I normanni
Da Acerenza wiki.
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NORMANNI
I Normanni, uomini venuti dal nord, sono rimasti fin all'undicesimo secolo ai margini dello scenario politico-militare del mediterraneo. Provengono dalle regioni scandinave, si insediano in Francia, l'attuale Normandia, dove hanno modo di appropriarsi dei modelli culturali evoluti e funzionali allo sviluppo civile ed economico. Privilegiavano l'esercizio delle armi, ma non disdegnavano attività produttive ed economiche, in particolare il commercio sviluppando una grande intraprendenza anche sul mare. Guerrieri valorosi, non meno che arditi marinai, risalgono il corso dei fiumi, realizzano imprese, talvolta di vera pirateria per terra e per mare.
I Normanni in quanto mercenari si pongono al servizio delle nobiltà feudale, e combattono per avere in cambio terre da infeudare. Rodolfo si chiamava il primo condottiero normanno venuto in Italia per mettersi a servizio dei principi longobardi. Ha fortuna ed ottiene in cambio dei suoi servizi la Contea di Aversa. Ad Aversa si reca appunto Arduino, governatore di Melfi in rivolta contro i Bizantini, per assoldare milizie contro i Greci. Lo seguiranno a Melfi dodici cavalieri normanni con le loro truppe. E cosi i guerrieri venuti dal nord muovono dal Vulture per la conquista dell'Italia meridionale. Qui rimanevano in vita alcuni ducati di origine longobarda (Benevento, Capua e Salerno), prosperavano alcune città marinare (Amalfi, Bari, Gaeta), esistevano territori in mano bizantina (Puglia e Calabria) e dominii arabi. In un atto pubblico, non meglio identificato da Michele D'Andria, si fa risalire al 1040 la prima notizia dell'intervento normanno in Lucania. "Robertus, Comes Apuliae ... qui veniens versus Lucaniam eam subiecit".
IL VESCOVO DI ACERENZA STEFANO MUORE COMBATTENDO CONTRO I NORMANNI
Nonostante la frammentazione politica e gli inconciliabili interessi si tentò una reazione corale costituendo una lega antinormanna al comando del catapano di Bari, ma il suo esercito fu sconfitto nella piana di Canne (una contrada tra Venosa e Lavello, nei pressi di Melfi) nel 1041. Nella battaglia trovò la morte, combattendo contro i Normanni, il vescovo di Acerenza, Stefano. Nello stesso anno si registra la presa di Melfi da parte di Guglielmo, detto Braccio di ferro, figlio di Tancredi d'Altavilla. Lo sviluppo dell'insediamento normanno nel meridione d'Italia non è ben documentato nelle fonti storiche. Si suppone che si sia gradualmente allargato per iniziativa di questi uomini coraggiosi, astuti ed intraprendenti i quali conquistavano di volta in volta dei territori e vi ponevano a capo un conte normanno. Nel 1042 viene conquistata Matera, nel 1053 Acerenza, nel 1054 Canosa, nel 1071 Bari, nel 1075 Salerno. Le contee, organizzate in una federazione con capitale Melfi, coordinavano le proprie iniziative politiche e militari. Nel 1050 papa Leone IX si reca personalmente a Melfi per arginare l'espansione dei Normanni, sancire il principio del diritto di Roma sulle terre conquistate da Roberto il Guiscardo ed offrire allo stesso l'investitura in nome del Papa. I normanni rifiutano: è la guerra. L'esercito del Papa è sconfitto e il Papa stesso viene fatto prigioniero. Acerenza, che aveva combattuto a fianco del Papa, viene assediata ed è assegnata al conte Asclettino. Si intreccia un'intensa opera di diplomazia. Il Papa viene liberato, ma il problema del rapporto tra la Chiesa e i Normanni è irrisolto. Nel 1061 la città si ribella al suo conte Asclettino. Dovette intervenire col suo esercito Roberto il Guiscardo ed apprendiamo dalla cronaca di Lupo Protospata che "anno 1061 Robertus Dux coepit civitatem Acheruntiam." La rivolta di Acerenza testimonia il carattere vessatorio e oppressivo del regime normanno nei primi anni del loro insediamento, e nello stesso tempo dà un'ulteriore testimonianza dell'indomita indole degli acheruntini. Da questo momento in poi la vita e la fortuna di Roberto il Guiscardo si intreccerà con lo sviluppo e lo splendore della città di Acerenza e della sua sede arcivescovile.
I Normanni alleati del Papa nella politica delle investiture.
I Normanni furono degli uomini di spiccatissimo acume politico. Per Benedetto Croce quello dei Normanni fu lo stato che splendette modello a tutti gli altri d'europa nel dodicesimo e tredicesimo secolo, il "primo stato opera d'arte" dove si ebbe legislazione, amministrazione e finanze ordinate; dove governarono sovrani e ministri e diplomatici che avevano chiara coscienza della necessità di servire allo stato; "dove prima si affermò l'idea di una monarchia assoluta, laica ed illuminata" Ci siamo impegnati con una citazione di Benedetto Croce perchè ci sarebbe stato difficile con le nostre povere argomentazioni definire moderna, laica, ed illuminata la politica dei Normanni nonostante il fedele e costante sostegno da essi offerto alla politica di riforma intrapresa dal papato.
LA RIFORMA CLUNIACENSE
Infatti il sostegno dei Normanni alla riforma voluta dal Papa non è motivato soltanto da ragioni di strategia politica; il movimento riformatore nasce e si sviluppa per impulso dei monaci benedettini riformati di Cluny in Francia, agli inizi del secolo X. La riforma consisteva essenzialmente nel ritorno alla osservanza scrupolosa della regola di San Benedetto per i monaci, i sacerdoti dovevano rigorosamente osservare il celibato, essere distaccati dagli affari mondani per dedicarsi interamente alla cura delle anime, la Chiesa non doveva tollerare alcuna ingerenza del potere secolare nella nomina dei vescovi e degli abati. Il movimento di riforma da Cluny presto si diffonde in Europa. A Milano, i patarini (gli straccioni) cosi definiti per dileggio dagli avversari, un movimento ispirato alle idee provenienti da Cluny, riescono a cacciare l'Arcivescovo simoniaco dalla città ed esprimere dal loro seno come nuovo arcivescovo Anselmo da Baggio, il futuro papa Alessandro II. Fu favorita dai sostenitori delle idee di Cluny l'elezione di Nicolò II, e fu un cluniacense il papa Gregorio VII che promulgò il "dictatus papae". I Normanni ebbero profonda simpatia per i monaci cluniacensi e li utilizzarono come esperti in diplomazia, come tecnici ed architetti. Fu Melfi per diversi anni la capitale della diplomazia occidentale; prova ne sia che a Melfi si tennero Sinodi e Concilii nei quali furono trattati temi di grandissimo rilievo civile. Nel 1059 Nicolò II, il papa espresso dai riformatori che si ispiravano a Cluny, convoca in Melfi il primo Concilio ove vennero prese energiche misure per la moralizzazione del clero e si decretò che nessuno potesse ricevere il governo di una chiesa da laici. A sostegno della riforma 1 , che trovava durissima opposizione in Germania ed in Italia, il Papa ottiene l'adesione dei cavalieri normanni e dei marchesi di Toscana 2. Cosi Nicolò II revoca la scommunica contro il Guiscardo e gli offre l'investitura come "Dux Apuliae, utriusque Calabriae et futurus Siciliae, Dei gratia et Sancti Petri". Al Concilio di Melfi partecipa anche Godano, vescovo di Acerenza, proveniente anch'egli dai monaci di Cluny. Ebbe un ruolo di primo piano nella difficile mediazione diplomatica tra le aspirazioni di Roberto il Guiscardo e gli interessi della Chiesa di Roma, tanto che fu elevato al rango di Arcivescovo metropolita. 1. Le direttive del sinodo del 1059 vengono ribadite ed ulteriormente rinforzate dal "dictatus papae" di Gregorio VII nel quale si rivendica al papa il diritto di sciogliere il sudditi dal giuramento di obbedienza a sovrani iniqui, alla scomunica e deposizione di imperatori indegni. Alle forti resistenze contro la politica papale di Gregorio VII fece da contrappeso l'appoggio di Roberto il Guiscardo in Italia Meridionale e dei re di Spagna, Ungheria, Serbia e Croazia. Forte di questi sostegni il papa potè mettere in ginocchio l'imperatore Enrico IV che per mantenere il trono fu costretto a chiedere perdono al papa ed a ripudiare la sua politica di ingerenza nelle investiture ecclesiastiche 2. Insieme ai normanni sostenevano la politica di riforma del pa- pa alcuni movimenti popolari in Lombardia che associavano zelo religioso alla reazione borghese contro la feudalità ecclesiasti- ca. Ciò in qualche modo contraddice il giudizio di coloro che so- stengono avere i normanni con la politica di chiaro stampo feuda- le impedito lo sviluppo nel meridione di Itlia. Nell'età normanna ad Acerenza sono state costruite più case; esse coincidono con l'attuale centro storico. La città di quel tempo era quasi uguale a quella di'oggi, specialmente le vie: queste si sono sviluppate intorno alle costruzioni più importanti della città che erano la cattedrale ed il castello. Sono state costruite molte case perché in questa città i Normanni fecero co- struire la Cattedrale. Dall'arrivo dei Normanni fino alla fine del XIII secolo, questo può essere considerato il periodo più im- portante per la costruzione della città di Acerenza. Sono occorsi tre secoli (XI - XIII secolo) per dare alla città l'aspetto tipi- co della città medievale.
I NORMANNI E LA CATTEDRALE
Nell'Italia meridionale i Normanni riescono a formare il primo regno unitario italiano che durerà fino all'unità d'Italia. In questo periodo l'economia si era stabilizzata, c'era stata una crescita della popolazione a causa dello sviluppo dell'agricoltura e dell'artigianato. Le conquiste dei Normanni coincidono con il perfezionamento dell'organizzazione feudale, mentre i comuni liberi si affermavano nel settentrione della penisola. Questo periodo ci permette una ricostruzione esatta della storia della città per la presenza di molti documenti. In molti casi però mancano notizie precise sulla data della' costruzione degli edifici. Partendo dalla città di Melfi, capitale del primo ducato, i Normanni costruirono chiese e castelli in stile romanico. Gli elementi architettonici e le opere scolpite che caratterizzano le cattedrali di Acerenza, Venosa e Rapolla ci fanno capire che nel territorio lucano erano presenti maestri francesi e lombardi. All'inizio le cattedrali furono il risultato della ristrutturazione delle cappelle o piccole chiese già esistenti dimostrando, con la loro grandezza, la crescita del potere religioso e prevalgono sulle modeste dimensioni degli edifici abitativi. La Memoria più volte citata ci dà questa notizia:" Ai tempi degli Svevi Acerenza parteggiava per i ghibellini, avversa al papa Innocenzo IV, onde Giovanni Moro, udita la resa di Lucera, riparò con mille cavalieri presso i Saraceni in Acerenza, ma qui, saputo che egli era fedigrafo e di parte guelfa, fu ucciso e il teschio spedito a Manfredi nell'accampamento posto non lungi dalla città, dirimpetto alla porta Venosina."
DOCUMENTI
Sviluppo economico in Sicilia sotto i Normanni.
"La Sicilia già sotto la dominazione musulmana aveva goduto di una notevole fioritura economica: agricoltura, industria e commercio si erano sviluppati e la popolazione era aumentata notevolmente. Questo sviluppo continuò sotto i re normanni; la corte di Ruggero II fu tenta con gran fasto e dal re parti l'impulso a una notevole attività artistica i cui elementi paleocristiani, bizantini, arabi si fusero insieme con qualche elemento romanico: Palermo fu abbellita di monumenti insigni come la cappella palatina, (cioè regia), e la Chiesa della Martorana o dell'Ammiraglio, ambedue con splendidi mosaici (nella seconda Cristo che incorona re Ruggero)." Salvatorelli op. cito pago 171. "Ora 1147 Ruggero II ne riprese la politica di espansione (di Ro- berto il Guiscardo) e il suo ammiraglio Cristodulo occupò Corfù, devastò le coste della Grecia prese Corinto, distrusse le fabbriche di seta di Tebe, portandone numerosi operai in Sicilia, cosi venne trapiantata questa industria." Salvatorelli.
(Op. cit. pag. 171).
Anno 1278
"Al Castrum Acheronce devone provvedere gli homines Acheroncie, Genciani, Casali Aspri, Oppidi, -Tulbie, Cancellarie, Potentie, Balii, Cantiani, Tricarici, Griptole, Salandre et Albani".
(G.Fortunato Vol.III p. 146.) "