I romani
Da Acerenza wiki.
ACERENZA IN EPOCA ROMANA
Roma diventa cosi una concreta minaccia per tutti i popoli
italici e per le città della Magna Grecia. Taranto chiede aiuto a
Pirro re dell'Epiro che interviene con un poderoso esercito. E ad
Acerenza si rifugia il console Levino, dopo la cruenta battaglia
perduta sul fiume giri. Era infatti necessario impedire che il Re
dell'Epiro, conquistata Acerenza, potesse assicurarsi il predominio sull'intera regione. Al Console Levino gli acheruntini dedicheranno poi una strada nel proprio centro storico di impianto medievale. Sconfitto Pirro,i Romani vengono a patti con i Lucani che accettano di divenire loro colonie, conservando però la propria autonomia.
ACERENZA CITTA' FEDERATA
Ad Acerenza viene riconosciuto il ruolo di città federata cioè autonoma ed equestre con diritto di coniar monete. La Lucania fu teatro anche delle sanguinose guerre puniche.
LA TOMBA DEL CONSOLE MARCELLO
Una antichissima tradizione vuole che il Tumulo, una custodisca le spoglie di Claudio Marcello caduto combattendo i cartaginesi.
Anche a Venosa troviamo una antichissima tradizione che vorrebbe colà sepolto il Marco Claudio Marcello. Nei pressi di piazza Castello, in via Madonna della Scala troviamo un impianto funerario denominato appunto la tomba di Marcello, che però ad una più attenta ricognizione è risultata essere la tomba di un notabile venosino.Antonio Vaccaro, Venosa ieri ed oggi - guida della città. Edizioni Osanna, Venosa, 1994, pag. 102.
Così il poeta acheruntino Pasquale Vosa sintetizza le vicende dell'antica Acerenza, luogo di incontro di diverse civiltà; luogo ove il mito di Ercole Acherontino rivive lungo i secoli negli uomini impegnati in una ostinata, sdegnosa lotta, contro ogni forma di schiavitù; lucano fu anche lo scenario ove si consumò la
tragedia di Spartaco. L'animo indomito dei lucani non fu mai animato da bramosia di conquista ma bensì da un'ansia inestinguibile di libertà, di giustizia e di pace sociale.
Cosi quindi il poeta Pasquale Vosa:
"Per queste valli tu vedesti il lampo
Dei latini guerrier, l'impeto forte,
E d'Anniballe dispiegarsi il campo,
E di Marcel, tradito dalla sorte.
Qui Spartaco fuggente e senza scampo
Alzò le tende, e, spregiator di morte,
Dette battaglia e cadde, anima indoma,
Eroe di libertà, fatale a Roma."
La recente pubblicazione dell'architettetto Donato Antonio
Troia, che citiamo pressocchè testualmente, ci dà preziose informazioni sullo sviluppo urbano e strutturale di Acerenza in epoca romana.
"Per quanto riguarda l'ordinamento istituzionale della colonia, di Acerenza, si scopre, attraverso la lettura d'un'epigrafe
l'esistenza di un "senatus", o consiglio degli anziani, che esercitava le funzioni legislative ed era chiamato "Ordo Acheruntiae".
L'affermazione dell'ordine politico e militare romano, nel sud
Italia, crea i presupposti per la realizzazione delle opere di
infrastrutturazione del territorio che connotano l'attività pianificatrice dei romani nel tempo. Dopo la colonia militare che
organizzativamente funziona come struttura di raccordo e molte
volte di stazionamnto per le truppe imperiali si tracciano le
grandi vie consolari di comunicazione che costituiscono un nuovo
elemento strutturale del territorio. Per quanto riguarda il problema dei percorsi, i romani intraprendono l'opera di strutturazione viaria del territorio, utilizzando una serie di percorsi
già esistenti ed in uso, riammodernandoli e rendendoli più agevoli, fino ad essere dichiarati pubblici in età repubblicana ed imperiale.
Un esempio di direttrice stradale di interesse europeo, che
incide profondamente sul destino di alcuni centri lucani attraversati o ubicati nei suoi pressi è la via Appia. La posizione di
Acerenza in relazione alla importante arteria consolare, è di
primissimo piano, in quanto dai suoi spalti si poteva osservare e
militarmente controllare, quella che fu la più frequentata delle
antiche strade militari romane". Donato Antonio Troia, Acerenza. Evoluzione storico-urbana dall'antichità all'età contemporanea. Edizioni Splasc, Acerenza 1994, pag.23.
ORAZIO E SAN PIETRO PERCORSERO LA VIA APPIA
Intorno al 35 a.C. percorse questa strada il Venosino Orazio
e descrisse il suo viaggio nella quinta satira del libro I.
La percorse certamente San Pietro nel suo viaggio verso Roma e la
tradizione vuole che il principe degli apostoli abbia voluto salire sugli spalti di Acerenza per fondarvi una Chiesa feconda di
santi e di martiri. La tradizione vuole ancora che il principe
degli apostoli nel riprendere il viaggio per Roma consacra il Vescovo Ughisio e lo lascia custode e pastore della Chiesa di Acerenza.
LA COMUNITA' CRISTIANA EBBE I SUOI MARTIRI
Ricordiamo nel 303 il martirio di San Mariano e nel 312
quello di San Laviero.
Leggiamo da Canio Muscio (Acerenza, Salvatore Iodice Editore,
Napoli, 1957, pag.74): "Da un documento del 1613, depositato
nell'archivio metropolitano, "Inventio Corporis S.Mariani Martiris", siamo venuti a conoscenza come, nei lavori di accomodamento
dell'altare absidale al centro del deambulatorio, l'Arcivescovo
Metropolita Giovanni Spilla fu chiamato per il rinvenimento di
una cassa contenente le gloriose spoglie del Martire Acheruntino.
Il documento è sottoscritto dalle autorità di quel tempo e dall'Arcivescovo Spilla.Fra le pitture esistenti nella parete circolare dell'altare absida1e, trovasi anche l'immagine dipinta del Santo.
Nel 1734, l'Arcivescovo Mons. Francesco Zunica collocò defi-
nitivamente le reliquie di San Mariano sotto l'altare suddetto,
esistente ancora oggi."
Sempre da Muscio (op.cit. pago 75-78) apprendiamo che nell'anno 312, sotto il governo del Prefetto Agrippa, Acerenza ebbe il
secondo Martire, San Laviero. Grumento ha dedicato al santo martire acheruntino un tempio e diverse iscrizioni lapidee. Il Muscio ha avuto l'opportunità di consultate un manoscritto del Ca-
nonico Angelo Vito Genovese che tratta della storia di San Laviero e lo cita diffusamente.
S.Laviero, figlio di Achille di nobile famiglia crebbe secondo i principi cristiani che la madre aveva "col latte istillati nel suo cuore". Adulto passò alla predicazione della fede cristiana sotto il governo del terribile prefetto romano Agrippa.
Questi tentò di dissuadere il Santo dal suo impegno di evangelizzazione, ma non avendo ottenuto alcun risultato lo arresta e dopo
averlo sottoposto a duri supplizi decide di " farlo dilaniare e
divorare dalle fiere. A conseguire il suo perverso disegno gli
riuscl di avere fra gli altri feroci animali un leone, una tigre,
un leopardo." Fece costruire un grande steccato nella piazza di
Acerenza "ed ivi fatte riporre le fiere, nel tempo stesse fece
annunziare a tutta la città che il Levita Laviero ... era stato
condannato alle bestie...". Ma le belve affamate anzichè "stritolarlo" rimasero a contemplare il Levita "con istupore di
tutti". Condannato poi a morire di fame nella prigione, fu liberato misteriosamente da un Angelo e condotto fuori dalle mura. Il
Prefetto Agrippa lo fece ricercare dappertutto e, ritrovatolo in
Grumento che predicava, ordinò che fosse immediatamente decapitato.
Nell'872 l'illustre Vescovo Acheruntino Rodolfo traslò ad
Acerenza alcune reliquie del Santo e vi eresse una Chiesa esistita fino a qualche anno addietro, in Piazza Duomo.
LA PAX ROMANA E LA NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO
L'unificazione politica della penisola italiana, sotto il
dominio di Roma, portò la popolazione indigena di molti degli
antici centri lucani ad un progressivo abbandono.
Dalle vette dei monti gli insediamenti si trasferiscono in
terreni collinari. La "pax romana" consiglia i contadini ed i
grandi proprietari ad abbandonare le zone fortificate per disperdersi nelle campagne ove i patrizi romani costruiscono lussuose
ville. Importanti ville romane sono emerse negli scavi di Banzi si ha
notizia di ville romane anche in territorio acheruntino ove tuttavia non è stata mai fatta una sistematica campagna di scavi.
Ma l'acropoli acheruntina esercitava sui romani e sui lucani
una forte attrazione, essendo sede del tempio di Ercole Acheruntino.
ACERENZA E L'IMPERATORE GIULIANO L'APOSTATA
In una Memoria a noi purtroppo pervenuta anonima e senza da-
ta, ma che si può attribuire a Pasquale Vosa e datare alla fine
del milleottocento, si legge: "Nell'era cristiana ai tempi di
Giuliano l'Apostata il senato Acherontino ( Ordo Aceruntinen),
cioè i magnati ed il popolo erano a favore di questo imperatore.
Di quì la leggenda che questi fosse un monaco oriundo di Acerenza, che, dimesso l'abito, pel suo valore e carattere salisse in
sì alto grado. L'iscrizione lapidea rinvenuta sul posto di cui parla F.Lenormant pubblicata dallo Schollz e dal Bernabei recita testualmente: Reparatori Orbis Romani D.N. - C.L. Iuliano Aug. Aeterno Principi -
Ordo Acernut." Il busto barbato, di età romana, in marmo, del famoso Imperatore vedesi tuttora collocato sulla sommità della fac-
ciata del Duomo e impressionò fortemente Lenormant e Bernabei
che ne parlarono di proposito nelle opere su citate". Clara Gelao in un saggio pubblicato sul Bollettino Regionale della Basilicata esclude che il busto marmoreo di Acerenza sia, co-
me voleva Lenormant, l'effige dell'imperatore Giuliano datandolo tra il I ed il II secolo dopo Cristo.
Si può dunque ragionevolmente arguire che l'iscrizione sopra riportata testimonia l'interesse dell'imperatore Giuliano per Acerenza in quanto presumibilmente l'imperatore avrebbe tentato di far rifiorire il culto di Ercole Acheruntino, rilanciando sul territorio la funzione taumaturgica dell'antichissimo tempio di Acerenza. Di tutto ciò il senato acheruntino è
grato all'imperatore come testimonia l'iscrizione.
IL BUSTO POTREBBE ESSERE ALLORA UN DONO VOTIVO AL DIVO ERCOLE ACHERONTINO
La presenza del più antico busto marmoreo ci porta tra il
primo ed il secondo secolo dopo Cristo. Ormai l'austeritas romana
è soltanto un mito nei ricordi nostalgici degli anziani. Lo sto-
rico romano Polibio nel 125 d.C. con profonda amarezza così trat-
teggia i caratteri fondamentali della civiltà del suo tempo: "Ab-
biamo scarsa popolazione perchè nascono pochi bambini... Amiamo
troppo il denaro e il lusso e poco il lavoro... Quelli che si
sposano cercano di avere soltanto uno o due figli per allevarli
nel lusso." Aldo Alessandro Mola - Ruggero Romano, "Storia", Fabbri Editore, Milano, 1994, pag. 6.
Intanto ai confini dell'Impero i barbari travolgono le le-
gioni di Roma comandate da generali inetti e pavidi. Gli impera-
tori Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, avevano fatto
uno sforzo immane per ridare dignità alle istituzioni, pace e si-
curezza all'Impero. Dopo la morte di Commodo gli eserciti impon-
gono con la forza delle armi un proprio candidato come imperato-
re.
Il busto di Acerenza potrebbe rappresentare la celebrazione
delle gesta di un condottiero o forse anche il sogno imperiale
che un dux, un generale, affida al divo Ercole Acheruntino perchè
ne propizi l'ascesa all'Impero. In ogni caso l'effige austera di
un soldato di Roma eretto in una città lucana che celebra le gesta di Ercole Acheruntino viene a rappresentare un auspicio, una
ipotesi di restaurazione della grandezza di Roma attraverso il
recupero della virtus propria della gens lucana per frenare la
ormai inarrestabile corruzione della opulenta e fiacca Roma impe-
riale.
SCENE DI PALESTRA
Risalgono al III secolo d.C. alcuni frammenti di un sarcofago sul quale vengono rappresentate scene di palestra. Giovanna Alvino, "Tentativo di ricostruzione di un sarcofago
con scene di palestra", in Archeologia classica, nr. XVIII (1976)
Anche questi reperti archeologici potrebbero interpretarsi come espres-
sione del culto al divo Ercole Acheruntino perchè accompagni
nell'Ade il giovane atleta che nel rigore delle discipline sportive ha domato l'anima irascibile e le pulsioni della concupiscenza.
Altri resti significativi sono costituiti dai ritratti funerari ora murati nella torre campanaria della cattedrale, che probabilmente provengono dalla necropoli tardo romana situata ai
Piani della Maddalena. Da questa necropoli proviene anche una iscrizione funeraria, ora conservata nei locali del municipio;
Sia le iscrizioni che i ritratti contrastano però con la struttu-
ra delle tombe cosiddette a cassa, formate con vari tegoloni di-
sposti orizzontalmente; sul cadavere deposto supino, era poggia-
ta, all'altezza del bacino, una semplice ciotola.
Quest'insieme risponde ad un preciso rituale.
In località Polto le arature del terreno hanno messo in luce reperti che avvalorano l'ipotesi della presenza di una villa rustica. La parti-
colarità delle ceramiche rinvenute, sia di importazione (africa-
na) che locali, fanno pensare ad una floridezza economica della
zona, riscontrabile, peraltro, anche in una struttura simile individuata in contrada Macchione.
Tale felice periodo durò fino a tutto il quinto secolo dopo
Cristo ed i bruschi cambiamenti e le devastazioni che seguirono
sono da mettere in relazione alla guerra gotica che raggiunse il culmine proprio ad Acerenza.