Le chiese minori
Da Acerenza wiki.
ISTITUTO SUPERIORE DI SCIENZE RELIGIOSE PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE DI POTENZA
LE CHIESE MINORI DI ACERENZA
Relatore Prof. Cafarelli Giovanni Candidati: Avigliano Caterina, Chiummiento Antonia.
Indice |
CENNI STORICI SU ACERENZA
Acerenza è una delle più antiche città della Basilicata, situata a 833 metri s.l.m. su un altipiano tra il Bradano e il suo affluente Fiumarella. La città da l’impressione di una fortezza inespugnabile posta com’è su una rupe di tufo arenario con la forma originale e caratteristica di un cerchio. Anticamente la sua posizione era considerata importante dal punto di vista strategico-militare, in quanto dominava le grandi arterie che collegavano il sud con Roma: la Via Appia, la Via Appia Traiana e la Via Erculea che portava sulla costa ionica. Le origini di Acerenza risalgono agli Osci, i quali si erano insediati nelle zone più elevate della Basilicata. Essi diedero a questa comunità il nome di Akere, che con il passare del tempo si trasformò in Acheruntia, anche se spesso negli scritti latini come quelli di Orazio viene denominata come Acherontia. Acerenza fu colonia e prefettura romana, vastissimo castaldato longobardo, importante centro normanno ed infine castello ghibellino, angioino, aragonese. Dal 1059 al 1954 fu l’unica sede metropolita di tutta la Basilicata e dal 1642 sino alla fine del secolo scorso fu sede del seminario regionale. Il comune di Acerenza, con i suoi 3500 abitanti, regge la sua economia sui settori tradizionali: l’agricoltura e le piccole imprese artigiane. Dal 1972 è sede di Comunità Montana comprendente i comuni dell’Alto Bradano. Nel suo territorio Acerenza possiede un invidiabile patrimonio boschivo di circa 900 ettari. Ad Acerenza opera un centro di riabilitazione psicomotoria situato in una tenuta di proprietà dell’Arcidiocesi, attrezzato anche con un campeggio che d’estate è frequentato da giovani provenienti da tutta Italia. Il caratteristico centro storico che conserva quasi intatta la sua struttura medioevale fatta di strette vie che si intersecano fra di loro, custodisce gelosamente il suo gioiello: la Cattedrale che si impone all’attenzione di tanti visitatori, molti dei quali stranieri, per il suo valore artistico e storico. Si spera spesso di poter ammirare nel costruendo museo ricavato nell’antico castello medioevale materiale archeologico di epoca greca e romana ed oggetti di arte sacra di ogni epoca che raccontano la storia di una delle sedi vescovili più antiche e gloriose di tutto il mezzogiorno d’Italia.
CONVENTO DI SANT’ANTONIO
Il monumento più importante dopo la Cattedrale è il Convento di Sant’Antonio situato al centro del nuovo insediamento urbano, mentre all’epoca della sua costruzione era al di fuori delle mura di cinta della città. Nel 1484 onde mettere fine alla discussione con la Vicaria dell’Osservanza di Puglia, Papa Innocenzo VIII fonda la Vicaria autonoma di Basilicata ed è in quest’epoca che in Lucania sorgono numerosi conventi, tra i tanti disseminati nella regione nel 1586 ad Acerenza viene costruito quello di Santa Maria Maddalena, ora dedicato a Sant’Antonio di Padova. Il Convento segue la tipologia degli impianti francescani successivi alla riforma: pianta quadrangolare, chiesa tangente al lato nord, chiostro centrale, portico perimetrale, locali comunitari a piano terra e residenziali al primo piano. Noi ci soffermeremo esclusivamente sulla descrizione della Chiesa. La Chiesa con il resto del convento ha subito notevoli trasformazioni nel tempo ed in epoca recente. È a navata unica coperta con volta a botte lunettata con lesene verticali sui muri laterali interni. Un arco trionfale delimita il presbiterio dove è collocato un altare del secolo XIX . L’altare che proviene dalla cattedrale di scuola napoletana è composto da marmi misti. Al centro presenta un tabernacolo a tetto piano inquadrato da colonnine con capitelli ionici ora è stato sostituito da un tabernacolo di moderna lavorazione. Sulla sinistra vi è una cappellina con volta a vela dove si trovano le statue di Sant’Antonio, di San Donato, di Santa Lucia e Gesù morto. Alle spalle del presbiterio vi è un’ampia sacrestia con volta a botte lunettata. Il corpo della sacrestia fu costruito in occasione della trasformazione avvenuta nel secolo XVI allorquando fu ampliata la chiesa e l’accesso e stato spostato da ovest a est dove si andava sviluppando il borgo cittadino. Nella parete interna della sacrestia vi è un’artistica fontana di pietra. La facciata esterna della Chiesa è lineare al prospetto del Convento con una semplice porta ad arco. Nell’ingresso vi è un’acquasantiera in pietra lavorata con raffigurazione di angeli e sul piedistallo vi è la seguente iscrizione N.LORS R.P.zno D.V.G. Sulla parete esterna a nord si notano due contrafforti in pietra con lesene verticali oltre alle quattro finestre monofore. In seguito a tutte queste trasformazioni subite è andato perso un immenso patrimonio artistico come il coro ligneo, l’organo, affreschi, paramenti, statue, ecc.
CHIESA DEL PURGATORIO
È menzionata nella visita pastorale di Mons. Antinori (1754) con l’espressione: visitavit cappellam animarum purgatorium. La Chiesa è ubicata nel centro storico a poca distanza dalla torre dell’orologio. Attualmente è chiusa essendo in corso lavori di ristrutturazione. La pianta è a forma rettangolare con altari votivi laterali in gesso e stucco con struttura omogenea. Essa è infatti un esempio di edificio che conserva quasi integralmente l’arredo del secolo scorso, vi sono degli accenni strutturali e ornamentali di arte neogotica caratteristica della fine del secolo scorso. L’altare maggiore in marmo ben conservato fu realizzato da maestranze napoletane. Di linea molto sobria sotto la mensa vi è una croce racchiusa in un cerchio, al centro è posto un tabernacolo a forma di tempietto con una porticina in rame recante i cuori ardenti di Gesù e Maria. Dietro l’altare maggiore è collocato un dipinto ad olio su tela (254x205) del secolo XVII, raffigurante il martirio di San Laviero siglato FD e quindi attribuito a Filippo Donzelli che fu un seguace di Aniello Falcone. Sul presbiterio sono collocate tre croci in legno tra cui un crocifisso che si fa risalire al secolo XVII ed è in legno intagliato e dipinto da un ignoto intagliatore lucano e ricalca i modelli napoletani. Lo stato di conservazione è mediocre poiché presenta delle profonde crepe con perdita di colore e sovrapposte pitturazioni. Vi è poi una croce processionale in legno intelaiata dipinta da ignoto intagliatore lucano risalente al secolo XVIII. Il suo stato di conservazione è mediocre a causa di rotture e grezze pitturazioni. Infine vi è una croce processionale dei Misteri del secolo XIX di tipico artigianato locale in legno intagliato e verniciato. Abbonda di emblemi applicati riferiti alla passione di Cristo: guanto, tunica, scala, asta per il fiele, sole, luna, corona di spine, lancia, martello, tenaglia, anforetta e sul braccio lungo è posto un gallo a tutto tondo. Sulla controfacciata della Chiesa è situata la cantoria in legno intagliato e dipinto da maestranze lucane nel secolo XVIII (tardo barocco) con forme di scudi nella parte centrale, mentre lateralmente ci sono due piccole balaustre. La Sovrintendenza, a giudicare da una scritta a caratteri cirillici, posta sulla parte bassa della cantoria, ritiene che sia stato un dono di una comunità albanese. Sul coro è posto l’organo sempre della stessa epoca in legno intagliato di linea molto sobria e dipinto esternamente in argento e oro. È composto da 19 canne. A sinistra dell’ingresso è collocato un confessionale in legno di noce con apprezzabile lavorazione sempre della fine del secolo scorso. Sui due lati del presbiterio sono collocate due edicole in muratura intonacata a stucchi con base a parallelepipedo ed arco a sesto lievemente acuto. Nelle edicole vi sono San Giuseppe con il Bambino e la Madonna Addolorata. La statua di San Giuseppe è in legno intagliato mentre la statua dell’Addolorata è costituita da un manichino vestito, esemplare di eccezionale qualità per i ricami eseguiti in filigrana decorata con applicazioni di pietre dure. È possibile che provenga da una bottega di Andria dove nel secolo scorso fiorì tale tipo di artigianato. Sulle pareti sono collocati due altari. Nell’edicola sull’altare di destra vi è una carta pesta, la Madonna del Rosario con Bambino tra San Domenico e Santa Caterina da Siena cornice in legno di noce intagliato di pregevole lavorazione. Sull’altare di sinistra è collocata un’oleografia raffigurante la Madonna con anime purganti racchiuse in una cornice in legno di noce intagliato.
LA CHIESA DI SAN LAVIERO
San Laviero fu un martire acheruntino giustiziato nel 312 sotto il governo del prefetto romano Agrippa, la sua chiesa, situata al centro della fortezza di fronte all’attuale cattedrale era meta di pellegrinaggio del popolo lucano come testimonianza le stesse tavole grumentine. Pertanto la Chiesa di San Laviero ebbe funzione di cattedrale fino al 1000 circa quando venne eletta l’attuale Basilica. Un documento depositato nella biblioteca della famiglia Vosa testimonia che un loro congiunto, il generale Diodato Cappetta, sotto il regno di Ferdinando II, riportò notizie sulla cattedrale di San Laviero. In base a detto documento il monumento era a forma rettangolare con volte a crociera, con tre navate a sei colonne e la navata centrale iniziava con un abside. Ultimamente viene ricordata come luogo per rappresentazioni teatrali ed era a pianta quadrata, forse per la costruzione di attigue case private. Attualmente al suo posto sorge un palazzo signorile.
CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA
Nella zona sottostante i sedili sulla strada che porta al cimitero è situata la Chiesa dell’Annunziata di proprietà privata. L’Annunziata è una cappella tra le più antiche della città, la troviamo nella visita pastorale di Mons. Saraceno (1543) dove venne elencata anche una lista di beni immobili. Attualmente ci si trova di fronte ad una costruzione malridotta si può ammirare solo l’abside e gli archetti pensili abbelliti da lesene. Anticamente l’edificio doveva comprendere un’area maggiore e l’accesso principale doveva essere dove ora sono sorte costruzioni private. Il sottostante locale in passato adibito a frantoio doveva essere originariamente l’ospedale citato nella visita pastorale di Mons. Saraceno. Nella Curia Arcivescovile è conservato un dipinto su legno racchiuso da una cornice finemente lavorata. Vi si rappresenta l’annunciazione. Il dipinto è in discrete condizioni anche se presenta alcune zone interamente scrostate. Ci auguriamo si possa restituire alla storia questa chiesa che è un capolavoro dell’arte romanica.
SANTA MARIA AD NIVES
Scendendo verso il cimitero fino ad una ventina di anni fa (allorquando fu costruito il mattatoio comunale) si trovavano i ruderi della chiesa Santa Maria ad Nives. Detta chiesa è menzionata nella visita pastorale di Mons. Saraceno il quale la trovò diroccata ed essendo però ben messa con campanella, tre altari, cortile, cisterna ed ospedale con stanze che mancavano di pavimento, l’arcivescovo dispose che si riedificasse la chiesa e si rifacesse il pavimento dell’ospedale. Dai ruderi il Muscio ha rilevato un edificio a pianta rettangolare la cui navata centrale terminava sotto il coro accolto da un’abside semicircolare. In detta Chiesa nel 1879 fu seppellito l’arcivescovo Pietro Giovine. Questo ci conferma che l’edificio a tale data si trovava in buone condizioni. A tal proposito raccontano i nostri nonni che un certo Rocche Tonne Hirte, mentre rientrava dalla campagna vide un signore seduto su un muretto di fronte a detta chiesa il quale disse di essere Pietro Giovine e lo invitò a recarsi in curia per chiedere al clero di traslocarlo in altro luogo più degno, essendo quello diventato ricettacolo di immondizie e macerie dal rudere della chiesa, vennero fuori le spoglie del vescovo che furono traslocate nella cappella del cimitero. A ricordo du eretta la lapide che qui si riporta in foto.
CHIESA DI SAN MARCO
La chiesetta di San Marco, situata a nord del centro storico nei pressi del secondo accesso alla fortezza (Roccie u Purtidde), è stata demolita per i danni subiti nel terremoto del 1980; resta in piedi solo una parete con i pilastri portanti della volta. Adiacente alla parete nord, scavata nella roccia, vi è una vasca circolare simile a quella presente sulla facciata della Chiesa rupestre di San Michele alla periferia della città. Il quadro di San Marco Evangelista, restaurato e conservato nel salone dell’Episcopio, è un dipinto ad olio su tela si 192 per 123 della prima metà del secolo XVIII di ignoto pittore napoletano. La tela raffigura l’evangelista Marco con una lunga barba bianca seduto su una rupe con vegetazione. Egli indossa una tunica verde ed un manto azzurro e regge un libro aperto sul ginocchio destro; nella mano destra tiene una penna d’oca. In basso a sinistra vi è un leone accucciato che è il tradizionale simbolo dell’evangelista. Ci risulta che le pietre del gradino dell’altare, recuperate dalla discarica per opera di un privato, sono state collocate come ornamento di un caminetto. Da una pianta tratta dalla platea antica abbiamo rilevato una preesistente cappella dedicata all’evangelista che era situata ad un chilometro dal centro abitato nei pressi della monumentale fontana detta appunto di San Marco.
CHIESA DI SAN VINCENZO
La chiesetta è adiacente al vecchio seminario ed alle mura del trasformato castello nei pressi della posta del centro storico. Già di proprietà della famiglia Gala fu donata dal Canonico Michele Gala alla Curia Arcivescovile ed è stata ultimamente ristrutturata. Esternamente si presenta con un rosone sulla porta e con un campanile centrale al di sotto del quale vi è uno stemma in pietra della famiglia Gala che poggia su un cornicione in pietra che delinea la sommità della facciata. Lateralmente la facciata è racchiusa da due colonne in muratura le quali sono sormontate da due piramidi. Il tutto è incorniciato da un’artistica ringhiera semicircolare. La pianta a forma di rettangolo con volta a crociera uniformemente ornata da stucchi e gesso compreso l’altare, sotto la mensa dell’altare vi è lo stemma della famiglia Gala. Al centro dell’altare in alto vi è un tabernacolo a forma di tempietto con porticina in rame recante un cuore ardente con raggiera. Dietro l’altare vi è un’edicola ornata a stucco con tre angeli in gesso, dentro la quale è collocata la statua di Gesù risorto. Lateralmente sono poste due edicole simili a quella descritta sormontate da due soli angeli. Sulle pareti laterali, nei pressi dell’ingresso vi è sulla destra un’epigrafe con sarcofago di una donna morta in giovane età e sulla sinistra un altarino della Madonna di Pompei.
CHIESETTA DEL CALVARIO
La chiesa è denominata anche di Gesù Risorto. Non abbiamo molte notizie riguardo a questa chiesa che si incontra sulla sinistra salendo verso il centro storico tra la scuola elementare e la sede municipale. La chiesetta di proprietà della famiglia Custodero è una cappellina molto semplice che ha subito rifacimenti nel tempo. È caratterizzata da due contrafforti posti sulla parete laterale sinistra in corrispondenza della scala del Calvario. La struttura è costituita da una volta a botte dove è situato l’altare e che doveva essere la struttura originaria in corrispondenza della quale vi è il primo contrafforte. Di epoca successiva è invece la struttura antistante a pianta quadrata con volta a vela ed è in corrispondenza della facciata. All’interno non vi sono elementi di particolare interesse in una edicola, dietro l’altare è posta una statua di Gesù morto.
CONCLUSIONE
“Questi simulacri di intensa vita spirituale sono capolavori di arte che non bisogna far perire ma necessariamente custodire perché le nuove generazioni possano emulare soprattutto la forza, la vitalità con cui operò quando si aveva per contenuto interiore il sacro e l’eterno”.
BIBILIOGRAFIA
Manoscritto sulla Visita Pastorale di Mons. Michele Saraceno 1543. – Curia Arcivescovile di Acerenza. Platea antica, 1676 – Archivio parrocchiale. C. MUSCIO, I massimi monumenti sacri medioevali della Basilicata (Cenni su chiese minori), C.E.C. Pollena (Napoli), 1967. Schede della Sovrintendenza per i beni storici, artistici della Basilicata – Matera. AA.VV., Insediamenti francescani in Basilicata. (due volumi), Basilicata editrice, Matera 1988.