Don Rguard u farmacist
Da Acerenza wiki.
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Un tempo la farmacia era ubicata un via Umberto I dov’è attualmente l’esercizio di alimentari gestito da Pasquale Pomponio. La foto la ritrae in occasione della pavimentazione della strada con basole di pietra. La farmacia era gestita da un arzillo vecchietto con un pizzo bianco e con un leggero bastoncino usato come distintivo nobiliare più che come sostegno di cui per altro don R’guard non aveva bisogno. Il farmacista produceva egli stesso gli sciroppi per le affezioni respiratorie e gli unguenti per i geloni, queste erano infatti le medicine più richieste insieme all’olio di ricino per le indigestioni. Erano molto frequenti le infiammazioni dei piedi per congelamento in quanto la gente povera usava inverno ed estate le stesse scarpe che nella neve si bagnavano e imbarcavano acqua gelata. Per cui una volta a casa si era soliti togliersi le scarpe e metterle ad asciugare vicino al fuoco ove si esponevano per riscaldarsi anche i piedi. Il cambiamento rapido di temperatura procurava infiammazioni molto moleste e dolorose dette geloni. I piedi martoriati trovavano qualche sollievo se venivano massaggiati con un unguento per cui veniva mandato un ragazzo dal farmacista con un bicchiere per prendere 5 lire di unguento per i geloni. Quando si andava a pagare il cliente tentava sempre di ottenere un pò di sconto e magari diceva che il bicchiere lo aveva portato lui e don R’guard con un sorriso replicava: "cinq leire bicchir e tutt". Un signore mi ha riferito che a quei tempi le famiglie povere abitavano in sottani malsani insieme a galline e maiali, il letto dei ragazzi era un giaciglio asportabile che si montava la sera accanto al letto matrimoniale. Una sera che il padre era tornato dalla masseria dove "staceia accunzat" ammalato d’asma tossiva presso il fuoco e confidava alla moglie "megl a murì, basta n’ pecca de velen p’ surece e te ne vai ca manc te n’accurg." E la moglie affettuosamente replicava "ma cche ddeic stu scim" e il ragazzo ancora sveglio ascoltava atterrito. Il giorno dopo il padre manda Caniucc a accattà u velene p’ surec perchè n’cer nu sor’c nta la fenestredda. Ma Caniucc non si fida arriva davanti alla farmacia e torna a casa senza essere entrato "Tatt, la farmaceia i chiousa." Il giorno seguente il padre rimanda Caniucc alla farmacia e Caniucc di ritorno: "Tatt don R’guard ha detto ca u v’len l’ha fernout." Ancora oggi Caniucc, che intanto ha figli e nipoti, non sa cosa avrebbe voluto farne del veleno quel povero vecchio malato. In un prossimo post vi parlerò del farmacista del quale stò raccogliendo a fatica alcune notizie.

Dott. Edoardo Pascale
Le note che seguono ci vengono da Ravenna dove vive tuttora la famiglia.
Don Edoardo nacque ad Acerenza 8/8/1877, morì a Ravenna 6/8/1975.
Laureato in Matematica e Farmacia, esercita la professione di
farmacista in Acerenza dal 1901 al 1959. Durante questo periodo spazia
dalla preparazione di "sciroppi per la tosse" a preparazioni anti-
malariche per le quali venne insignito di medaglia d'oro in Roma.
Per la sua preparazione medica, era spesso consultato dai medici
locali per i casi più strani; è stato punto di riferimento per la
cittadinanza acheruntina per la sua umanità e saggezza; la sua farmacia
era ritrovo degli intellettuali locali ma anche dei cosiddetti
"confinati" del periodo fascista.
Un simpatico aneddoto che riassume la personalità del Dottor Pascale
riguarda l'esposizione della bandiera italiana listata a lutto in
occasione della morte di Enrico Fermi (docente alla Scuola Normale di
Pisa, università presso la quale Pascale si era laureato). Gli
Acheruntini ignari del luttuoso evento, pensarono che il farmacista
fosse impazzito!
Il padre di Pascale Edoardo, mio bisnonno, Pascale Canio Giuseppe, era il "cerusico" del tempo; effettuava salassi con le sanguisughe e autopsie. A questo proposito mia madre ricorda che le era stato raccontato quanto segue: in occasione di una autopsia sul corpo di una giovane prostituta, Canio Giuseppe fu abbracciato dalla stessa; il cerusico la rimproverò dicendo: "Non ti sono bastati gli uomini mentre eri in vita, anche da morta ti dai da fare!". E ovvio che si trattava di contrazioni nervose del cadavere che spesso avvengono.
