La prima guerra mondiale

Da Acerenza wiki.

Questi documenti facevano parte della antologia degli scrittori acheruntini redatta dalla scuola elementare di Acerenza.

Si tratta di epistolari di guerra di due giovani acheruntini caduti in combattimento, Canio Forenza durante la prima guerra mondiale e Giuseppe Caramuta durante la seconda.

Abbiamo scelto di farvi raccontare la guerra non da chi la progetta e la organizza, non da chi la studia, ma da due ragazzi che l'hanno combattutta.

Abbiamo stralciato questi documenti perchè riteniamo che trovino migliore collocazione qui nella sezione di storia.

Il resto dell'antologia è stata pubblicata in questa spazio web nella sezione Letteratura


Indice

GUERRA 1915-1918




Caro piccolo lettore, nel corso del tuo impegno di studio hai più volte incontrato la parola guerra. E' purtroppo una esperienza che occupa un posto importante nella storia dell'uomo. E' difficile però che tu abbia un idea esatta di cosa sia la guerra.

Forenza Canio ce ne dà una testimonianza diretta.

" ... il nemico ... con le sue mitragliatrici ci falcia ... Qui piove dirottamente e sia ufficiali che soldati abbiamo le uniformi rosse da cima a fondo, e si trema dal freddo per ore continue. Eh ... che Iddio metta una buona volta riparo a tanto strazio ... Bisognerebbe se non farla, almeno vederla da vicino la benedetta guerra per potersene fare un concetto chiaro di essa.

Canio non è più tornato.

Noi non possiamo esimerci dal ricordare con commozione le vittime della guerra. Ad essi Acerenza ha voluto dedicare un monumento. La scuola ha partecipato con viva commozione alla inaugurazione.
Il Direttore Didattico Donato Pepe

Ricerca di un'alunna della scuola elementare




Canio Forenza, un giovane ventiquattrenne, per motivi di guerra lasciò Acerenza, la famiglia e gli amici e nel maggio del 1915 parti da Potenza con il grado di sergente. Questo giovane, appena arrivato sul fronte austriaco, non smise mai di scrivere ai suoi genitori lettere di incoraggiamento e di , commozione che parlavano della guerra. Nel treno per mancanza di posto, viaggiò nei vagoni merci e bestiame dove era stivato con gli altri compagni.

Arrivati in Friuli, a cinque Km dall'accampamento austriaco, i nostro soldati costruirono delle trincee, che erano gli accampamenti scavati nella terra. Con la terra fuoristante e con dei sacchi pieni di sabbia, costruirono dei muretti per ripararsi dai proiettili. Questi rifugi servivano per ripararsi dalle intemperie e dalle bombe che il nemico lanciava attraverso aeroplani.

Canio Forenza in una delle sue lettere ai genitori si scusa della pessima calligrafia, perciò per la pioggia e per il bombardamento era costretto a scrivere sulle ginocchia accoccolato nella buca della trincea. Parlava anche che il nemico aveva tentato di tutto per ucciderli: lasciava nella trincea sigarette avvelenate e, facendosi scambiare da italiano, combatteva con la baionetta. Ma anche contro la furbizia nemica i nostri non si facevano ingannare.

Gli facevano mangiare patate e fagioli e nei giorni di festa gli passavano biscotti e cioccolato, del marsala e qualche sigaretta. "Che vita dura è quella di vivere in trincea, è peggio di stare in caserma"!

Questo è quello che scrisse in un'altra lettera ai genitori: "Pensate che ci aiutiamo l'un l'altro anche nei salvataggi a soccorrere soldati e amici!" Egli scriveva in un'altra lettera che in quei giorni il tempo era favorevole per combattere, addirittura l'aria era caldissima e afosa, in trincea non si poteva vivere, di notte pioveva a dirotto.

L'ultima lettera che scrisse fu quella che inviò allo zio per mandargli gli affettuosi auguri per il suo onomastico in ricorrenza di San Nicola: il 6 dicembre e fu scritta il 30 novembre dal fronte S. Michele.

Da quel giorno non si ebbero più notizie di lui perciò fu colpito al cranio e soccorso dall'amico Cinalla e trasportato in ospedale. Il 2 dicembre "Caniuccio" si spense e fu seppellito al cimitero di Sagrato e tutti gli amici suoi migliori colmarono i suoi genitori di condoglianze.

Io ammiro questo giovane per tutti i sacrifici in trincea e di guerra che ha affrontato per la sua patria. Egli scrisse 300 lettere e quasi tutte invocando Dio. Amava moltissimo Dio, la Patria e la famiglia.

La lettera che mi ha commosso di più è quella che scrisse alla madre e disse che ogni volta che cadeva invocava il dolce nome di "Mamma mia!"

DANIELA ORLANDO

Questo brano di Daniela Orlando è stato ripreso dal giornalino della scuola elemntare "IL FORMICAIO" n. 1 del 1979 quando Daniela frequentava la quarta elementare.


PREFAZIONE

di Giuseppe Lombardo Radice


Nulla di letterario c'è nella corrispondenza di Canio Forenza, che la pietosa religione dei suoi cari ha raccolto in fascicolo, per onorarne la memoria.

Ma chi cercasse nei rapidi fogli( scritti al fronte carsico, nel periodo più terribile della guerra) il pregio della forma, sarebbe un contaminato re di cose sacre.

Proprio, anzi, questa assoluta assenza di letteratura, questa nuda semplicità, fanno il loro pregio. Il povero Canio aveva nell'anima qualche cosa di meglio che non avessero gli eleganti narratori dei giornali, i quali facevano, mentre egli combatteva, la cronaca delle battaglie e avvelenavano il pubblico di retorica invece di prepararlo ad una austera e paziente aspettazione.

La forza di resistenza morale del nostro paese derivava da questi semplici e buoni combattenti, che con la loro corrispondenza alla famiglia correggevano la retorica avvelenatrici dei fogli politici.

Ascoltatelo questo eroe del Carso, quante volte esprime e ispira la fiducia in Dio, rivolgendosi ai genitori, ai parenti, agli amici; come parla con forte rassegnazione dei disagi, dei patimenti, delle privazioni, dei sacrifici; che discorsi incoraggianti rivolge ai compaesani che incontra al fronte; con che lucida mente prepara l'animo dei suoi ad aspettarsi una guerra lunga, terribilmente lunga, e a non credere a colora che la immaginano breve e facile; e in ogni accenno doloroso non manca mai il sentimento della virile ACCETTAZIONE del sacrificio, la parola che invita a sperare, la certezza della buona causa.

Nulla nasconde ai suoi sulla VERITA' della guerra, ma sempre, con una profonda serenità di accento, vuole indurre nell'animo dei suoi la calma della sua fede, la sicurezza morale della sua preghiera.

Ecco perchè queste lettere hanno valore. Sono una VOCE ma sono anche la VOCE DI TUTTI gli umili combattenti, che non solo affrontano mille volte la morte, ma GUIDAVANO IL PAESE ALLA RESISTENZA MORALE.

Oscuri e grandi MAESTRI del popolo nostro i soldati al fronte che bene sono rappresntati da questo buon Caniuccio, cui la guerra impedì di diventare, come voleva, maestro di scuola ma che fu, per guerra, educatore di soldati e di cittadini.

Possa la scuola di Acerenza ricordare, con opera fervida di rinnovamento, il monito quasi inconsapevole di questa intima pa- gina del suo Caduto, che la pietà dei parenti palesa a quelli che leggeranno ammirando.

GIUSEPPE LOMBARDO-RADICE Ministro della Pubblica Istruzione.


EPISTOLARIO DI GUERRA

Del Sergente Maggiore CANIO FORENZA pubblicato a cura di Nicola Forenza Direttore Didattico della Scuola elementare


FORENZA CANIO di Antonio e fu Lipori Maria Luigia, maestro, Sergente Maggiore del 29° Fanteria, 2^ Compagnia, aggregato al 20° come allievo Ufficiale, dopo lo scampato pericolo di annegamento nel passagio dell'Isonzo e parecchi altri cimenti di morte, la sera del 30 novenbre 1915 ebbe fratturato il cranio dallo scoppio di una granata nemica. La mattina dello primo dicembre fu portato al posto di medicazione dal caporal maggiore Cinella Giovanni, sardo, del 20° Fanteria; ma il giorno seguente, alle ore 12 e 15, mancava ai vivi, in età di 24 anni, testimoni della sua morte il cappellano Rubilotto Francesco e il Dottor Carlo Sebastiano. Giace seppellito a Sagrato, sotto il modesto tumuletto fattogli dalla pietà e dall'affetto dei suoi soldati paesani. Dopo il Ianniello, fu il secondo a cadere tra i figli di Acerenza.


RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO ALCUNE DELLE LETTERE DI CANIO FORENZA

PORTO NOGARO, 29 maggio

Caro Padre Mi trovo ancora in questa piccola residenza, lungo la quale scorre il largo canala di S. Giorgio. Si è qui a 5 Km. di distan- za dagli ex confini austriiaci e forse stasera stessa si cambierà residenza per avvicinarsi un pò oiù all'interno. Da qui si sentono ogni tanto dei rombi di cannoni nostri contro i nemici e qualche aeroplano attraversante come un lampo il nostro cielo. Si sta attendati ed a causa del buon tempo si sta discretamente. Se non mi sbaglio, dacchè sono partito vi ho scritto tutti i santi giorni, mentre io non ho ricevuto che una sola vostra lettera a Trani.

11 giugno 1915

Caro zio

Le vicende della guerra vanno qui abbastanza bene, e tutti i giorni si vedono nuove terre e nuuovi paesi se esse continueranno cosi, quanto prima la nostra Italia raggiungerà il suo fine, per poi potersi riavere un assetto definitivo in Europa. Vorrei un pò trattenermi a descrivere queste incantevoli località, paesi e città vedute, ma non lo faccio, giacchè, come ben sapete dai giornali, è severamente proibito. Nonostante il continuo strapazzo, sto bene e spero sempre cosi per l'avvenire .

12 giugno

Qui tutto va bene. L'esercito Italiano è oggi gagliardo e coraggioso e può molto bene gareggiare con quello tedesco. Grazie a Dio fino ad ora sto bene: m'auguro lo stesso per l'avvenire, giacchè la soddisfazione che io vorrei sarebbe quella di ritornare, a guerra finita, in mezzo a voi, incolume e vittorioso: ciò lo spero, perchè ho grande fiducia in Dio e nei miei superiori, che ci sanno menare molto bene alla vittoria.

ZONA DI GUERRA DEL FRIULI ORIENTALE, 16 GIUGNO 1915

Mio zio carissimo, Adesso che, dopo tanti sospiri e trepidazioni, sono stato diplomato, mi sento più libero e compio questo sacrosanto dovere con più soddisfazione ed amore. In proposito m'attendo ora quanto prima qualche consiglio da voi, per la località dove concorrere. Nello stesso tempo ho intenzione d'iscrivermi all'Università pedagogica di Napoli giacchè qusta idea venutami da parecchio tempo, non l'ho mai abbandonata. pregovi di scrivermi più spesso, come sto facendo io. Grazie a Dio sto ancora bene, e m'auguro lo stesso di voi e della zia. Per ora in questo luogo nessuna novità. Con la speranza di poterci riabbracciare quanto prima, desiderio che agogno da tanto tempo, vi saluto insieme alla zia e vi bacio di tutto cuore. Vostro aff.mo nipote Canio Forenza 297 fanteria, 27 compagnia

14.11.1915

Sino a questo momento sto ancora bene, m'auguro sempre cosi. Ieri ho ricevuto una cartolina da donna Rosina La Gala, alla quale restituirete da parte mia, insieme ala famiglia, i miei più cordiali ed affettuosi saluti ed i miei più vivi ringraziamenti per il loro più che gentile pensiero, che continuano a serbare verso di me. Tenete presente che scrivo questa cartolina in trincea, a 50 metri dal nemico, perciò non fate caso nè a correzioni nè a calligrafia dato che in questi critici momenti l'animo è agitato. Siamo sempre sull'estrema sinistra della vetta S. Michele, e si tratta di conquistare cima 4, dove il nemico è bene appostato in trincee di roccia, e per cacciarlo di là chissà quanto sangue si dovrà ancora spargere. Si son dati gìà parecchi assalti, ma il nemico non ci lascia avvicinare, perchè con le sue mitragliatrici ci falcia; fino ad oggi molte perdite, senza alcun risultato. Qui piove dirottamente e sia ufficiali che soldati abbiamo tutti le uniformi rosse da cima a fondo, e si trema dal freddo per ore contìnue. Ehl... che Dio metta una buona volta riparo a tanto strazio. Bisognerebbe se non farla, almeno vederla da vicino la benedetta guerra per potersene fare un cocetto chiaro di essa. Speriamo che quanto prima voglia tutto finire, e che io possa essere restituito a voi sano e salvo. Voi fatevi coraggio, e lo stesso dico pure alla povera mamma mia.

8 luglio

Il terreno che si conquista qui giornalmente è si bello e fertile che è un piacere guardarlo. Non v'impensierite con la mamma su di me, e pregate Iddio, il quale già sà se io debba tornare a riabbracciarvi.

8 luglio

Il mio pensiero è sempre rivolto a voi e a Dio, che prego sempre, affinchè Egli mi faccia tornare in mezzo a voi incolume e con la piena e alta soddisfazione d'aver adempito ad un sacro dovere.

12 luglio

Caro padre In seguito alla cartolina postale speditavi stamane, dodici, vi scrivo ancora la presente sempre dalle trincee, per assicurarvi, grazie a Dio, il mio buono stato di salute, che m'auguro di conservare sempre cosi fino a guerra ultimata. Sono sicuro che quando voi ricevete mie lettere, v'aspettate di leggere chissà quali novità, ma cosa volete che io vi dica, dopo avervi assicurato il mio buono stato di salute? Qui non ab- biamo veramente delle giornate intere di combattimento; ciò si avvera ogni tanto; generalmente il giorno è un tiro d'artiglieria da ambo le parti e la sera funzionano fucileria e mitragliatrici. Il nemico tenta qualsiasi mezzo per opprimerci, lasciando perfino nelle trincee perdute del tabacco avvelenato, costruendosi davanti dei reticolati fortissimi, lanciando delle bombe a mano, ma con tutto ciò non riesce a nulla. L'altro ieri, parlando con un prigioniero nemico, il quale essendo triestino, approfittando di un assalto alla baionetta, si era menato disarmato dalla parte nostra, seppi da lui che i loro ufficiali dicono che le nostre vittorie saranno ben pagate col sangue. Pazienza! Gli austriaci sono cosi furbi che durante la notte, avendo essi le trincee a pochi metri dalle nostre, in italiano e fingendosi tali, domanda- no ai nostri la compagnia, il reggimento ed altro. L'altra sera infatti una nostra vedetta, avendo visto un soldato, che cammina- va carpone, insospettitosi, chiese il ( chi va là? ) ed ebbe risposta: decima compagnia domandò il reggimento, ma questi invece scappò via, ma non fece nemmeno a tempo ad arrivare nelle trincee opposte, perché la nostra vedetta con un colpo di fucilata lo a- veva stramazzato a terra; era, s'intende, austriaco. Compatitemi per la calligrafia: sono in trincea; scrivo sulle ginocchia ed in fretta, perché ho poco tempo disponibile.

Dalla trincea di x II luglio 1915

Carissimo padre, fino ad oggi, undici luglio, grazie a Dio, continuo a star bene, nonostante che la vita si rende sempre più disastrosa. La benedetta pioggia è ricominciata a scendere giù fitta e non permette che operazioni di guerra vadano bene avanti. Pazienza! Sono queste le sofferenze, che bisogna affrontare con la più grande rassegnazione per poter raggiungere, noi italiani, il nostro ideale. Sono sempre in trincea. Vi prego di non impensierivi e di far coraggio alla mamma. Il mio pensiero è rivolto a Dio ed ai genitori.

16 luglio 1915

Carissimo Padre Stamane finalmente ho ricevuto una vostra cartolina postale e una di Peppino e mi compiaccio che state bene in salute, come fino a questo momento, posso assicurarvi di me. Mi trovo ancora sul fronte col 10° fanteria sempre sullo stesso punto allo scopo di occupare il S. Michele, bellissima posizione per i nostri cannoni, i quali, poi, di li potranno abbattere la fortezza di Gorizia, e far si che noi poveri, ma intraprendenti fantaccini, potessimo felicemente occupare tale città. Tale monte si trova sull'altipiano del Carso al di là dell'Isonzo, alla sinistra del paese di Straussina, dove ho pernottato due notti; e poi siamo dovuti andar via, perché le granate e gli strapnels cadevano là sovente. Stando li vidi, il mio capitano del 29° che scappava: gli corsi dietro, domandandogli come stava, e mi rispose, con una stretta di mano, di essere stato ferito leggermente alla coscia. Ebbi un dispiacere fortissimo ed uno scoraggiamento immenso, che mi durò per vari giorni. Il terreno fin ad ora conquistato è abbastanza fertile e ricco di vegetazione. Le montagne dove noi stiamo sono ricche di boschi e di ortaggi. Quando l'Italia avrà conquistate le terre redente, avrà fatto veramente un buon boccone; ecco, perciò l'Austria fa qualunque sforzo ed usa tutti i mezzi possibili ed immaginabili per difendersi, che è inutile qui poter elencare. Avrei da scrivere più di un foglio di carta protocollo! M'auguro perciò di ritornare e raccontarvi tutto. Vi scrivo in data 16 luglio e sono già undici giorni che siamo sulla medesima. posizione; si attende però da un momento all'altro un attacco decisivo di tutta l'Armata che si estende a questo punto a Monfalcone. Il Comandante in capo è il Duca d'Aosta. Non vi meravigliate della mia calligrafia, giacché sulle ginocchia ed in trincea, perciò compatitemi.

VITTORIA e DIO nell'EPISTOLARIO

... col culto dei morti del suolo
nativo l'amore per l'Italia imperitura.

Ministero Pubblica Istruzione
Circolare 71, 5-11-1920


E qui cessa e tace la voce e l'anima di questo giovane combattente, da più tempo insidiato nella vita incessantemente in tutte l'ore, dalla luce del giorno al buio della notte. Nell'incalzare dei pericoli egli sente crescere la sua agitazione, con sicuri e ripetuti neri presentimenti; e negli ultimi giorni di novembre pare vada prendendo commiato, singolarmente, dai suoi, che ha tutti e sempre davanti: mamma, babbo, sorella, nonno, zio! ...

Cosi scrupoloso di dar di sè contezza, trova sempre modo e tempo di volare con l'anima a rassicurare i suoi. E se la sua mano non verga più un saluto, non è da attribuirsi ad altro che è ferma e non può!..

L'ora fatale è giunta per lui! La sera del 30 novembre, in ottimo stato di salute, vien colpito sul S. Michele dallo scoppio di granata nemica, che va a fratturargli il cranio. Appena ferito Caniuccio, conscio dei suoi giorni estremi, incaricò di informar subito la famiglia il Cap. Magg. Cinella Giovanni, sardo, del 20° Fnteria. Il quale, nel giorno seguente, con gran dispiacere s'affrettò a comunicare al padre che l'amico intimo Caniuccio era stato ferito la sera precedente da una scheggia di granata e subito mandato all'ospedale. In un'altra lettera del 12 dicembre il Cinella scrive che lui stesso aveva adempito al pietoso ufficio di portarlo al posto di medicazione. Nel mezzogiorno del 2 dicembre, assistito dal Cappellano Militare, Caniuccio, con la coscienza di morire per la santa causa della Patria e di non rimanere inulto, fece il suo trapasso. Non morte, ma aurora fu per lui quel giorno!...

L'atto di morte è cosi concepito:

" L'anno 1915. addi 2 dicembre, nel Comune di Sagrato mancava ai vivi il Sergente Forenza Canio alle ore 12 e 15 in età di 24 anni, 2 compagnia, 29° reggimento Fanteria, aggregato al Plotone Allievi, Ufficiali, morto in seguito a ferite di granata al cranio, sepolto a Sagrato".

Testimoni della morte: Cappellano Robillotto Francesco Dottor Carlo Sebastiano

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