L'uomo di Neanderthal
Da Acerenza wiki.
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TRA TANTE STORIE LA NOSTRA STORIA.
Nel territorio di Acerenza, le prime presenze umane che sono
state riscontrate si riferiscono a ritrovamenti litici rinvenuti
presso "Contrada Macchione" a circa sette chilometri dall' attuale
centro abitato, in direzione est.
Oggi la zona si presenta semipianeggiante, coltivata a cereali. Essa costituisce notevole fonte di reddito per l'economia
acheruntina.
Anticamente questa zona era interamente ricoperta di acqua e
costituiva il fondo di un antico bacino lacustre.
Sulle rive di tale bacino vissero, circa duecentomila anni
fa, uomini neanderthaliani. Essi erano prevalentemente cacciatori
t ma raccoglievano anche frutti selvatici e frutti di mare.
La loro età media si aggirava tra i venticinque ed i trenta anni.
Molti morivano in tenera età e, solo i più forti e robusti, riuscivano a sopravvivere.
Gli adulti soffrivano di reumatismi ed artrosi, in maniera tale
da deformarli e costringerli ad una forzata inattività che, a poco a poco, li uccideva. La loro dentatura era perfetta grazie ad una alimentazione sana e naturale.
Essi trascorrevano il loro tempo pescando nel bacino. Non usavano canne, ami o reti, ma semplicemente lunghi bastoni appuntiti.
Navigavano tale bacino a cavalcioni di grossi tronchi di albero.
Alcuni di essi si spostavano per cacciare raggiungendo anche la
rupe, dove oggi risiede il centro abitato di Acerenza.
Questi uomini lavoravano la pietra che scheggiavano in maniera rudimentale per fabbricare quei pochi utensili necessari a
soddisfare i loro quotidiani bisogni e per aprire i frutti di mare che essi stessi raccoglievano.
Prime armi risultavano essere le amigdale; grazie ad esse
questi uomini riuscivano a stordire l'animale attaccato. Quando
però l'animale era più grosso del solito o più veloce di loro,
questo veniva spinto a dirigersi verso la rupe da dove veniva fatto cadere nel burrone sottostante. Una volta caduti, gli animali, storditi per il colpo, potevano essere uccisi più facilmente.
Sulle collinette, intorno a contrada Macchione, sono stati
rinvenuti piccoli oggetti in selce e punte di selce che servivano per uccidere piccoli animali. La selce, infatti la si poteva trovare dappertutto e si presentava ricoperta di una scorza giallastra.
IL CULTO DEI MORTI
Questi primi uomini avevano già un loro culto per i morti.
Infatti il defunto veniva seppellito all'interno della stessa caverna. Nel "fosso", scavato appositamente, venivano deposti tutti
gli oggetti che gli erano appartenuti in vita. Piccoli, semplici
e rudimentali arnesi che costituivano il loro corredo personale.
Le pareti delle caverne venivano, successivamente, incise o dipinte.
I loro dipinti avevano anch'essi un significato propiziatorio. Si tendeva infatti a profetizzare quanto sarebbe accaduto
durante la caccia.
IL BACINO
Il bacino lacustre si formò per sollevamento del suolo, a causa di terremoti, circa un milione di anni fa e per lo sbarramento di un corso di acqua, l'attuale Bradano, nel quale se ne riversavano altri (oggi la Fiumarella ed il Basentello).
Lo sbarramento del corso d'acqua avvenne in seguito ad una eruzione del Vulture. Infatti pietre, cenere e lapilli, scagliati con forza e caduti nel Bradano, ne arrestarono la corsa.
Lo sbarramento avvenne in due punti: nei pressi di Irsina e nei pressi di Matera. Il lago cosi divenne sempre più grande.
Quando gli sbarramenti in seguito a "terremoti si sfaldarono, le
acque defluirono modificando il livello del bacino, il quale si
modificò per ben quattro volte.
L'ambiente naturale intorno al lago era ricco di vegetazione
e di animali. Gli uomini che venivano in questi posti trovarono
un ambiente particolarmente adatto a soddisfare i propri bisogni
e vi si fermarono.
Nonostante le glaciazioni, ovvero gli intensissimi freddi,
il lago mitigava il clima rendendolo adatto per la sopravvivenza
della specie. Infatti gli sbalzi di temperatura furono poco avvertiti in questa zona.
Dall'attuale Acerenza fino a scendere al Bradano c'era erba
e vegetazione, per cui gli animali potevano pascolare tranquillamente.
Quando poi centomila anni fa ci fu la terribile esplosione del Vulture, la massa di cenere, pietre e lapilli giunse fino al
lago, sconvolgendone la flora e la fauna ittica. Gli sbarramenti si ruppero ed il lago si prosciugò.
Gli uomini furono costretti ad abbandonare questi luoghi.
Dopo questi avvenimenti passarono da queste parti uomini che conoscevano l'arte di fare vasi di creta.
Essi lasciarono tracce della loro civiltà sul posto, ma non si fermarono.
IL TUMOLO
Dopo la terribile esplosione del Vulture, di cui si è fatto
cenno, non si sa più nulla di insediamenti umani presenti su questo territorio. solo intorno al tremila avanti Cristo ritroviamo
tracce umane nella zona del Tumulo, una collinetta situata a nord est
dell'attuale centro abitato. Tracce queste appartenenti all'uomo
Il sapiens-sapiens" ovvero della nostra stessa specie.
Questi uomini hanno già una loro struttura sociale. Infatti
i sono organizzati in piccole tribù che abitano villaggi posti su
di una altura, alla base della quale c'era sempre una sorgente di
acqua. Ciò naturalmente favoriva la coltivazione dei campi circostanti. I componenti di questo villaggio, però, non erano dediti all'agricoltura ma alla pastorizia. Allevavano pecore e capre. Si dedicavano anche alla caccia e alla pesca. Costruivano lance legando punte di selce ad un bastone. Conoscevano l'arco e le frecce. Cacciavano selvaggina di piccole dimensioni, quali cinghiali, cervi, uccelli. I pastori per seguire il loro gregge erano costretti a spostarsi e ciò permetteva loro di cercare i metalli. Conoscevano infatti il rame e il bronzo.
Sul Tumolo è stato trovato un grattatoio che serviva per
conciare le pelli.
Anche queste tribù avevano un loro culto per i morti. Essi
solevano bruciare i cadaveri degli adulti. I cadaveri dei bambini
venivano invece sepolti in grossi vasi in posizione rannicchiata.
I vasi venivano poi deposti sotto il pavimento della capanna a
protezione e tutela della famiglia.
Le donne e i bambini di questo villaggio fabbricavano vasi
grezzi.
Il loro villaggio era costituito di capanne sostenute da tronchi d'albero e ricoperte con frasche ed argilla.
Intorno alle capanne accendevano fuochi che servivano per essiccare l'argilla. Queste tribù al pari delle altre, poiché conoscevano i metalli, volevano avere il controllo sulle miniere e questo fatto provocò, naturalmente, accesi combattimenti con uomini di altre
tribù. Di qui la scelta di allocarsi su di una altura.
Tuttavia questo insediamento fu presto abbandonato. Le ragioni vanno ricercate nella natura del suolo tufaceo, che accelerava lo sgretolamento della collina e denunciava una certa carenza di acqua.
Probabilmente questi aggregati di capannicoli dovettero trasferirsi in altre località ove vi erano condizioni di vita più
favorevoli. E' certo però che non si spostarono di molto, infatti
nelle vicinanze sono state rinvenute tracce di vita e materiali
ceramici che riprendono il discorso interrotto sul Tumolo.
Gli abitanti di questo villaggio appartenevano ad un gruppo etnico proveniente dall'Albania. Essi erano discendenti degli Illiri. In seguito presero il nome di Osci.
DAL TUMOLO ALLA RUPE
Circa tremila e ottocento anni fa, dopo aver abbandonato
l'insediamento del Tumolo, i gruppi si divisero prendendo vie di-
verse. Un gruppo si diresse verso San Biagio, nei pressi di Forenza, un altro si diresse verso Oppido Lucano ed un altro ancora si trasferì sulla Rupe dove sorge l'attuale Acerenza. Tutti i gruppi si svilupparono secondo l'ambiente in cui vennero a trovarsi. Il gruppo che andò a san Biagio continuò ad esercitare la pastorizia. Gli altri vennero a contatto con altri popoli che abitavano la vicina Murgia (Puglia).
Per qualche secolo queste tribù continuano a costruire oggetti che servivano loro per uso quotidiano (tipo pignatte). In seguito, al contatto con altri popoli tendono a costruire vasi con
tecniche diverse di lavorazione e di ornamento. Si ha la cosiddetta ceramica geometrica.
Il gruppo insediatosi sulla rupe di Acerenza, essendo in ottima posizione di guardia, controllava i commerci che avvenivano
nella piana sottostante e lungo il corso del Bradano. Probabilmente assalivano i mercanti imponendo loro di pagare il pedaggio.
Il contatto con i popoli della vicina Puglia e Campania e
con i greci consenti loro lo scambio dei prodotti e ciò li portò
anche a perfezionare la tecnica costruttiva dei vasi che erano
sempre più decorati e rifinati. Gli uomini che abitavano la Rupe scelsero la zona di Ripallanza per la loro necropoli (città dei morti).
I defunti li seppellivano in posizione rannicchiata con le braccia sul petto. Ai loro piedi ponevano un vaso grande contenente del liquido ed un attingitoio. Successivamente questa gente abbandonò la rupe per stabilirsi sull'altura della Guardia. Da allora la Rupe venne considerata area sacra. La precedente necropoli venne cosl a trovarsi lontana dal
villaggio, per cui la situarono in località San Pietro.