Il castello

Da Acerenza wiki.

Indice

CENNI STORICI SULL'ORIGINE DEL SEMINARIO DIOCESANO E DEL MUSEO DI ACERENZA

di Don Anselmo Saluzzi Protonotario Apostolico di Sua Santità




Presentazione

Questo studio rappresenta una breve cronistoria degli avvenimenti e dei personaggi che hanno contribuito, dal '600 al '900, alla realizzazione ad Acerenza di un seminario diocesano e, in tempi recenti, hanno reso possibile l'allestimento negli stessi locali di un museo di arte sacra di grande interesse e valore storico-artistico.

La presente relazione è stata tenuta in occasione della cerimonia d'inaugurazione del museo, avvenuta ad Acerenza il 16 giugno 2007.




Seminario.gif

Il Seminario Diocesano di Acerenza

Il 23 maggio 1642, il Marchese Cosimo Pinelli di Galatone, Duca di Acerenza, donò parte dell'antico Castello all'Arcivescovo di Acerenza Mons. Simone Carafa Roccella. (1638-1647).

Il 24 maggio 1642, con Bolla Arcivescovile, venne decretata l'erezione del Seminario diocesano di Acerenza, in ottemperanza ai decreti del Concilio di Trento.

La struttura sarebbe servita ad accogliere i giovani della vasta Archidiocesi cui si sarebbero aggregati anche quelli delle Diocesi di Venosa, Tricarico, Potenza, Anglona e Tursi, Gravina e Altamura, per avviarli alla formazione culturale e spirituale, in vista del sacerdozio.

Mons. Carafa Roccella fu quindi eletto Cardinale di Santa Romana Chiesa e di fatto l'apertura del Seminario fu rimandata..."sine die".

Mons. Antonio Ludovico Antinori (1754-1758) diede inizio ai lavori di adattamento dell'antica struttura per adeguarla all'accoglienza e alla funzionalità specifica, ma essi vennero sospesi, perché l'Arcivescovo si ritirò a vita privata.

Mons. Francesco Zunica (1776-1796) rivolse le sue premure soprattutto alla Cattedrale che l'arricchì, dotandola di preziosi paramenti sacri, di candelabri e croce d'altare in argento per lo splendore dei sacri riti e che oggi si possono godere, esposti decorosamente nel nostro museo diocesano.1

L'Arcivescovo Antonio Di Macco (1835-1854) ampliò l'edificio dell'Episcopio sito in Via Vittorio Veneto, vi fondò un Istituto elementare preparatorio e che elevò a Seminario. Subito dopo la sua morte (07-08-1854), l'Arcidiacono e Vicario Capitolare di Acerenza, Canonico Alfonso Maria Cappetta, eletto poi Vescovo di Gravina, nel novembre 1854 attuò di fatto l'apertura del Seminario Diocesano di Acerenza.

Mons. Pietro Giovine (1871-1879) ampliò il Seminario, con l'aggiunta di un nuovo corpo verso l'attuale Cappella di S. Vincenzo.

Il Vescovo Mons. Raffaele Di Nonno (1893-1895) il 2 luglio 1893 notificava la riapertura del Seminario per l'anno scolastico 1893-1894.

Mons. Diomede Falconio (1895-1899), eletto poi Cardinale di Santa Romana Chiesa, con decreto del 27 luglio 1896, riaprì il Seminario Diocesano. Si evidenzia così la precarietà in cui versava la vita del Seminario.

Mons. Raffaele Rossi (1900-1906) riversò tutte le attenzioni sul Seminario di Matera, riservandosi tutte le rendite, anche quelle della Mensa di Acerenza, creando così un triste e lungo contenzioso, poi risolto dal suo successore.

La Conferenza Episcopale Salernitano-Lucana, riunitasi a Pagani nel maggio del 1907, decise di allogare nel Seminario di Acerenza le scuole ginnasiali e in quello di Matera le scuole liceali.

Nel 1906 venne nominato Amministratore Apostolico di Acerenza Mons. Anselmo Filippo Pecci che nell'anno successivo fu eletto Arcivescovo di Acerenza e Matera e che vi rimarrà fino al 1945. Mons. Pecci sanò i rapporti fra Acerenza e Matera con il senso dell'equilibrio e della giustizia. Il Seminario fu al centro delle sue preoccupazioni per oltre un decennio. In breve trasformò la struttura di ingresso con la creazione di uno spazio di rispetto. Per opera dello scalpellino maestro Vincenzo Manfredi realizzò un elegante portale di ingresso. Abolì la scala a chiocciola per accedere dal primo al secondo livello e ne creò una grande e dignitosa che immetterà nel grande corridoio, allineò lungo i corridoi le cinque aule scolastiche; predispose gli ambienti per i dormitori; sistemò al primo livello i servizi di cucina e refezione e di direzione.

Organizzò gli ambienti per la Cappella, la Biblioteca e gli Archivi, nonché le stanze per i

Responsabili della vita scolastica, disciplinare e formativa. Questi lavori si protrassero gradualmente fino al 1915.

Con la prima guerra mondiale (1915-1918) tutti i Seminari diocesani della Lucania entrarono in crisi profonda, perché vennero a mancare i giovani aspiranti per l'emergente povertà delle famiglie e per la chiamata alle armi di molti giovani sacerdoti e educatori.

Il Concilio Plenario Salernitano-Lucano istituì nell'aprile del 1925 una Commissione Episcopale, formata dall'Arcivescovo Metropolita Mons. Pecci, Arcivescovo di Acerenza e Matera, dal Servo di Dio, Mons. Raffaello Delle Nocche, Vescovo di Tricarico e da S. E. Mons. Cattaneo, Vescovo di Anglona e Tursi, che prospettò al Santo Padre Pio XI la dolorosa situazione dei piccoli Seminari diocesani lucani.

Il Papa considerò il caso con amore paterno, con lungimiranza ed estrema sollecitudine deliberò la creazione di un Seminario Pontificio Minore, a carattere regionale.

Il 19 novembre 1927 fu aperto a Potenza il nuovo Seminario con 130 alunni, comprendenti i cinque anni del ginnasio.

Tra il 1933 e il 1934 lo stesso Pontefice Pio XI realizzava l'apertura del Seminario Pontificio Maggiore di Salerno riservato agli alunni del liceo filosofico e di Teologia, per le Diocesi della circoscrizione Salernitano-Lucana.

L'anno 1930 fu segnato dal sisma che interessò la vasta area del Vulture.

La nostra Cattedrale riportò notevoli danni: la Cupola subì profonde lesioni insieme alla facciata.

Mons. Pecci decise di intervenire, d'intesa con la Soprintendenza ai Monumenti di Reggio Calabria.

L'antica Cupola a forma circolare fu demolita e ne fu costruita una nuova a forma ottagonale. I lavori furono eseguiti dalla ditta locale del Sig. Canio Tiri e figli.

La facciata venne rinforzata, si provvide a rimuovere il busto identificato dell'Imperatore Giuliano detto l'Apostata; al suo posto fu collocata una croce costruita in pietra dal maestro scalpellino sig. Vincenzo Manfredi. Questi fu il maestro che nel frattempo rifece anche la sfinge che sovrasta il portale dell'ingresso.

Istituzione di scuole materne, medie e superiori

Chiuso definitivamente il Seminario diocesano, la struttura fu attrezzata ad accogliere al primo livello la scuola materna che fu affidata alle Suore Sacramentine di Bergamo.

Da notare che Mons. Pecci ottenne dalla stessa Comunità delle Sacramentine di Bergamo l'apertura di scuole materne a Pietragalla, ad Oppido Lucano e a Laurenzana.

Al secondo livello Mons. Arcivescovo sistemò la Curia Metropolitana con annessi gli Archivi e la Biblioteca arcivescovile riordinati dal Vicario Generale, il Canonico Giuseppe Gilio.

Nella zona esterna dell'edificio che si affaccia a mezzogiorno, sulla porta di San Canio, ricavò un appartamento per sé e per i Suoi intimi, sicché Egli potè meglio governare i suoi tempi di permanenza a Matera e ad Acerenza.

Biblioteca-arcivescovile.gif

Nel 1935 Monsignor Arcivescovo riuscì ad acquistare dal Dottor Panni un appartamento, facente parte dell'antico Castello e attiguo al Seminario.

Con mirati interventi lo adattò ad Episcopio dignitoso e permanente, con l'ingresso al Largo Gianturco 7, comunemente denominato "Largo Fossato".

Nel 1945 Mons. Anselmo Filippo Pecci, dopo 38 anni di lavoro pastorale, ricco di opere e di dottrina, rinunziò al governo della Diocesi di Acerenza e Matera e si ritirò nella Badia di Cava dei Tirreni, conducendo stretta vita monastica, e dove piamente spirò il 14 febbraio 1950.2

A succedergli fu eletto S. E. Monsignor Vincenzo Cavalla (1946-1954).

Egli nacque a Villafranca d'Asti il 18 Aprile 1902. Preconizzato l'otto settembre 1946, prese possesso della sede di Acerenza il 1° dicembre 1946.

Dopo appena un anno dal possesso, progettò l'istituzione di una scuola media parificata con annessi i convitti, affidati rispettivamente ad un gruppo di sacerdoti quello maschile e alle Suore quello femminile.

I convitti vennero attrezzati al meglio possibile nei tempi del dopoguerra. L'iniziativa audace segnò un evento straordinario per la comunità della Diocesi e i paesi limitrofi.

Oggi possiamo constatare che le nostre comunità civili sarebbero prive di una numerosa schiera di professionisti, se non grazie alla benefica arditissima iniziativa del Santo Presule. Tutti i nostri paesi erano privi di scuola media.

Dopo l'attenzione al Seminario, Monsignor Arcivescovo con altrettanta audacia e lungimiranza, nel 1949, d'intesa con la Soprintendenza ai Monumenti di Bari, diretta dal dinamico Architetto Franco Schettini, con l'Ingegnere Franco, Capo del Genio Civile di Potenza e con il sostegno politico e finanziario dell'onorevole Emilio Colombo, decise di operare un radicale intervento sulla nostra Cattedrale, spogliandola del rivestimento barocco operato nel 1700 e riportandola allo splendore attuale: tanto semplice e trasparente quanto grandioso e lineare.

Egli però non potè godere dei frutti positivi emergenti dalla Scuola parificata, né ammirare lo splendore della Cattedrale riportata alle sue origini architettoniche, perché fu improvvisamente colpito da un letale ictus cerebrale il 14 febbraio 1954.

II rimpianto fu generale e la memoria resta imperitura e sincera: è il vero monumento eretto nel cuore di una moltitudine di persone.

Con la Costituzione Apostolica "Acherontia et Matera" del 2 luglio 1954, Acerenza fu separata da Matera.

Fu eletto nostro Arcivescovo Metropolita S. E. Monsignor Domenico Picchinenna (1954-1961). Nativo di Melfi, fu Vescovo di grande equilibrio pastorale e di saggezza amministrativa.

Condusse avanti al meglio possibile sia la gestione dei Convitti e sia quella della scuola parificata. Nell'anno scolastico 1959-60 sono sorte in tutti i paesi le scuole medie statali e pertanto la struttura del Seminario Diocesano fu offerta per accogliere le scuole medie, quindi quelle di Avviamento. La Scuola Materna intanto fu trasferita nella vecchia Curia in via Dante e gli uffici curiali furono collocati al primo piano dell'ex Seminario.

Nel 1957 Mons. Picchinenna si trasferì nell'appartamento messo a disposizione dalla Signora ins. Pascale Lucia in Via Sileo, perché fu deciso l'abbattimento radicale dell'Episcopio sito in Largo Gianturco 7. Il Genio civile, retto dall'Ingegnere Caronna, giudicò non stabile l'intero comparto. Nel dicembre 1960 fu inaugurato l'attuale episcopio, a tre livelli.

Durante il suo governo pastorale, Egli ottenne per la Cattedrale di Acerenza il titolo di Basilica Pontifìcia Minore(1956). Nel 1961 fu trasferito e prese possesso della Chiesa Cattedrale di Cosenza il 28 Ottobre 1961.

A succedergli S. E. Monsignor Corrado Ursi, nato ad Andria, già Rettore del Seminario di Molfetta, quindi Vescovo di Nardò (Lecce). Egli assecondò la permanenza delle Scuole statali negli ambienti del Seminario e trasferì al primo piano la Scuola Materna gestita dalle Suore di S. Maria dell'Orto.

Il breve governo pastorale fu segnato da un'intensa attività missionaria nelle Parrocchie e soprattutto dal lavoro preparatorio al Concilio Vaticano II. L'undici di ottobre 1962 segnò l'inizio del Concilio; vi partecipò assiduamente.

Nel maggio 1966 fu eletto Arcivescovo di Napoli. Il 29 giugno 1966 prese possesso della nuova sede e quindi creato Cardinale di Santa Romana Chiesa.

Gli successe S. E. Monsignor Giuseppe Vairo ( 1966-1979).

Mantenne le Scuole medie statali e la Scuola materna, aggiungendovi l'Istituto Tecnico Commerciale.

La sua attività pastorale fu contrassegnata dai molteplici impegni che la Santa Sede Gli affidò di seguito: Arcivescovo di Acerenza e Melfi Rampolla e Venosa, Arcivescovo quindi di Acerenza e Tricarico, Arcivescovo di Potenza e Amministratore Apostolico di Acerenza.

Ottenne l'offerta della proprietà del Canonico Michele Gala, ne ricercò la valorizzazione costruendo un grandioso edificio nell'ambito della proprietà di Villa Gala e riuscì a stringere un comodato con la Regione Basilicata, inteso ad aprire un ambulatorio di riabilitazione per artrolesi e neurolesi che di fatto fu aperto dopo gli anni del terremoto del 23 novembre 1980.

IL Museo d'Arte Sacra

S. E. Monsignor Francesco Cuccarese (1979-1987)

Trasferite tutte le scuole in altre sedi, il Seminario diocesano rimase totalmente vuoto e disponibile a poter concordare con le Soprintendenze di Potenza e di Matera la destinazione dell'imponente struttura per l'accoglienza del Museo di Arte Sacra.



Museo.gif

Con incontri informali e poi sempre meglio caratterizzati, finalmente, nei primi mesi del 1980, si convenne da parte della Diocesi, nella persona di S. E. Monsignor Cuccarese e del Suo Vicario e da parte dei Soprintendenti di Potenza, Architetto Bucci Morichi e di Matera, Architetto Michele D'Elia di destinare e trasformare l'ex Seminario di Acerenza ad accogliere il Museo di Arte Sacra, gli Archivi e la Biblioteca Arcivescovile.

I lavori ebbero inizio nel marzo 1980 e furono affidati alla Ditta Giuseppe Filippucci di Matera.3 Fu eseguita una prima indagine sullo stato generale dell'intero comparto, per cui si provvide nell'arco di 7 mesi ad un importante intervento di generale consolidamento, mentre si faceva la lettura delle soprastrutture intervenute nel tempo, specialmente per opera di Monsignor Pecci.

Dopo il grande terremoto del 23 novembre 1980 che devastò l'Irpinia e la Basilicata, comincia, con la ricostruzione del dopo-sisma, il vero cammino verso la realizzazione del progetto: sarà un cammino lungo, estenuante e a volte contraddetto.

Infinite le interruzioni, causate dalla successione dei responsabili della Soprintendenza di Potenza. Vi fu la sospensione dei contributi statali, perché l'apparato regionale fu sottoposto ad indagine da parte di una speciale Commissione parlamentare. Monsignor Cuccarese pertanto non vedrà nessun compimento, neppure parziale della sua iniziativa. A suo merito si ascriveranno alcuni importanti interventi sulla Casa di Riposo, rendendola più idonea e funzionale, con l'installazione dell'ascensore, con la ristrutturazione dei servizi igienici e la creazione di un appartamento per le Suore, le quali dal 1984 concorreranno alla direzione della Casa stessa.

Monsignor Cuccarese riuscirà altresì ad ottenere dagli americani la costruzione di un grandioso villaggio nella proprietà terriera ricevuta dal Canonico Michele Gala; servirà per promuovere campi scuola, incontri spirituali e culturali, nonché convegni ecclesiali, etc.

Sua Eccellenza Monsignor Michele Scandiffìo ( 1988-2005).

Monsignor Scandiffio darà un impulso notevole per riprendere il cammino dei lavori e portarli decisamente a conclusione, ma... sarà duro e lento!...

L'evento che diventerà motivo molto valido per avviare a conclusione i lavori sarà la Celebrazione del IX Centenario della Cattedrale, indetta per il 1994-1995.4

In vista di tale evento, Monsignor Arcivescovo intervenne presso la Soprintendenza di Potenza, che ormai era stabilmente diretta dall'Architetto Antonio Giovannucci, coadiuvato dal Geometra Tommaso Sileno, diligente funzionario, per concorrere all'allestimento di una sala per convegni che sarà denominata "Salone dei Vescovi". Concorse alla sistemazione dignitosa di due zone destinate a foresteria, arredando in maniera molto appropriata sia il salone, sia la foresteria. I lavori furono sopportati dalla Diocesi, perché nel frattempo essa godeva del contributo annuale derivante dall'otto per mille.

Nel 1998 fu celebrato il decennale di Episcopato di Monsignor Arcivescovo5 e nel 2001 il 50° di sacerdozio.

Per l'occasione del Giubileo sacerdotale fu inaugurata la "Galleria degli stemmi" nei luminosi corridoi del secondo livello. Fu organizzata dalla Curia Arcivescovile, con la pubblicazione del volume del Canonico Giuseppe Lettini:"Acerenza e i suoi Vescovi", un itinerario per la conoscenza storica dei Vescovi di Acerenza, e con l'esposizione di 87 pannelli in legno pressato e trattato, recanti gli stemmi di tutti gli Arcivescovi, un autentico capolavoro realizzato con rara competenza e con pazienza certosina dalla professoressa Margherita Ianniello di Acerenza.

Monsignor Scandiffio6 vedrà realizzata tutta l'opera di ristrutturazione, conclusa con la nuova scala di accesso dal primo al secondo livello, realizzata da un autentico maestro ferraiolo, il signor Giuseppe Mignogna di Campobasso, l'eccelsa copertura del chiostro, ideata dall'architetto Giovannucci, grazie alla collaborazione finanziaria del Comune di Acerenza.7

Dal 2003 comincia intanto la fase per l'allestimento museale. La Soprintendenza dispone di una somma che destina all'acquisto dei contenitori dei beni artistici e viene affidata all'architetto Michele Di Capua.

Egli si correla in maniera molto particolareggiata dei beni artistici esistenti nei nostri "ripostigli" e attraverso la lettura delle schede ne concepisce un itinerario. Le vetrine, secondo i pareri della Soprintendenza, saranno tra le più idonee e sicure che esistono sui mercati e saranno fornite da una delle più apprezzate ditte, con residenza a Caserta.

L'allestimento museale verrà di fatto iniziato da Sua Eccellenza Giovanni Ricchiuti (2005-in carica).

Egli ha cura primaria di nominare il Direttore dei Musei Diocesani, degli Archivi e della Biblioteca nella persona del Canonico Antonio Giganti, professore emerito di Storia Medievale presso l'Università di Bari.

Da subito è impegnato ad evidenziare tutti i beni da esporre, al ripristino e alla ripulitura dei medesimi, e alla collocazione, in armonia costante con la signora Regina, esperta inviata dalla Soprintendenza di Matera.

Prima di concludere, mi sembra doveroso evidenziare quanto interesse e acuto senso di responsabilità abbia sempre espresso il Capitolo Cattedrale, in collaborazione stretta con gli Eccellentissimi Pastori della Chiesa di Acerenza.

Il Capitolo, in particolare, ha sempre gelosamente custodito e tutelato tutti i beni della Cattedrale, precisando che nel coretto si custodivano tali beni. Esso si è rapportato con le autorità civili e si è reso sempre disponibile a trattare con esse, anche perché legalmente responsabile.

La conservazione dei beni sacri e profani è stata un'impresa estremamente difficile e delicata. Essa è stata una vera emergenza dal 1948, quando iniziarono i lavori di demolizione delle volte della Cattedrale. L'Episcopio divenne luogo di accoglienza degli oggetti sacri più preziosi, dai parati sacri all'argenteria etc etc. Anche la Cappella di San Marco divenne supporto di accoglienza delle tele con dipinti sacri e ritratti, nonché di tutti gli oggetti derivati dalle demolizioni di altari, di balaustre con relativi cancelli in ferro battuto e il coro ligneo.

La cappella di S. Marco subirà l'oltraggio del sisma del 23 novembre 1980. verrà demolita e tutti i beni conservati subiranno un nuovo difficile trasloco; in questo lavoro va dato molto merito al Sac. Canio Forenza, in quel tempo parroco di S. Antonio.

Dal 1970 in poi, con lavoro assiduo e minuzioso l'Arciprete della Cattedrale Don Mario Festa iniziò una tessitura di rapporti, risultata molto fruttuosa, con la Soprintendenza di Matera.





Note

1 La dottoressa Franca Luisa Bibbo di Genzano di Lucania e la dottoressa Anna Lupo, sempre di Genzano di Lucania, per incarico della Soprintendenza dei Beni Artistici di Matera, hanno compiuto un 'accurata ricerca e un 'approfondita descrizione rispettivamente dei parati sacri e delle argenterie, giacenti nel tesoro della Cattedrale di Acerenza.. Esistono relative pubblicazioni.
2 Ricco il patrimonio degli oggetti sacri di grande valore artistico che Mons. Pecci ha lasciato in eredità alla Chiesa di Acerenza: due pastorali, una mitra, una croce pettorale con cinque topazi e un'ametista, un anello episcopale, un calice e i vasi per gli oli santi, ecc.

3 Nel complesso degli anni in cui sono stati eseguiti i lavori 1980-2005 le ditte che si sono alternate sono le seguenti: Ditta Giuseppe Filippucci di Matera; Ditta Fratelli Garaguso di Salandra (Mt); (Ditta Giuseppe Centore di Napoli, che si è servito della locale Ditta Fortunato Pietro Antonio. Da menzionare: durante l'intero arco della durata dei lavori la presenza di un ottimo operaio di Acerenza, il Signor Canio Fortunato.

4Le celebrazioni del IX Centenario si avviarono nel maggio del 1994 e si conclusero con il Congresso Eucaristico diocesano nel giugno 1995. Per iniziativa della Curia Arcivescovile furono pubblicati due volumi sull'evento ecclesiale: "Celebrazioni del IX Centenario della Cattedrale di Acerenza: 24 maggio 1994-25 giugno 1995" e "Primo Congresso Eucaristico Diocesano: 18-25 giugno 1995".

5 Anche per questa celebrazione la Curia Arcivescovile ha pubblicato due interessanti volumi: "Un decennio dì servizio e di magistero episcopale 1988-1998", "Giubileo d'oro sacerdotale di S. E. Monsignor Michele Scandiffio".

6 Monsignor Scandiffio concluderà il suo mandato pastorale realizzando nella proprietà del Canonico Gala una grande sala per convegni a forma ottagonale. Ha investito una cospicua somma dell'otto per mille per trasformare radicalmente il palazzo gentilizio di famiglia del Canonico Mons. Michele Gala che è servito per un anno a sua residenza e quindi destinato ad accogliere la Curia Arcivescovile ed altri uffici diocesani. A conclusione, inoltre, dei lavori di ristrutturazione dell'Episcopio, derivati dal sisma dell'ottanta, ha installato in Episcopio un ascensore ed ha creato al primo piano una dignitosa foresteria.

7 II Comune di Acerenza è stato sempre attento e disponibile per ogni utile collaborazione. Dopo il terremoto il Comune ottenne una somma destinata per i lavori del Seminario diocesano e che fu amministrata direttamente dalla Soprintendenza di Potenza.






L'OROLOGIO DEL CASTELLO di Angelo Schiavone

Nella torretta angolare del Castello di Acerenza sita in via Giacinto Albini è incastonato un quadrante di orologio in pietra bianca, dai più ritenuto una meridiana.

Orologio.acerenza.torretta2.gif

Il curioso quadrante riporta incisi, ad indicare le ore, solo sei numeri romani: la VI ora in alto e sei gigli ad indicare le mezze ore.

Orologio.acerenza.quadrante2.gif

La lancetta, ormai perduta, era unica ed effettuava quattro giri in un giorno. Non si tratta di una meridiana ma di un orologio meccanico con quadrante “alla romana” segnante l’ora italica. L’orologio conserva al suo interno l’antico meccanismo composto da una gabbia, tre treni di ruote, alberi e pignoni ancora ben allineati al quadrante. Perfettamente conservata è la ruota partitoria che, con le sue tacche, governava il suono delle campane.

Orologio.acerenza.meccanismo2.gif

Un tempo il meccanismo funzionava grazie ad un sistema di corde e contrappesi ed occorrevano due cariche manuali al giorno per attivarlo. Oggi è possibile ammirarne uno in funzione nel campanile della chiesa di San Rocco del vicino paese di Cancellara Questo tipo di orologio da torretta fu inventato a Roma verso la metà del ‘600 e si sviluppò soprattutto nel Lazio e nelle regioni circostanti. Aveva la funzione di indicare con il suono delle campane le antiche ore italiche che prevedevano la numerazione romana da I a XXIV. La presenza di 24 numeri rendeva difficile la lettura delle ore e numerosi i rintocchi. Dividendo invece il quadrante in sole 6 ore, l'ampiezza tra i numeri si allargava di 60 gradi, quindi l’unica lancetta poteva indicare perfettamente le ore anche a distanza, e la suoneria poteva ridurre il numero dei rintocchi. Il sistema delle sei ore permise inoltre di ridurre l’usura delle campane continuamente percosse dal maglio. Questi orologi erano destinati ad uso civile o ecclesiastico. In ambito civile segnavano l’apertura e la chiusura della porta delle città segnalando ai contadini che era ora di rientrare dai campi. L’uso religioso era più articolato. Il passaggio della lancetta dalla III alla VI ora e viceversa cadenzava il ritmo delle preghiere che si recitavano ogni tre ore: Il Mattutino alle 3 del mattino, l’ora prima alle 6 del mattino, l’ora terza alle 9 antimeridiane, l’Ora Sesta a mezzogiorno, l’Ora Nona alle tre pomeridiane, i Vespri alle 6 pomeridiane, la Compieta alle 9 della sera. Si pregava quindi ogni volta che la lancetta era rivolta verso l’alto o verso il basso. Con l’invasione delle truppe napoleoniche nel territorio italiano fu introdotto un sistema di suddivisione della giornata in due intervalli di dodici ore (ore alla francese), sistema poi adottato in tutta Europa. Pertanto lo Stato Pontificio, con una bolla papale di Pio IX, nel 1846 adottò il nuovo sistema di numerazione delle ore abolendo questi orologi. In un dipinto conservato nella Coffee-House del palazzo del Quirinale è riprodotto un orologio in pietra bianca con quadrante a sei numeri romani del tutto simile a quello di Acerenza.

Dipinto.panini2.jpgDipinto.pannini.campanile.jpg

Il dipinto, ad opera di Giovanni Paolo Pannini, è del 1744 e rappresenta la visita del Papa Benedetto XIV (1675 – 1758) alla Basilica romana di Santa Maria Maggiore.
Papa Benedetto XIV in previsione del Giubileo del 1750 sponsorizzò numerosi restauri di antichi edifici ed in particolare delle basiliche maggiori. All’architetto Ferdinando Fuga (Firenze, 1699 – Roma, 1782) fu affidata la progettazione della nuova facciata di Santa Maria Maggiore i cui lavori cominciarono nel 1741 e terminarono nel 1743. Per la fine dei restauri, nel 1744 fu organizzata la visita papale alla Basilica ed il pittore Giovanni Paolo Pannini raffigurò l’evento.
Nel dipinto è ben visibile il campanile romanico alto 75 metri (il più alto di Roma) costruito tra il 1375-1376 in cui è incastonato il quadrante a sei ore.
Chi visitasse oggi la basilica si troverebbe invece di fronte ad un quadrante a 12 ore.

Smmaggiore2.jpgS.maria.m.dettaglio.jpg

L’orologio, sostituito dopo la bolla papale di Pio IX, svettava sul campanile già prima del 1857 come dimostra questa stampa di quell’anno.

Stampa.santa maria maggiore2.jpg

Nel 1751 Ferdinando Fuga fu chiamato a Napoli dal nuovo re Carlo di Borbone con l'incarico di progettare l’Albergo dei Poveri. Qui ottenne numerosi ed importanti incarichi, quali il Cimitero delle 366 fosse per l'Ospedale degli Incurabili e la facciata della chiesa dei Girolamini. La Chiesa dei Padri Girolamini, il cui appellativo deriva dalla sede romana dell'ordine fondato da San Filippo Neri, nel convento di San Girolamo alla Carità, fu eretta nel XVI secolo. L’architetto napoletano Dionisio Lazzari a metà del XVII secolo ne realizzò la facciata e, come si evince da questa stampa del 1620, inserì nei campanili due orologi con quadranti a 12 ore

Stampa.gerolamin2 copia.jpg

Ferdinando fuga ridisegnò la facciata nel 1780 dotando i campanili di due nuovi orologi. Munì il campanile destro di una meridiana ed il sinistro di un orologio meccanico con quadrante a sei ore.

Gerolomini.chiesa.jpg
Gerolomini.orologio.1.jpgGerolamini.meridiana.jpg

Anche in questo caso sorprende la somiglianza dell’orologio incluso nel campanile di sinistra con quello di Acerenza. Fu quindi la mano di questo grande architetto a disegnare l’orologio di Acerenza? Ricordo che a Ferdinando Fuga fu commissionata a Napoli la costruzione di “Villa Monteleone”, iniziata dal duca Diego Pignatelli di Monteleone nel 1728 e portata a termine da suo figlio, duca Fabrizio nel 1766. Le famiglie Pinelli e Pignatelli, fra le più antiche e prestigiose della nobiltà napoletana, furono proprietarie del Castello di Acerenza per più di due secoli. In particolare, il duca Diego Pignatelli di Monteleone fu uno degli aristocratici più ricchi e potenti nel periodo del vice-regno austriaco e suo fratello minore, Francesco Pignatelli di Monteleone fu cardinale arcivescovo di Napoli dal 1703 al 1734. Una così potente famiglia avrebbe ben potuto commissionare al noto architetto l’orologio per il castello lucano.
Angelo Schiavone.

Strumenti personali
Namespace
Varianti
La cultura