I franchi
Da Acerenza wiki.
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Nasce il Gastaldato di Acerenza
Dopo questo avvenimento, Romualdo comprese l'importanza della città di Acerenza trasformandola in gastaldato, cioè in una signoria dipendente prima da Benevento, poi da Salerno. In tutta la Lucania restarono ben pochi paesi in mano all'imperatore di Oriente dopo l'occupazione dei longobardi, i quali, per dare a tutti i centri occupati un segno tangibile del loro dominio, iniziarono la costruzione di alcuni castelli nelle città di maggiore importanza strategica, consolidando la loro politica annessionistica in gran parte del sud Italia. N.S.Piscitelli, "Storia della Lucania Antica", Montemurro Editore, Matera, 1965, pago 181 Ed è probabilmente proprio in questo periodo che l'assetto urbanistico di Acerenza subisce una graduale metamorfosi, passando da una crescita più spontanea e disordinata ad una più articolata, intorno ad un polo molto più forte rappresentato dal castello che gli stessi longobardi vi costruirono. Il Cirelli dà un'esatta descrizione delle mura della città di Acerenza, descrizione che riportiamo fedelmente: "L'attuale città di Acerenza siede su un colle isolato, nel pendio del quale si scorgono ruderi di antiche torri, e di fortificazioni. Essa ha mura di cinta intercalate da piccole torri, oltre le quattro che a breve distanza l'una dall'altra elevansi maestose. Queste hanno ora l'altezza di palmi 150 circa ma erano in origine molto più alte; sono rivestite nell'esterna faccia ed ugualmente nell'interna, di pietra dura lavorata a martello; e sembrano di data antichissima, tanto che fu forza smantellarne una porzione, perchè, comunque di solidissima costruzione, per vetustà vedevasi pericolante la loro parte superiore" F.Cirelli, Il regno delle due sicilie descritto e illustrato ovvero descrizione topografica e storica, monumentale. ecc. Napoli, 1853- 1860, fascicolo sulla Lucania. Battuto Desiderio, re dei Longobardi a Pavia nel 774, Carlo Magno assume anche il titolo di imperatore di questo popolo. Nella guerra perduta contro i Franchi il duca di Benevento, Grimoaldo III è fatto prigioniero.
CARLO MAGNO FA ABBATTERE LE FORIFICAZIONI DI ACERENZA
Ma Carlo Magno valuta come un vantaggio strategico la presenza di un ducato longobardo nel sud Italia per arginare sia le mire espansive dell'imperatore di oriente che le scorrerie dei saraceni. Restituisce quindi ai longobardi il loro duca ma impone loro pesantissime condizioni. Grimoaldo dovrà riconoscersi suo vassallo, i Longobardi dovranno radersi la barba, le monete coniate dai longobardi dovranno portare l'effige di Carlo Magno, infine dovranno essere abbattute le fortificazioni delle più importanti città del ducato, Salerno, Acerenza e Conza. Grimoaldo è costretto ad accettare. Il duca fa quindi abbattere una parte delle mura della città di Acerenza, ma nello stesso tempo affida al conte Grifo lo sviluppo della città lungo la zona est del promontorio.
LA COSTRUZIONE DELLA PRIMA CATTEDRALE
Nella nuova Acerenza su richiesta del Vescovo Leone Il terzo Vescovo Acheruntino con questo nome. Grimoaldo fa costruire la basilica di San Laviero (799), destinata ad accogliere le spoglie del martire, situandola al centro della fortezza. Non sappiamo se, una volta libero Grimoaldo, tradisce di sua iniziativa gli impegni assunti con Carlo o se ne è costretto dai duchi e dal Gastaldi riottosi a sottomettersi ai Frahchi, comunque Grimoaldo III si rifiuta di pagare le tasse ai franchi e si sottrae al vassallaggio, ma non trascura di prepararsi a sostenere l'assalto degli eserciti franchi che, al comando di Pipino, nel 792 invadono il ducato di Benevento. Ed è ancora la fortezza di Acerenza a bloccare l'avanzata degli invasori, mentre Acerenza si difende strenuamente. Accorre da Potenza il conte Indolfo, e i Franchi vengono sconfitti sotto le mura T.Pedio, "Storia della Basilicata raccontata ai ragazzi", Congedo editore, Lavello, 1994, pag.29. di Acerenza abbandonano il campo. Saranno intercettati a Lucera ove subiranno una nuova sconfitta e si ritireranno quindi nel ducato di Spoleto.
SICONE GASTALDO DI ACERENZA
Costatata ancora una volta l'importanza strategica di Acerenza, Grimoaldo IV, succeduto a Grimoaldo 111 nell'806, crea un nuovo Gastaldato ad Acerenza e lo assegna a Sicone, un nobile longobardo di origine friulana che, ribelle a Pipino, si era ri- fugiato nel ducato di Benevento. Nell'812 Grimoaldo IV, forse perchè costretto dallo strapo- tere dei Franchi, e forse anche per ottenere da essi un aiuto a controllare duchi e gastaldi iperattivi e litigiosi, si ricono- sce vassallo e tributario dei Franchi. La scelta non è però gra- dita ai gastaldi ed ai conti longobardi, gelossissimi custodi del.la propria identità 1 e della propria indipendenza. Irriduci- bile è Sicone. Nel castello di Acerenza si ordisce una congiura contro il duca. Grimoaldo IV viene ucciso.
SICONE DUCA DI BENEVENTO
Sicone è acclamato nuovo duca di Benevento (817). Nella Gastaldia Acheruntina successe il conte Bedelmondo. Qualche anno dopo salernitani e beneventani si danno battaglia. Carlo Magno aveva imposto come condizione per la liberazione di Grimoaldo che tutti i longobardi del ducato di Benevento tagliassero la barba e si riconoscessero tributari dei Franchi. Ne approfittarono i Saraceni che depredarono la Lucania. Nell' 848 il principato di Benevento si divideva in due stati autonomi: il principato di Salerno ed il principato di Benevento, affidati rispettivamente ai principi Sicardo e Siconolfo figli di Sicone. Il gastaldato di Acerenza apparterrà al principato di Salerno. Nei trent'anni seguenti Acerenza con vicende alterne lotta contro i Bizantini. I Longobardi di Benevento e di Salerno chiedono aiuto agli arabi. Gli arabi però una volta entrati nei territori longobardi se ne impadroniscono. Occupano molti paesi in puglia e costituiscono gli emirati di Bari e di Taranto. Arrivarono anche nella nostra Regione, dove saccheggiano Matera e Venosa. Distruggono l'antica Grumento. Assediano anche Acerenza. Le incursioni degli arabi solitamente sono molto rapide, essi non amano la guerra di posizione. Consapevoli di ciò gli Acheruntini, pur stremati dalla fame, (nella città mancano i viveri ormai da diversi giorni) non si arrendono, anzi per far credere di avere molto cibo e che quindi avrebbero potuto resistere molto a lungo, cagliano il latte delle puerpere, producono del formaggio e lo buttano giù dalle mura. Gli arabi, ormai stanchi dall'assedio, pensano che se gli acheruntini usano il formaggio come arma contro di loro, non saranno certamente presi per fame. Ritenendo altrimenti inespugnabile la città, tolgono l'assedio. Acerenza è libera.