I lucani

Da Acerenza wiki.



Indice

GLI UOMINI CHE VENERANO IL DIO DELLA LUCE



Mentre in oriente fiorivano le civiltà della Mesopotamia e dell'antico Egitto, in Ausonia (l'attuale Italia meridionale) le popolazioni indigene vivevano ancora in piccoli villaggi e traevano i mezzi di sussistenza dalla caccia e dalla pastorizia. Nel secondo millennio a.C dal vicino oriente approdano sulle sponde del mediterraeo popoli di diversa provenienza, spesso accompagnati da mitiche leggende. Così alcuni profughi sfuggiti alle rovine di Troia, dopo mille peripezie, approdano con l'aiuto degli Dei nel Lazio per dare origine alla stirpe dei latini e quindi alla storia di Roma.

Alle falde degli appennini giunge un popolo di origine celtica, che veneravano il dio Luch poi Leukos e Lucus, di qui il toponimo Lucania, regione abitata dagli uomini che venerano il dio della luce, la sua sposa la dea Mefitis dea dell'acqua e della fertilità, e il divo Ercole.


Si stabilirono in queste zone perché attratti dalla mitezza del clima e dall'abbondanza delle acque. Ben presto costituirono una vera e propria nazione, il cui territorio si spingeva verso Ovest fino all'odierna Salerno, verso Sud fino a Cosenza ed anche oltre, mentre verso Est il confine era rappresentato dal corso del fiume Bradano.

Questi uomini non amano le pianure nè le foci dei fiumi ma si inoltrano nei boschi, sulle cime dei monti ove costruiscono le loro città cinte di mura. In ognuna delle loro città i lucani eleggono un capo e tutte le città sono unite in una federazione.

I LUCANI



I lucani espressero una civiltà originale per molti versi diversa rispetto alla civiltà dell'antica Grecia.

Dalla Repubblica di Platone possiamo desumere i caratteri fondamentali della organizzazione sociale greca. La città-stato si organizza su tre principi, fondamentali: il controllo demografico (per Platone la dimensione ideale della città è di 5040 persone); la distribuzione della ricchezza, allo scopo di garantire ai cittadini un adeguato tenore di vita; la distribuzione del potere, allo scopo di garantire allo stato sviluppo civile e pace sociale. Questi tre principi, nell'organizzazione sociale della città stato greca, si pongono a fondamento della ineguaglianza sociale. Infatti i diritti civili e quindi l'esercizio del diritto al governo della cosa pubblica è garantito agli uomini migliori, agli uomini liberi che posseggono per censo ricchezza, status sociale e saggezza.


LA STRUTTURA SOCIALE DEI LUCANI




L'organizzazione sociale dei lucani invece non conosce caste, nè gerarchie. Essi non conoscono il diritto di proprietà, la terra è comune e comuni sono gli armenti ed le greggi. I prodotti della terra sono custoditi da un individuale senso di responsabilità e di solidarietà e ciascuno prende ciò che gli è necessario per vivere. La civiltà lucana è una civiltà aperta, in dialogo con le altre civiltà con cui viene a contatto ma anche gelosa custode della propria identità ed indipendenza. Queste caratteristiche della civiltà lucana trovano puntuale riscontro nella religione dei lucani. Le principali divinità erano la dea Mefitis, dea dell'acqua, della terra, del raccolto, della fertilità, che denota la grande propensione ecologica della cultura dei lucani, il culto di Ercole, che denota la loro indole bellicosa ed indomabile ed 11 culto dei Lari, i morti, che denota nei lucani il profondo amore per le tradizioni degli avi, simbolo della propria identità come popolo. Le divinità lucane erano venerate nei santuari che rappresentavano oltre che un luogo di culto anche il luogo deputato all'incontro dei rappresentanti delle città per discutere dei problemi della vita pubblica sotto l'auspicio degli Dei.


LA CAPITALE DEI LUCANI




Capitale della nazione lucana fu quella città situata nella zona di Serra di Vaglio, posta su di un'altura. La capitale dei lucani dominava la vallata del fiume Basento e la via verso il mare. Serra di Vaglio era fortificata da una serie di mura concentriche, la più lunga delle quali raggiungeva il perimetro di oltre dieci chilometri. In tutto il territorio lucano vi erano circa centomila abitanti, distribuiti in città che raggiungevano una popolazione non superiore ai quattro cinquemila abitanti.


L'ORGANIZZAZIONE DELLO STATO




I Lucani non avevano un proprio re, ma solo durante le guerre eleggevano un dittatore che doveva condurli in battaglia. Un dittatore fu Numelos, il più importante. Il suo nome, in osco, è stato ritrovato inciso sui blocchi di pietra delle fortificazioni di Serra di Vaglio. Forse fu lo stesso Numelos a sferrare l'attacco contro Metaponto ed a sottometterla. Lucane erano anche le città situate presso l'attuale Oppido Lucano, Serra del Carpine di Cancellara, e Torretta di Pietragalla. Tutti questi centri erano situati in posizione strategica, permettevano ai lucani di controllare con una certa facilità la zone da eventuali attacchi nemici che potevano provenire dalla costa. Altri importanti centri erano: Tricarico, Satriano ed Accettura.

IL SANTUARIO DI ROSSANO DI VAGLIO




Santuario lucano importantissimo fu Rossano di Vaglio, località facilmente raggiungibile da tutte le città lucane. Davanti al santuario, dedicato alla dea Mefitis, vi era il sagrato. Al centro la zona sacra e tutto intorno vi erano delle colonne. Nella zona intorno al santuario vi erano negozi dove venivano venduti melograni di pietra o di creta, che costituivano il simbolo della fertilità e statuette della dea. Sempre all'esterno del tempio vi erano dei canali dove scorreva l'acqua e delle vasche per i bagni rituali e terapeutici.


IL SANTUARIO DI ERCOLE ACHERUNTINO




Secondo fonti romane Una iscrizione di età imperiale rinvenuta ad Aecae nel Tavoliere dell Puglie riferisce di un certo Vitalis che scioglie un voto ad Ercole Acheruntino e greche La famosa tabula di Eraclea riporta l'iscrizione Numini Herculis Acheruntini Vitalis. ad Acerenza era sito un tempio dedicato ad Ercole acheruntino. Un dio guerriero dall'aspetto fiero e muscoloso. L'aggettivo Acheruntino potrebbe alludere ad una delle fatiche di Ercole che scende nel regno dei morti per catturare Cerbero e prodigiosamente risalire al regno dei vivi. Ma a questo stesso mito ricollega Lenormant il toponimo stesso di Acerenza affermando che originariamente Acheronte dovesse chiamarsi la fiumarella che lambisce i piedi dell'antica Acerenza. Recentemente in contrada Polto ad Acerenza è stato ritrovato da un agricoltore un bronzo raffigurante Ercole. La soprintendenza archeologica della Basilicata ha esposto al pubblico il reperto in occasione delle celebrazioni della settimana dei Beni Culturali del 1993. Il bronzo datato dal 400 al 350 a.C. è uno degli esemplari migliori degli ex voto che testimoniano il culto di Ercole Acheruntino. La statuetta esprime una forte tensione dinamica, l'eroe avanza brandendo con la destra la clava mentre con la sinistra regge l'arco (purtroppo perduto). Sulla spalla dell'eroe è gettata una pelle di leone trofeo di una delle celebri dodici fatiche. Il tempio di Ercole Acheruntino come di consuetudine era po- sto sul punto più alto di Acerenza, sulla rupe, presumibilmente sullo stesso posto dove oggi è situata l'attuale cattedrale. Forse deriva dal mito di Ercole Acheruntino il toponimo Ita- lia.


DAL MITO DI ERCOLE ACHERUNTINO DERIVA IL TOPONIMO ITALIA




Una suggestiva ipotesi riconduce al mito di Ercole Acherun- tino la nascita del toponimo Italia. Ercole vinto Gerione si impadronisce della sua mandria e la guida dall'Iberia attraversando tutto lo stivale verso la Grecia, ma nei boschi dell'Appennino meridionale l'eroe smarrisce un vitello. Da questo vitello di origine divina avrebbero avuto origine le mandrie cosi abbondanti e di struttura cosi poderosa che i romani ebbero a denominare buoi lucani gli elefanti di Pirro. In collegamento con il mito di Ercole i Lucani assumono la testa del toro come totem, simbolo di forza, e di coraggio. Molte monete lucane riportano appunto l'effige del toro. Dal termine osco vitelio, caduta la iniziale lettera v, furono detti Itali gli abitanti della regione e Italia il territorio che li ospitava.


LA CULTURA DEI LUCANI




Quella lucana è una cultura eminentemente dialogica ed aperta agli scambi commerciali, ma gelosa custode della propria indipendenza. I Lucani, come abbiamo visto, subiscono il fascino della cultura e della mitologia greca, accolgono sul loro territorio mercanti ed artigiani venuti da Metaponto ed Eraclea, hanno in- tensi scambi commerciali. In territorio acheruntino esistono significative tracce di un'antichissima strada tuttora denominata "tratturo dei greci" che collegava appunto Acerenza con la Magna Grecia. Muscio, uno storico locale, cita una ventina di termini dialettali di chiara derivazione greca. Il Lenormant, archeologo francese che ha visitato Acerenza nel 1883, riferisce di aver ammirato nella collezione Vosa diverse monete ateniesi (tetradracme) emesse all'epoca di Solone (VI secolo a.C.). Egli deduce che esse testimoniano la presenza di scambi commerciali tra Atene, l'Italia meridionale e le popolazioni enotre che occupavano allora il paese. Dai Greci i Lucani imparano l'arte di fabbricare e decorare vasi 1, ma, quando i greci decidono di occupare militarmente le città lucane, queste organizzano un forte esercito che sconfigge i Greci ed occupano Eraclea, Metaponto e si spingono fino al fiume Crati che bagna Cosenza.


NICIA




La tradizione vuole che nella guerra dei Lucani contro i Greci abbia compiuto eroiche gesta Nicia, un mitico eroe di Acerenza. L'eroe è ricordato da una lapide di cui parla A. Rubbi nel suo Dizionario di Antichità. Muscio parla di una moneta che rappresentava un Nicia Acheruntinus. La città di Acerenza gli dedica tuttora una strada nel cuore del centro storico. Così Pasquale Vosa, il massimo poeta acheruntino, celebra le gesta di Nicia:

"Fervea la pugna sotto Pandosia

Fra Greci e Italici e Nicia al guado

dell'Acheronte, tirato il dardo,

di re Molosso trafisse il cor".

Lenormant riferisce che presso il museo di Louvre attraverso il canale commerciale di Napoli sono pervenute in Francia oggetti di fattura lucana indigena di carattere nuovo per l'archeologia. Tali oggetti non erano stati classificati perché arrivati senza certificato di provenienza. Lo stesso archeologo, in occasione della sua visita ad Acerenza, allo scopo di consentire la classificazione di tali oggetti prelevò dalla collezione Vosa per il museo di Louvre una statuetta in bronzo d'una donna tutta drappeggiata, che costituiva il manico di un vaso di bronzo.


LE SEPOLTURE DEI LUCANI




Il culto dei morti nei Lucani richiama il culto della madre terra Mefitis e, come abbiamo sopra annotato, la divinità di Ercole Acheruntino. Solitamente i Lucani deponevano il cadavere direttamente nella nuda terra, rannicchiato in posizione fetale ed avvolto in un mantello fermato da una spilla o da un lenzuolo. I defunti venivano deposti nel grembo della dea Mefitis, che li aveva generati, perchè, quale divinità maggiore, da essa avevano acqua, vita, piante ed animali. Al piede del cadavere veniva posto un grosso vaso pieno di liquidi, del cibo e dei fiori. In bocca al cadavere ponevano una moneta quale prezzo del pedaggio da pagare per attraversare il fiume infernale Acheronte. I Lucani non usavano corredi funebri; presso il morto deponevano ciò che gli era appartenuto in vita (elmi, pesi da telaio, monili, ecc.). La tradizione, in alcuni casi, permane tutt'oggi. I vasi funebri venivano dipinti con il nero dei carboni e con il tuorlo dell'uovo. Su di essi venivano raffigurate le sto- rie degli avi e i miti della religione. I personaggi di maggiore rilievo sociale venivano deposti in tombe a camera, vere e proprie case scavate nella roccia, sulla parete di fondo c'erano dei dipinti. Presso Banzi in una tomba maschile databile intorno al VI secolo a.C. è stato trovato un cinturone in bronzo con ganci raffiguranti Ercole. Secondo la Soprintendenza archeologica della Basilicata tale raffigurazione rimanda alla funzione funenaria di Ercole, quale "pastore" del gregge delle anime.


ACERENZA CONQUISTATA DAI ROMANI




Abbiamo visto i Lucani difendere la propria indipendenza contro le mire di espansione dei Greci, ma una nuova minaccia è rappresentata dall'espansionismo romano. Nel 290 a.C. le legiòni romane, accorse in aiuto di Capua in guerra contro i Sanniti, raggiungdno Venosa. I lucani sentendosi minacciati si alleano con i Sanniti. Nel 317 a.C. C.Giunio Bubulco riesce a fiaccare la resistenza dei difensori dell'alta e munita Acherontia e se ne impadronisce per farne una testa di ponte per la lotta contro i Lucani.

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