immagini viventi dell'effimero momento,
i colombi librano voli
corteggianti
tra i raggi del sole,
sulla scia del vento;
fanno capolino a sera
a coppie sonnolente
tra i fari fosforescenti
E mentre l'aria tiepida
della sera d'estate
si distende a te d'intorno,
mille clarini cadenzati
l'armonia dei grilli
si eleva dalla valle:
voci dell'ombra,
voci del nulla
o voci dei nostri trapassati?
I tuoi aromi d'incenso
che sanno di boschi verdeggianti
e di tamerici d'argento
sui rapidi fiumi fluenti,
spargono essenze
in cui l'anima s'appaga,
mentre nell'aria inorridisce
il gracidare spezzato
e rauco delle cornacchie
che si levano improvvise a frotte
e rapide spariscono
nella profonda valle.
STRADE DI ACERENZA
La prima parte è desolata, ma apre alla seconda parte che si trasfigura in immagini spirituali e di speranza, come è proprio della Pasqua.
Le strade di Acerenza, che attraverso,
da un me profondo sembrano riflesse;
non più vive, le ha devastate un vento,
che ogni seme fecondo ha poi disperso.
Case dirute, dai tetti riversi,
anch'io sopravvissuto, d'altra vita,
che nell'indifferenza,
è andata via, sparita:
e non è benedetta dalla terra.
Gli scalcinati muri, i chiusi vuoti,
un tempo turbinosi
di strida e di vocii,
ora un'eco sbiadita,
che ripete sommessamente: attento!
Non è impune l'andare;
la vita ha in serbo un conto
che tu dovrai saldare...
Ma primavera torna.
Con immutati gridi
i passeri saltellano,
dagli occhi vividi, le piumose ali;
ammassano fuscelli per i nidi.
Sono dentro la luce
e spandono allegria.
Come le rondinelle
che migrano da ignoti continenti.
Solo ai figli dell'uomo
sotto il peso del dubbio
altra norma s'impose, altra promessa:
Coscienza prometeica
del tempo e della storia
sul perché del tutto, oltre la memoria.
Sotto immemore crollo
geme un mondo di fiabe,
di dolci amplessi, di sussulti e corse
delle infanzie fiorite.
Nelle mani
della Fortuna è il gioco.
Un solo dado
lancia la Dea bendata.
Bisogna essere vigili nell'ora
che la terra da un trono di splendore
apre il suo grembo d'oro
a rinnovare il mito.
Sarà l'uomo pronto a incontrare Dio?