Introduzione alla storia
Da Acerenza wiki.
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LA STORIA
Ragazzo mio, tu sei erede di un grande, inestimabile patrimonio che la comunità adulta vuole mettere a tua disposizione.
Questo patrimonio si chiama cultura. La qualità della cultura che un gruppo sociale esprime incide significativamente
sulla qualità della vita dei singoli componenti del gruppo.
Perciò i giovani vengono iniziati alla cultura come una volta venivano iniziati alla vita (nota).
La cultura è conoscenza. Essa attiva la funzione del conoscere, capire, comprendere, spiegare i fatti, attiva bensi la capacità di archiviare ordinatamente i dati di conoscenza, per poterli all'occorrenza riutilizzare.
Cosi la cultura è costume, tradizione, organizzazione sociale, filosofia, religione, arte, scienza, economia, tecnologia, ma
anche storia.
La scuola è l'istituzione sociale che per conto ed in nome della comunità degli adulti partecipa ai giovani questa inestimabile ricchezza organizzata in un curricolo per discipline di studio.
Ebbene tra queste discipline trovi appunto anche la storia.
Il primo incontro con la storia tu l'hai fatto sulle ginocchia della nonna o nelle calde lenzuola del tuo lettino quando, per farti addormentare, tua madre ti raccontava una storia ...
"C'era una volta un re nel suo castello, ecc. ecc."
Si, infatti la storia, essenzialmente racconto.
Il racconto della nonna si sviluppa in uno scenario popolato
di streghe, di fate, principi e briganti, animali che parlano e
gatti che indossano gli stivali.
Ma tu adesso sai che questi eventi non appartengono al mondo
della realtà. Ti ha dunque mentito la nonna?
No, le nonne non mentono!
Quando tu eri piccolo la nonna non poteva parlare alla tua
razionalità ancora debole e immatura, parlava invece alla tua
fantasia, già ricca, vivace, esplosiva. Ella tuttavia ti raccontava la sua vita, i suoi sogni, i suoi desideri, le sue fantasie.
Ed era sempre un racconto nuovo, bellissimo!
Oltre che belli i racconti della nonna ti sono stati molto
utili perchè hanno contribuito a costruire nella tua mente una
prima rapprentazione dell'ambiente nel quale sei chiamato a vivere. La nonna ti ha comunicato che nel suo mondo, che è anche il
tuo mondo, c'è il bene ed il male. Ella ha voluto deporre nel
tuo cuore il germe della speranza, giacchè il bene alla fine
trionfa grazie al nostro impegno. Con saggezza, amore e discrezione la nonna ti ha detto che non dovrai scoraggiarti di fronte
alla sofferenza perchè il male sarà sconfitto.
Cosi la nonna, che ha superato tante difficili prove durante
la sua vita, con il suo racconto ti augura che tu possa sconfiggere il male e vivere felice e contento come il principe e la
principessa nel loro castello incantato.
Nel frattempo tu sei cresciuto, sei andato alla scuola materna dove le maestre ti hanno raccontato tante altre storie e intanto ti aiutavano a ricostruire le tappe fondamentali della tua breve ma intensa esperienza di vita.
E tu cosi hai cosi appreso che tra le tante storie c'è anche la tua storia.
Alla scuola elementare infine, essendo ormai diventato un
ometto, hai finalmente cominciato a studiare, tra le altre discipline, anche la storia.
E qui i maestri ti hanno detto che la storia come la verità è una sola. Le altre, quelle cioè che non coincidono con la verità sono favole, fiabe, novelle, romanzi, e talvolta soltanto bugie.
Ma forse anche questa è una favola o almeno una esemplicazione riduttiva. Non sempre gli storici dispongono della verità, la cercano.
Il metodo di ricerca garantisce alla storia il carattere
scientifico, ma non assoluta autenticità e verità degli assunti.
Molta parte della storia, anche di quella ufficiale, insegnata nelle scuole, è inquinata dalla ideologia dei gruppi dominanti.
Ragazzo mio rifletti! La verità per la mente è un alimento vitale proprio come l'acqua per il corpo. Ora tu sai che per una fondamentale norma igienica non puoi bere dovunque trovi dell'acqua. Il rischio dell'inquinamento è elevatissimo.
CI SONO TANTE STORIE.
Solitamente noi parliamo di storia come parliamo di verità e
al singolare. Una è la verità, una è la storia.
Le cose però non stanno così. Un evento, come un oggetto può
essere visto da diversi punti di vista, ottenendone diverse rappresentazioni tutte autentiche. L'evento può essere inoltre visto attraverso lenti più o meno terse o più o meno deformanti;
otterremo diverse rappresentazioni soggettive che risentono dei
diversi criteri di interpretazione o, talvolta, più semplicemente, risentono dei diversi pregiudizi ideologici.
La storia scritta da un marxista può essere diversa da quella scritta da un liberale o da un cattolico. Prendiamo dunque atto che ci sono tante storie.
La storia ufficiale, quella che prevale nell'insegnamento scolastico, ci riporta, come problema fondamentale per lo Stato italiano dopo il 1861, la questione meridionale.
Lo Stato italiano, sempre secondo la storiografia ufficiale, si viene a trovare composto da un'area ad elevato tasso di sviluppo culturale, economico ed industriale al Nord cui faceva da contrappunto una situazione anemica al Sud, sia sotto il profilo culturale che sotto il profilo economico.
Il giovane stato italiano, secondo la storiografia ufficiale, con varie indagini, relazioni e provvedimenti straordinari, investì molte risorse per recuperare allo sviluppo il Meridione d'Italia.
In altri termini la storia sembra condannare il Meridione
come area indolente, statica; persino Cristo si sarebbe fermato
ad Eboli. Una area dove l'uomo preferisce essere assistito piuttosto che lavorare, ripudia la cooperazione, il rischio dell'iniziativa, ignora la managerialità e la imprenditoria.
Qualcuno ha affermato che in fondo si tratti di un problema
di genetica culturale: la cultura meridionale, ancora sostanzialmente segnata dall'ispirazione religiosa, che spesso scade in magia, per i suoi prevalenti caratteri di irrazionalità non consente lo sviluppo di una mentalità moderna profondamente segnata dalla scientificità e dalla tecnologia.
PERCHE' SCRIVIAMO LA NOSTRA STORIA.
Ragazzo mio, spero che tu non abbia tratto le tue conclusioni nel senso che "se questa è la situazione al Sud, me ne vado al Nord; chiedo ospitalità nel sistema culturale, economico, civile di Milano, Torino, o comunque purchè sia Nord."
Una tale decisione farebbe di te un uomo senza radici e del
Sud un'area più povera giacchè verrebbe a perdere anche le tue
inestimabili risorse di mente e di cuore.
Anche noi siamo convinti che lo sviluppo economico è una variabile dipendente della cultura, lo abbiamo detto in apertura
del nostro discorso.
Vorremmo però che la cultura che orienterà le tue scelte non
sia una cultura inquinata da pregiudizi. Perciò vorremmo aiutarti ad imparare a confezionare da te i tuoi alimenti, a scrivere la tua storia, a costruire il tuo sistema di pensiero affinchè le tue scelte siano sempre scelte di libertà.
E' pericoloso oggi alimentarsi al supermercato della cultura.
Il nostro modello di storico è Paolo Diacono che scrive "La
storia dei Longobardi."
Paolo racconta i fatti, ma non trascura di registrare i miti, ci rende conto delle tradizioni, delle credenze delle superstizioni proprie di questo popolo. In altri termini come provetto
scultore Paolo intaglia quello che i latini dicevano la "facies",
l'immagine più vera, l'identità dei Longobardi.
Attraverso questa nostra storia di Acerenza vogliamo in
qualche modo fare un lavoro analogo. Non ci limiteremo quindi a
trascrivere i fatti storicamente provati da documenti certi ma
daremo conto dei miti, delle leggende, delle tradizioni e dei costumi dei lucani attraverso la storia di questa piccola comunità della nostra regione. Attraverso questa nostra storia ci sforzeremo di delineare i tratti fondamentali dell'identità lucana per affrontare da una prospettiva nuova la questione meridionale.
La prospettiva è quella di liberare nella cultura lucana le
tensioni verso lo sviluppo. E' troppo? Si, certo. Ma questo è il compito ineludibile della scuola.
CARISSIMI ALUNNI
Lettera di Michele D'Andria agli alunni di Acerenza
Vi scrivo, sotto il sole di Roma, da un angolo del terrazzino
della mia casa sita su Monte Mario, il più alto rilievo collinare
su cui si è estesa l'odierna città, al di là dei tradizionali
sette colli dell'Urbe Antica.
Sul terrazzino di un primo piano che dà su Via Friggerio, do
vita a gerani, rose ed altre piante e il pensiero si volge al padre mio che di piante fu infaticabile ed impareggiabile cultore.
E penso a quando fanciullo trascorrevo le mie ore liete nella valle degli orti, nel fondo detto di Il Gianzetre, giocando
solo con piccoli sassi, lungo rigagnoli di acqua sorgiva; e vivo
mi è il ricordo di un mattino di primavera. Da lontano giungevano
gioiosi rintocchi di campane. Era la Pasqua che si annunziava a distesa.
Lasciai la valle, i sassolini, le acque.
Lungo il sentiero, biancospini aggettanti pareva si piegassero a condurmi per mano. Ad un tratto ecco Acerenza pararsi innanzi al
mio sguardo; con le sue grotte, le sue case antiche, i suoi bastioni che alto la sollevano come su braccia giganti. Fra le sue mura mi attendevano altri giochi e compagni di pari mia nascita:
quelli che diventarono compagni di scuola.
Nacqui io in un giorno di aprile; segno l'ariete. L'anagrafe
del Municipio mi dice nato in Via Umberto I n.27. Ma altre sono le case del mio ricordo.
Fra esse quelle delle Scuole Elementari di allora.
In particolare il palazzo Martino nel quale frequentai il maggior
numero di classi, che nell'estate dello scorso '75 mi fu dato rivedere dopo anni ed anni. Rividi l'aula al secondo piano dal cui
balcone, pressochè undicenne, presi contatto con il pubblico,
leggendo alle persone di sotto, il bollettino d'una gloriosa
battaglia della guerra '15/'18.
In quanto alle case da me abitate lungo tutto l'arco dei
miei studi, l'ultima fu quella ubicata nel palazzo detto Petruzzi, nome questo di un sindaco della fine dell'800. La mia camera
era prospiciente la chiesetta di San Vincenzo, sul principio del
largo che mena al Seminario di una volta, poi Scuola Media Mons. Cavalla. Aveva un terrazzino lasciato a giorno, sormontato da un bell'arco a tutto sesto, forse avanzo architettonico dell'antico castello longobardo, il quale comprendeva l'attuale Arcivescovado e tutte le case che dal detto palazzo Petruzzi girano lungo la salita detta del "basolato" lungo tutto via G. Albini, dove fino qualche anno fa si ergeva ancora intera una torre, e infine intorno al Largo Gianturco che costituiva il fossato del Castello su cui veniva azionato il ponte levatoio per l'ingresso.
Dal quel terrazzino, ora chiuso a guisa di veranda, il mattino del 23 luglio, alle 7 e 45, per primo vidi salire il corteo di macchine in una delle quali riconobbi il Re d'Italia Vittorio Emanuele III che, inaspettatamente, giungeva ad Acerenza per ammirarvi di sua storia. Come vedete vi ho parlato un po' di me, del mio passato. Ora che dirvi della vostra lettera datata 27.4.76, ma che mi è giunta solo stamattina?
Quella vostra lettera, trascritta da Donatella Chiummiento che mi
ha ricordato il nome di un grande intelletto acheruntino, Giuseppe Chiummiento, il quale operò nell'agone giornalistico, negli
anni venti, dirigendo il primo ed unico giornale politico che abbia avuto la nostra Lucania. Egli poi si tresferl in Argentina
dove continuò a svolgere la sua attività di giornalista in mezzo alla comunità italiana del luogo.
Quando ho aperto il plico inviatomi dal vostro Direttore Didattico, con una sua amabile lettera e in più il giornalino "Il Formicaio" con una vostra lunga lettera, miei cari ragazzi della mia cara Acerenza, sappiatelo, la commozione mi ha pervaso l'anima e ancora il cuore. Stringendo tra le mie mani quel vostro foglio, mi è sembrato di vedervi tutti intorno a me, scolare e scolari della quarta B, con l'insegnante Donato Pepe e l'esimio vostro Direttore, prof. Nicola Orlando.
Mi compiaccio per tutto quanto avete in mente di fare in merito a ricerche sulla storia di Acerenza.
Circa il vostro invito di venire nella vostra classe e parlarvi di persona, spero di fare il possibile prima della chiusura
dell'anno scolastico.
E di cuore grazie per aver imparato la mia poesia dal titolo
"L'ora del Monte Vulture", il monte che visto da Acerenza assume il suo aspetto più suggestivo, specie quando cala il sole.
Quel sole che dalla torretta si vede salire dall'oriente a illuminare il letto scarno del nostro Bradano e l'agro tutto del nostro Comune.
A tutti il mio più cordiale saluto.
Michele D'Andria