La bella del mondo

Da Acerenza wiki.

Molto tempo fa c'era un ricco proprietario con tre figlie femmine e un figlio maschio. Un giorno si sentì molto male e disse al figlio, che era il maggiore: "Caro Peppino, tu ti sposerai soltanto dopo aver maritato le tue tre sorelle. I miei averi li dividerete equamente; la casa, invece, la lascio a te, però dovrai prenderti cura anche di tua madre, finché camperà. Per maritare le tre ragazze non ti preoccupare, basta che tu vada alle porte del paese per tre sere e chi in quelle sere tornerà in paese per ultimo, quello sarà il marito di una delle tue sorelle". Il padre non ebbe fatto in tempo a dire queste parole che spirò. Il figlio era molto indeciso, ma la vecchia madre lo incoraggiò a fare quello che gli aveva detto il padre prima di morire. E allora Peppino una sera si decise ad andare ad aspettare alle porte del paese per vedere chi quel giorno sarebbe tornato per ultimo dalla campagna. Vide molti uomini rincasare tardi, ma a mezzanotte finalmente non si vedeva in giro più anima viva. Per essere certo aspettò ancora e alle due e mezza Peppino vide un giovane con barba e capelli lunghi e con i vestiti molto vecchi e sdruciti. "Questo dev'essere sicuramente l'ultimo e dev'essere un gran lavoratore", pensò tra sè e sè e quindi gli andò incontro e gli chiese se voleva sposare una delle sue sorelle. Ma quello conosceva la famiglia di Peppino e davvero non si aspettava una richiesta del genere: "Io non posso -gli rispose con grande modestia e onestà-, faccio il mago sulle montagne e sono poverissimo; tua sorella invece è molto ricca. Come può un povero sposare una donna ricca?". Peppino gli spiegò che tutte queste sue preoccupazioni non avevano nessuna importanza, perché suo padre prima di morire aveva lasciato detto così. Dopo aver parlato un po' riuscì finalmente a convincerlo. Quindi condusse il mago a casa sua, svegliò tutte e lo presentò alla maggiore delle sorelle. A dire il vero quella appena vide il mago conciato così male non fu molto entusiasta della scelta del fratello, ma poichè doveva obbedire al volere della buon anima del padre accettò lo stesso di sposarlo. E il giorno dopo del matrimonio il mago salutò i nuovi famigliari e partì insieme alla moglie, dopo aver detto loro che non sarebbero più tornati. La suocera, molto sorpresa e preoccupata, gli domandò le ragioni di quella decisione. "Perchè noi andremo ad abitare in un bosco molto lontano", le rispose quello con molta semplicità. La madre rimase molto rattristata, ma non riuscì ad obiettargli niente. Dopo aver sistemato la prima, Peppino provvedette ad accasare anche le altre due sorelle. E non si sa per quale strano caso, accadde che anche gli altri due prescelti fossero dei maghi. Ed anche loro dopo essersi sposati partirono con le mogli, dicendo a Peppino e alla madre che non sarebbero più tornati. Intanto il tempo passava e il povero fratello vedendo che sua madre diventava sempre più triste si rimproverava per la scelta che aveva fatto. E diventava ogni giorno più nervoso e intrattabile, poichè la lontananza delle sorelle faceva star male sia lui che la povera madre. In uno di quei giorni di grande malumore mentre Peppino tornava a casa vide una vecchiarella che aveva un vasetto d'olioin mano, e siccome era molto arrabbiato e nervoso diede un calcio al recipiente e lo ruppe. "Figlio mio -gli disse la vecchietta-, il male che ti voglio ti possa far sposare la donna più bella del mondo!". . Peppino si fermò per un attimo a pensare a quella strana maledizione e poi, incuriosito, rincorse la vecchia per chiederle cosa significassero le sue parole e le chiese anche dove avrebbe potuto incontrare la bella del mondo. "Eh caro figliolo, non puoi andare a cercare la più bella ragazza del mondo, perchè lei è prigioniera di un mago molto crudele che abita in un bosco lontanissimo, ai confini del mondo". Peppino si scusò molto con la povera vecchia e le pagò il danno che aveva causato. E si stava già allontanando, quando sentì dietro di sè la vecchia che diceva: "Assai puoi camminare, ma è difficile trovarla". Ci pensò tutto il giorno e tutta la notte. E così nei giorni seguenti. Non riusciva più a togliersi dalla testa le parole della vecchiarella, finchè un giorno, stufo del suo nervosismo, si decise ad andare in cerca della donna più bella del mondo. Allora prese il cavallo, caricò le bisacce piene di viveri partì, lasciando la madre in lacrime che si disperava per essere stata dannata a trascorrere i suoi ultimi anni di vita senza avere vicino i propri figli. La poverina si disperava perchè era rimasta sola: "Non basta che ho perso il marito, adesso ad uno ad uno sto perdendo anche i figli!". Peppino cavalcò e cavalcò per giorni e giorni, finchè una sera non vide in lontananza una luce, e per darsi forza e coraggio disse a sè stesso: "Tanto devo cavalcare e camminare finchè a quella luce devo arrivare". Si cominciavano ad intravedere già i raggi del nuovo sole quando finalmente giunse a quella luce. Tra gli alberi del bosco vide una casa. Si avvicinò, scese da cavallo bussò alla porta. La sua sorpresa fu grande, mista a gioia e a lacrime, quando si vide davanti la sorella maggiore. E anche lei era sorpresissima, infatti da quando era andata ad abitare là non aveva più visto nè sentito il viso o la voce di cristiano 1). Ma lo fu ancora di più quando si accorse, spaventata, che lo sconosciuto era il suo amato fratello: "oh povera me! E ora come farai? Fra poco tornerà mio marito e quello non scherza, perchè ammazza tutte le persone che trova nella sua terra!". Però si accorse subito che il fratello era molto stanco e che non avrebbe potuto continuare il viaggio senza prima essersi riposato un po'. Allora, in fretta furia, lo condusse nella stalla e lo fece nascondere sotto un mucchio di paglia. Quando il mago tornò a casa continuava a guardarsi intorno dicendo: "Ucci, ucci, oh che odore di cristiani, oh che odore di cristianucci". La moglie cercò di distrarlo coprendo la tavola di cibi prelibati. E infatti il mago cominciò a mangiare; ma la moglie si fece a poco a poco molto triste e gli disse che da quando era venuta ad abitare là non aveva più rivisto i suoi cari famigliari. E piangendo gli confessò che suo fratello era venuto a farle visita: "Marito mio, ti prego, non ucciderlo; lui è venuto a trovarci perchè ci vuole bene". "Non aver paura, per questa volta non lo ucciderò, ma che non si ripeta mai più!". Chiamato dalla sorella che non stava più nella pelle da tanto era la sua gioia, Peppino uscì dal nascondiglio e salutò, ancora un po' timoroso, il cognato. Mangiarono e poi festeggiarono insieme lo straordinario evento. Dopo che si fu tranquillizzato del tutto ed ebbe riacquistato una certa familiarità, Peppino raccontò al mago la strana maledizione della vecchia. "Cognato mio, io non ho mai sentito nominare questa bella del mondo. Forse al riguardo ti potrà dire qualcosa l'altro tuo cognato mago, che abita appena fuori da questo bosco. Ma se quello ti vede, sicuramente ti uccide". Dopo una bella dormita, appena cominciò a farsi chiaro Peppino salutò e ringraziò il cognato, abbracciò forte la sorella e rimontò sul suo cavallo per rimettersi in viaggio. Verso mezzogiorno giunse dalla seconda sorella e anche lì riuscì a cavarsela, salvando la pelle. Purtroppo anche quest'altro cognato mago non sapeva niente riguardo alla bella del mondo. Però gli indicò la via per andare dal terzo cognato, il quale certamente doveva sapere qualcosa di più al riguardo: "Ma sta' all'occhio, perchè quello appena ti vedrà nella sua casa vorrà ammazzarti; se vuoi ancora campare, cerca di farti aiutare da tua sorella". Infatti quando Peppino il giorno dopo giunse a casa della terza sorella, il terzo cognato mago, rabbonito prima dalla moglie con le parole e i modi più dolci che era riuscita a trovare, poichè quello era davvero il più crudele e il più cattivo dei tre, gli disse: "Peppino mio caro, mi hai dato tua sorella che io mai l'avrei immaginato e di questo ti sono molto grato, ma ascolta me, torna indietro perchè la bella del mondo non potrai trovare". "Ormai ho cominciato a cercarla e devo continuare", gli rispose Peppino decisissimo. Allora vedendolo tanto convinto e coraggioso il mago lo condusse in un posto e gli indicò la strada per arrivare dalla donna più bella del mondo: "Lì troverai un bosco fittissimo e ad un certo punto vedrai un albero grandissimo, lì c'è anche un palazzo abitato da un orco sanguinario. Lui rapì la bella del mondo in un paese molto molto lontano e ora già da qualche anno la tiene prigioniera. Quel palazzo non ha portone d'entrata, ma solo finestre, perchè l'orco ha paura che la bella del mondo possa scappare o possa venir rapita troppo facilmente. Ma ora va' e se sei cauto e stai attento vedrai tu stesso come fare per entrare in quel palazzo". Finalmente, dopo due giorni di viaggio, Peppino giunse al palazzo e si nascose dietro l'immenso albero, fissando continuamente le finestre nella speranza di vedere la bella del mondo. Dopo qualche ora di attesa, verso il tramonto, vide arrivare dal bosco il terribile orco. Peppino si nascose ancora meglio dietro il tronco del grandissimo albero e facendo ben attenzione a non farsi scoprire vide l'orco andare sotto una finestra e urlare: "Petrisinella, Petrisinella bella, buttami le trecce che voglio salire". Ed ecco che subito dopo apparì alla finestra una ragazza bellissima. Era veramente la ragazza più bella del mondo, mai Peppino aveva visto una bellezza simile. Ma aveva un viso molto molto triste, come se avesse passato intere giornate a piangere sulla sua disgrazia. La vide prendere in mano le sue lunghissime trecce e lanciarle giù in basso all'orco. Quello, afferratele strette, a poco a poco, lentamente, si arrampicò ed entrò dalla finestra. Ormai cominciava a far buio. Peppino era stanchissimo, si preparò un giaciglio con le foglie del grande albero e si mise a dormire. Alle prime luci dell'alba si svegliò, giusto in tempo per vedere l'orco ridiscendere in quello strano modo dal suo palazzo e inoltrarsi nella boscaglia. Appena fu scomparso, dopo aver aspettato ancora un po' per essere sicuro che se ne fosse andato e non potesse sentirlo, Peppino corse sotto la stessa finestra e gridò: "Petrisella, Petrisella, buttami la tua bella treccia perchè sono qui per salvarti". La ragazza, col cuore palpitante di gioia e col viso finalmente sorridente, esaudì il più in fretta che potè quella richiesta, e qualche attimo dopo si trovò tra le braccia di Peppino, come se l'avesse da sempre aspettato. "Caro Peppino da qui non possiamo scappare!", disse Petrisinella con il suo bellissimo viso nuovamente triste. "Se sono riuscito ad arrivare sino a qui, vuol dire che riusciremo anche a scappare da qui", rispose Peppino accarezzandole dolcemente il-viso perchè ritornasse a sorridere. "Un giorno -disse lei come ricordandosi di una cosa a cui non aveva più pensato da molto tempo- l'orco mi disse che per me non c'era più via di scampo, neanche se avessi usato il pettine, il sapone e il rasoio che lui tiene sotto il suo materasso. E aggiunse che se fuggendo gli avessi scagliato contro il pettine, si sarebbe formata una montagna di spine. Se gli avessi lanciato contro il sapone, si sarebbe formata una montagna di schiuma. E se invece gli avessi scagliato il rasoio si sarebbe formata una montagna di lame. Ma l'orco mi disse che lui sarebbe riuscito lo stesso a superare tutti e tre gli ostacoli e concluse dicendomi: 'Se tu ti vuoi salvare, in una fontana ti devi gettare'. Quindi la mia salvezza può essere solo la morte. E così da quel giorno ho perso ogni speranza di salvezza e mi sono rassegnata a rimanere qui finchè vivrò". Peppino invece non si voleva affatto rassegnare e non voleva darsi per vinto tanto facilmente, prima ancora di provare. Era un giovane coraggioso, e messisi in tasca il pettine, il sapone e il rasoio, fissò una corda alla finestra e fece scendere prima Petrisinella e poi scese lui. Infine montarono sul suo cavallo che per tutto quel tempo era rimasto nascosto dietro il grande albero e fuggirono insieme. Ma l'orco, che proprio in quel momento stava ritornando al palazzo perchè probabilmente aveva dimenticato di prendere qualcosa, li vide, urlò come un dannato e si mise subito ad inseguirli. E riuscì davvero a superare tutte e tre le montagne, quella di spine, quella di schiuma e quella di lame. ormai si avvicinava sempre più ai due poveri giovani. Ma ad un certo punto, dietro un'altura, Peppino e Petrisinella videro una chiesetta con un lago vicino. Petrisinella si buttò in acqua e divenne un'anguilla e Peppino invece in quattro e quattro otto si mise addosso una vecchia tunica da prete che aveva trovato nella sacrestia della chiesetta. Quando l'orco giunse là, senza neppure fermarsi e continuando a correre, chiese al prete, cioè a Peppino travestito da prete, se avesse visto passare due giovani. Peppino astutamente gli indicò una strada che l'orco imboccò di volata. E corredo nella direzione indicatagli da Peppino l'orco urlava: "Per un bacio che gli daranno, la bella del mondo non potrà sposare". Non appena l'orco si fu allontanato Peppino pregò Perisinella, che nel frattempo era uscita dalle acque del lago ed era tornata ad essere una ragazza, di nascondersi nella chiesetta e di aspettarlo, perchè lui sarebbe tornato a casa a prendere degli abiti e una carrozza degna di lei. E dopo aver detto queste parole partì come una saetta, lasciando nuovamente sola la sua bella. Peppino mancava dal suo paese già da tre anni, per cui non appena varcò la soglia di casa vide la madre con un sorriso di gioia negli occhi corrergli incontro perchè voleva abbracciarlo forte a sè e baciarlo. Scostandosi di scatto e tenendola ferma con le mani Peppino le disse con dolcezza e rammarico allo stesso tempo: "No madre, non baciarmi, perchè se lo farai mi coglierà la maledizione di un orco potentissimo e cattivissimo!". La madre rimase delusa ed offesa e ritornò ad essere triste; ma quando il figlio le ebbe raccontato tutte le peripezie e i pericoli corsi in quei tre anni, lei capì, si rallegrò nuovamente e riuscì a trattenere il suo gran bisogno e desiderio di riabbracciare e baciare il figlio tanto amato. Peppíno aveva cavalcato tre giorni e tre notti senza neanche una pausa, era stanchissimo, quindi non fece in tempo a finir di mangiare che si stese sul letto per riposarsi un pochino prima di ripartire per la chiesetta dove aveva lasciato la bella del mondo Petrisinella. Ma mentre lui dormiva la madre, piena di gioia e non credendo veramente alla storia dell'orco, lo baciò. Quando Peppino si svegliò aveva completamente dimenticato il suo viaggio di tre anni, l'orco e perfino Petrisinella, la più bella donna del mondo che l'attendeva da sola e impaurita nella chiesetta vicino al lago. Egli riprese a vivere nel suo paese senza più coscienza di tutto quello che gli era accaduto nei precedenti tre anni in cui era stato via. E dopo due mesi s'innamorò e si fidanzò con un'altra ragazza, che presto avrebbe sposato. La povera Petrisinella, sempre nascosta e attenta a non farsi vedere da nessuno, aspettava con grande speranza il suo ritorno. Soltanto di sera, al buio, usciva dal suo nascondiglio e raccoglieva qualche frutto e qualche erba commestibile per non morire di fame. Aspetta e aspetta, ma Peppino non arriva. Un giorno però capitò nella chiesa una vecchiarella, e non appena Petrisinella la vide non resistette più, aveva una voglia irresistibile di scambiare qualche parola con un'altra persona, il silenzio la stava facendo uscire pazza. Così sgaiattolò fuori dal suo nascondiglio e si mise a parlare con quella. La vecchiarella veniva proprio da un paese vicino a quello di Peppino e chiacchierando del più e del meno raccontò a quella bellissima ragazza che Peppino in capo a poche settimane si sarebbe sposato. Petrisinella non le disse che lo conosceva, ma si mostrò lo stesso molto contenta a sentire quella notizia di imminenti nozze; e dopo che la loro conversazione si era fatta più familiare pregò la vecchia di tornare a visitarla, perchè lei viveva lì tutta sola senza mai vedere nessuno, e prima di salutarla la pregò anche di portarle due pezzettini di stoffa del vestito della futura sposa, perchè avrebbe voluto confezionare un piccolo regalo per loro. La settimana dopo la vecchiarella tornò veramente a trovarla e le portò anche i due pezzetti di scarto del vestito della futura sposa che Petrisinella le aveva richiesto. "Sono andata a trovare la sarta che era stata incaricata di cucire il vestito e quella è stata davvero molto gentile e mi ha dato questi due pezzi, spero che basteranno per il regalo che vuoi fare", disse la vecchiarella tutta contenta di essere riuscita a farle quel piccolo favore. Poi la vecchia si inginocchiò e pregò per una mezzoretta la madonna protettrice di quella chiesetta, infine salutò affettuosamente Petrisinella e si mise in cammino per tornare a casa. Ma mentre quella s'era già incamminata, la bella del mondo le corse dietro e le chiese la strada per arrivare al paese di Peppino: "Altrimenti come faccio a portare ai due sposi il regalo che voglio preparare?". La vecchiarella le spiegò tutto con molta precisione e chiarezza, concludendo: "Ricordati che per arrivarci dovrai camminare due giorni interi, non dimenticarlo". Petrisinella si mise subito al lavoro, perchè infatti la vecchia le aveva anche detto che Peppino e la sua futura moglie si sarebbero sposati fra tre giorni. Con quella stoffa costruì due bei pupazzetti, belli come delle bamboline, uno era un maschietto e l'altro una femminuccia. E non appena ebbe finito, per paura di non arrivare in tempo si mise subito in viaggio. Giunse là proprio la mattina del matrimonio. Trovò tutto il paese in festa, perchè Peppino aveva invitato al suo banchetto di nozze tutti i compaesani e tutti i forestieri che si sarebbero trovati a passare di là quel giorno. Cosi anche Petronella potè sedersi a quell'immmensa tavola imbandita con ogni ben di Dio. E sebbene avesse camminato per due giorni e già da alcuni mesi avesse mangiato solo frutta e erbe selvatiche, tuttavia non aveva perduto la sua staordinaria bellezza. La bella del mondo prima che gli sposi arrivassero, senza farsi vedere da nessuno, aveva messo il pupazzetto maschio accanto al piatto di Peppino e quello femmina accanto al piatto della sposa. In poco tempo gli invitati arrivarono e il pranzo iniziò. Ma mentre mangiavano, improvvisamente il pupazzetto femmina cominciò a parlare, con grande stupore dei novelli sposi e di quelli che sedevano vicino a loro: "Peppinello, Peppinello mio, non ti ricordi del giorno che venisti nel grande bosco per salvarmi dall'orco?". E il pupazzetto maschio rispose: "No, non mi ricordo. No, non mi ricordo". "Peppinello, Peppinello mio, non ti ricordi del pettine, del sapone e del rasoio?". E di nuovo il pupazzetto maschio rispose: "No, non ricordo. No, non ricordo". "Peppinello, Peppinello mio, e non ti ricordi quando io sono diventata anguilla e tu prete e l'orco furibondo ti lanciò la maledizione che non avresti più sposato Petrisinella se qualcuno ti avesse baciato?". A questo punto il pupazzetto maschio esclamò tutto contento e gioioso: "Si, si, adesso ricordo, mi ricordo benissimo!". A sentire queste ultime parole Peppino prima impallidì e poi, piano piano, cominciò a ricordarsi di tutto quello che aveva passato in quei tre anni che era stato via dal suo paese, e lentamente vecchi ricordi, immagini e sentimenti ridivennero chiarissimi e vividi nella sua mente e nel suo cuore. Chissà se la sua bella del mondo lo stava ancora aspettando alla chiesetta. Le sarà forse successo qualcosa? L'orco forse l'avrà scoperta e l'avrà imprigionata di nuovo? E mentre tutte queste e altre domande gli correvano a cento all'ora per la testa, si guardava intorno, stupito, confuso, triste, arrabbiato con sè stesso. Ma ad un tratto, guardando confuso tutti quegli invitati, riconobbe subito Petrisinella, che non sedeva molto distante da lui. Allora si alzò di scatto, andò da lei e la baciò. La sposa, i parenti e gli invitati erano tutti sconvolti da quello che stava accadendo. Tutti avevano smesso di parlare, l'orchestrina aveva interrotto la canzone a metà. La gioia e la felicità di Peppino e Petrisinella invece era così grande, che non si riesce neppure ad immaginare. Finalmente si erano ritrovati. Pochi giorni dopo Peppino e Petrisinella si sposarono e vissero per tutta la vita felici e contenti.

(Raccontata in dialetto lucano da Antonio Giuseppe Caruso. Tradotta e trascritta da Antonio Saluzzi il 18.11.1980)

1) Nel dialetto lucano cristiano significa persona.

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