I longobardi
Da Acerenza wiki.
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[modifica] IL GENERARE NARSETE CADUTO IN DISGRAZIA DEL RE CHIAMA IN IUTO I LONGOBARDI
La dominazione bizantina non ebbe lunga durata perchè i Longobardi, che avevano combattuto a fianco di Narsete contro Totila
nella campagna d'Italia, tornarono dopo pochi anni con un poderoso esercito,2 occuparono pressocchè tutta la penisola, e vi costituirono diversi stati rompendo così per la prima volta l'unità politica della penisola.
Paolo Diacono Historia Longobardorun, Libro II, 1-5 ci informa che il generale Narsete, Chartularius Romani Imperii, luogotenete di Giustiniano in Italia, "non esitò di chiedere aiuto
ad Alboino per la guerra che stava intraprendendo contro i Goti
guidati dal re Totila." Il re longobardo Audoino (non Alboino come erroneamente dice Paolo Diacono) inviò una schiera di uomini
scelti i quali, a guerra conclusa, tornarono in patria "vittoriosi, carichi di gloria e di ricompense." Paolo Diacono racconta
ancora che caduto in disgrazia dell'imperatore Narsete invitò i
Longobardi a ritornare in Italia per conquistarla . Non sappiamo
quale volere storico si possa attribuire alla leggenda del tradimento dell'eunuco Narsete. E' certo che la dominazione bizantina
durerà pochi anni perché nel 568 l'Italia viene invasa dai Longobardi ai quali i Greci, morto Narsete, non riescono ad opporsi.
Abbiamo visto come, avendo i Bizantini restaurato il regime
del latifondo a vantaggio dei possessores, non godevano delle
simpatie popolari; i Greci pertanto in Italia potevano contare
soltanto sull'appoggio della fiacca ed inetta aristocrazia terriera.
[modifica] L'EDITTO DI ROTARI UN PROCLAMA DI POLITICA SOCIALE
L'editto di Rotari (643) fu accolto come il manifesto di una nuova politica sociale. Leggiamone un brano: "Siamo soprattutto preoccupati tanto per le frequenti vessazioni cui sono sottoposti i poveri, quanto per le non necessarie esazioni che vengono praticate da parte di coloro che sono ritenuti uomini di più alto lignaggio. Abbiamo saputo che i miseri subiscono violenza e perciò abbiamo ritenuto che fosse necessario correggere la legge vigente affinchè, cosl corretta, essa aggiunga ciò che manca e tolga ciò che è inutile dalla legislazione précedente. Abbiamo pertanto stabilito di riunire tutte le disposizioni in un unico testo perchè sia lecito a tutti vivere in tranquillità, adoperarsi secondo le proprie intenzioni contro i nemici e difendere sè stessi e le proprie terre" Non va evidentemente dimenticato che i longobardi sono degli invasori e quindi non possono essere celebrati come paladini della libertà, ma essi non conoscono la stratificazione sociale e non comprendono come degli uomini di "alto lignaggio" possano tenere in schiavitù altri uomini benchè di più umili natali. La proprietà delle terre viene assegnata al re, ai duchi, ai Gastaldi, ai conti, ed ai militari, con il diritto ad esigere dai coltivatori, secondo la tradizione longobarda, un terzo dei prodotti. In questa nuova situazione ai coltivatori, benchè esclusi dal diritto di proprietà della terra, viene riconosciuto il diritto alla ripartizione dei prodotti. Si viene quindi a formare una popolazione rurale per la quale si aprono prospettive di maggiore responsabilità ed impegno nella conduzione dei fondi. Molti possessores romani "ob cupiditatem inferfecti sunt", dice Paolo Diacono, gli altri, quelli che accettano di diventare ospiti dei Longobardi, vengono resi tributari della terza parte dei prodotti della terra (ut terciam partem suarum frugrum Longobardi persolverent). In altri termini i Longobardi non aboliscono il diritto di proprietà ma impongono un tributo, espropriando le terre a chi tale tributo si rifiuta di pagare. Le terre così espropriate venivano offerte in gestione ai coltivatori a patto che pagassero comunque un terzo dei prodotti.
[modifica] I LONGOBARDI AD ACERENZA
Il territorio dell'odierna Lucania fa parte del ducato di Benevento ed è diviso in tre gastaldati e tre contee. Il gastaldato di Acerenza, quello del Latiniano che comprende la fascia tra il monte Pollino e Stigliano, il gastaldato del Laino che comprende tutto il lagonegrese. Fanno parte dello stesso ducato di Benevento anche le contee di Marsico, di Potenza e di Venosa. I gastaldi ed i conti amministrano rispettivamente i gastaldati e le contee in nome del duca. La data della fondazione del ducato di Benevento è molto incerta. Autari (584-590), re dei Longobardi, da Spoleto conduce il suo esercito verso sud, conquista pressochè tutta l'Italia meridionale, fissa a Reggio i confini del nuovo ducato. Secondo la topografia longobarda con il toponimo Lucania si indica il gastaldato che comprende la pianura di Pesto, il Cilento ed il vallo di Diano, oggi in provincia di Salerno Pedio, "Storia della Basilicata raccontata ai ragazzi", Congedo editor, Lavello 1994, pag.26. Per Paolo Diacono Acerenza appartiene alla Puglia "Historia longobardorum", Li.II,21. Il ducato di Benevento, giocherà un ruolo importante sia nel quadro strategico dell'area mediterranea, sia all'interno dello stato Longobardo, tanto che il duca Grimoaldo con un colpo di stato diventerà re dei Longobardi.
[modifica] LA COSTRUZIONE DEL CASTELLO LONGOBARDO
Le guarnigioni militari, caratterizzate da una forte mobilità, di solito si accampano fuori le mura della città; questo non avviene ad Acerenza, città che i Longobardi, come già avevano fatto i Goti, utilizzano come roccaforte militare. Perciò costruiscono all'interno delle mura un poderoso castello. Intorno al castello dovette organizzarsi una consistente struttura urbana sia per ospitare le diverse botteghe artigianali che assicuravano i servizi necessari per la vita e l'esercizio delle armi per soddisfare le esigenze del Gastaldo e della sua corte Nel 1861 il castello doveva essere ancora riconoscibile nei suoi tratti fondamentali. In un rapporto della Guardia Nazionale si dice infatti che nel cortile del Castello ebbe origine un moto rivoluzionario sanfedista. Oggi di questo castello resta soltanto una torre. Le strutture del vecchio castello sono oggi occupate dall'arcivescovado, dal seminario, e dal altre strutture private. cosituita di 400 cavalieri sotto il capitano Morra e 600 cavalieri sotto il capitano Tignaro, sia infine per ospitare la popolazione indigena della città.
[modifica] ACERENZA ASSEDIATA DALL'IMPERATORE COSTANTE E DAGLI ARABI
Acerenza dovette subire gli attacchi di un poderoso esercito con a capo l'imperatore Costante, che sbarcato a Taranto nella primavera del 663, desiderava conquistare il territorio beneventano. La città che costituisce il principale caposaldo longobardo nella valle del Bradano resiste all'assedio e Costante è costretto a desistere, si dirige verso Venosa, intendendo conquistare la capitale del ducato, ma anche le poderose fortificazioni di Benevento presidiate da Romualdo resistono. Costante cerca allora di raggiungere Napoli, ma da Acerenza, da Latiniano e da Conza giungono degli eserciti che coordinati da Romoaldo costringono l'imperatore a ritirarsi in Sicilia, dove nel settembre del 668 viene ucciso da un gruppo di congiurati. Dopo la morte di Costante i Longobardi dovettero difendersi dagli arabi e dai Franchi.
Gli arabi avevano costituito due emitati in Puglia, quello di Bari e quello di Taranto spingendosi più a nord saccheggiano Matera, Venosa, distruggono Grumento, assediano Acerenza che resiste a lungo. Gli arabi sanno che nella città manca il pane. Resistono alla fame solo i bambini che si nutrono del latte materno. Gli acheruntini preferiscono la morte per fame piuttosto che arrendersi. Erano giunte fin qui le notizie delle crudeltà perpetrate dagli arabi sulle donne e sui bambini. E furono proprio le donne e i bambini a sacrificarsi per la salvezza della città. Le donne negarono qualche poppata ai loro figli raccolsero il latte e ne fecero formaggio, per lanciarlo dagli spalti sugli arabi.
Questi pensarono: non hanno più pietre, buttano formaggio come armi da difesa, vuol dire che hanno una grande riserva di viveri. Quindi costatata l'impossibilità di un attacco per l'inaccessibilità delle fortificazioni gli arabi decisero di togliere l'assedio. Acerenza è salva.
[modifica] LETTURE
In quei giorni Nella primavera del 663. l'imperatore Costantino, detto anche Costante,Si tratta di Costante II che resse l'impero dal 641 al 668 parti da Costantinopoli, seguì la costa fino ad Atene e, attraversato il mare, sbarcò a Taranto con l'intenzione di strappare l'Italia dalle mani dei Longobardi ... Comunque l'imperatore Costantino, lasciata Taranto invase il ducato di Benevento occupando quasi tutte le città longobarde attraverso le quali passava. Cosi conquistò e rase al suolo anche la ricca città pugliese di Luceria l'attuale Lucera in prov.di Foggia, ma non potè prendere Agerentia, che era praticamente inespugnabile per la sua posizione. Poi circondò con tutto l'esercito Benevento e cominciò ad assediarla. Romualdo figlio di Grimoaldo re dei Longobardi, che nonostante la giovane età governava il ducato, mandò il suo precettore Sesualdo ad avvertire il padre al di là del Po, pregandolo di accorrere il più in fretta possibile per salvare i suoi fedeli sudditi. A questa notizia il re Grimoaldo parti immediatamente alla volta di Benevento per portare aiuto al figlio. ... Frattanto l'esercito imperiale attaccava violentemente Benevento mettendo a dura prova Romualdo che però resisteva coraggiosamente con i suoi uomini. ... Ma a questo punto mentre Grimoaldo era ormai vicino, i Greci catturarono nei pressi di Benevento Sessualdo, che era stato mandato avanti dallo stesso Grimoaldo per tranquilizzare il figlio circa il suo arrivo. Subito l'imperatore gli chiese da dove venisse e si spaventò moltissimo nell'apprendere che giungeva dalla parte del re Grimoaldo, il quale stava arrivando con tutto l'esercito. Allora radunò i suoi collaboratori e decise di trattare con Romualdo per potere raggiungere Napoli. L'imperatore temendo di essere sorpreso da Grimoaldo, tolse l'assedio a Benevento, ma presso il fiume Calore, in un luogo che porta ancora il nome di pugna, si imbattè in Mitola duca di Capua, e riportò una grave sconfitta.
Paolo Diacono, Historia Longobardorum, libro V 6-9

