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Da Acerenza wiki.

Indice

Cenni storici

Ruolo politico di Acerenza intorno al 1100

La conquista normanna dei territori longobardi di Puglia nella prima met dell'undicesimo secolo, e l'elevazione, avvenuta contestualmente al Concilio di Melfi (1059), della sede vescovile di Acerenza al rango di unica Metropoli della regione di Basilicata contribuiscono ad accrescere, nelle decadi prossime alI'anno 1100, l'importanza politica della citt lucana che del resto gi in passato aveva svolto un ruolo politicamente significativo, dapprima come colonia e Prefettura romana e, successivamente, come potente castalderia longobarda. Vicina a Melfi, la citt del Vulture considerata dai condottieri normanni come un luogo strategicamente vitale per il controllo del ducato di Puglia, Acerenza, per le caratteristiche del sito su cui essa sorge(un'alta rupe di tufo calcareo) e per la presenza di un antico castello nella zona sud-ovest del centro abitato circondato da mura fortificate viene scelta dai Normanni come sede di uno dei pi importanti tra i presidi militari che questi avevano costituito sull'intero territorio dei possedimenti dell'Italia meridionale allo scopo di prevenire eventuali tentativi di ribellione da parte della popolazione sottomessa. Sin dai primi anni della presenza normanna in Basilicata, l'arcivescovo di Acerenza acqui- sisce un prestigio elevato. Durant il Concilio di Melfi, i vescovi intervenuti insieme con il Papa francese Nicol II (1059-1061) al fine di concludere i lavori intrapresi nel Concilio stesso ma anche e soprattutto per mettere a punto un programma per una pi incisiva affermazione della chiesa di Roma nei territori lucani, affidano all'arcivescovo Godano l'incarico di indire un Sinodo.

L'Arcivescovo Arnaldo mediatore tra il papato ed i normanni

Nel 1074, Roberto il Guiscardo chiede e ottiene la mediazione di Arnaldo, arcivescovo e metropolita delle quattro diocesi di Potenza, Tricarico, Matera e Venosa, per riconciliarsi con il Papa Gregorio VII (1073- 1085). Nel 1080, l'arcivescovo Arnaldo per consentire lo svolgimento delle frequenti funzioni liturgiche celebrate dai benedettini e nell'intento di creare un edificio, degno di ospitare la sua cattedra e tanto vasto da potere accogliere la moltitudine dei fedeli che accorrono numerosi per venerare le reliquie di San Canio, promuove la costruzione della attuale cattedrale di Acerenza dedicata alla Vergine Assunta: un grandioso edificio basilicale munito di un coro circondato da un deambulatorio su cui si aprono tre ampie cappelle.

La cattedrale di Acerenza e l'incompiuta di Venosa.

La cattedrale di Acerenza, pur distinguendosi (con la chiesa incompleta della Trinit di Venosa e il Duomo di Aversa) dalle altre fabbriche normanne fondate nell'Italia meridionale per la particolare disposizione del coro, non stata sino ad ora oggetto di ricerche particolareggiate. Numerosi studi si sono limitati a trattarne esclusivamente gli aspetti storico-artistici, per suffragare ipotesi avanzate sull'individuazione della data di fondazione della chiesa della Trinit di Venosa o per esaltare psychics la maggiore raffinatezza delle soluzioni decorative del coro di questa ultima rispetto a quelle del coro della chiesa acheruntina. A tal riguardo c' da notare che, in mancanza di fonti documentarie attendibili e di studi specifici sulla cattedrale di Acerenza, alcuni studiosi reputano che la maggiore antichit del coro della chiesa incompiuta della Trinit di Venosa rispetto alla fabbrica acheruntina sia provata dalla maggiore ricchezza dei partiti decorativi del coro della chiesa venosina. Altri individuando la chiesa di Venosa ricostruita dal Conte Drogone (1043-1046) con quella rimasta incompiuta e, accettando come attendibile la notizia che i lavori della cattedrale di Acerenza ebbero inizio nell'anno 1080, attribuiscono alla chiesa della Trinit di Venosa una datazione leggermente pi antica di quella di Acerenza. Altri, infine, ravvisando nelle residue strutture del coro della Trinit di Venosa la chiesa ancora incompiuta negli anni a cavallo del tredicesimo secolo, ribadiscono per la chiesa acheruntina una datazione pi antica.

Heinrich W. Schultz

Le opere di Heinrich W. Schultz, Franois Lenormant e Emile Bertaux costituiscono i primi importanti contributi descrittivi e critici sulla cattedrale di Acerenza. Tali studiosi oltre a fornire una sintesi delle vicende storiche e una desciizione dell'edificio, operano un confronto con la chiesa di Venosa e riscontrano notevoli affinit icnografiche tra le due chiese lucane. L'archeologo tedesco Schultz considera la chiesa incompiuta di Venosa come il frutto di una ricostruzione progettata alla fine del tredicesimo secolo e colloca nella medesima epoca (fine XIII secolo), per le affinit riscontrate, la fondazione della cattedrale di Acerenza, del Duomo di Aversa e della chiesa di San Lorenzo Maggiore di Napoli. A sostegno di queste sue tesi, M. W. Schultz riporta la notizia tramandata dal cronista materano, Lupo Protospata, a proposito di un violento incen- dio che, divampato nel 1090, devasta l'intero centro abitato}.

Franois Lenormant

Il viaggiatore normanno Franois Lenormant ritiene la cattedrale di Acerenza un des monuments les plus prcieux pour la chronologie de l'art dans les domaines des princes normands e afferma che per la severa semplicit della sua architettura, per la povert degli elementi scultorei che adornano i capitelli e, infine, per la particolare disposi- zione del coro, l'edificio lucano ricorda le chiese di Rouen e di Caen fondate al tempo di Guglielmo il Conquistatore. Tale affinit tra la chiesa acheruntina e quelle della Normandia consentono a Franois Lenormant di attribuire l'inizio della fabbrica da parte dell' arcivescovo Arnaldo, appunto nel 1080: in occasione del ritrovamento delle reliquie di San Canio deposs dans l'glise anterieure qu'avait batie en 799 l'veque Lon.

E. Bertaux

E. Bertaux, dopo aver verificato un confronto tra la chiesa venosina e quella acheruntina confuta sia la tesi di F. Lenormant che quella di H. W. Schultz e individua alla fine del secolo dodicesimo, allorch i Benedettini importano a Venosa il tipo di chiesa a deambulatorio, la costruzione dei cori rispettivamente della chiesa venosina e della chie- sa di Acerenza. Ritiene, per, il ricco coro di Venosa pi antico di quello, pi disadorno, di Acerenza. Franois Lenormant, datando al 1065 la fondazione della chiesa venosina ad opera di Roberto il Guiscardo e quella della chiesa acheruntina al 1080, commette, ad avviso di E. Bertaux, un grave errore nel considerare il deambulatorio di Venosa come una derivazione della chiesa di Sto Etienne di Caen fondata da Guglielmo il Conquistatore. Questa derivazione non sembra probabile, secondo Bertaux, ove si consideri che nel 1200 avvenuta una totale ricostruzione del coro della chiesa normanna di Caen e che la chiesa di Guglielmo il Conquistatore presentava soltanto tre semplici absidi semi- circolari delle quali sono state ritrovate le fondamenta. Ma ci non basta. Intorno all'anno Mille, continua E. Bertaux, difficile trovare, non solo in Normandia ma anche in tutta la Francia, un esempio di deambulatorio cos vasto e ricco. Lo storico dell'arte francese, inoltre, sostiene l'inammissibilit della datazione (fine del tredicesimo secolo) proposta dallo Schultz per le due chiese di Acerenza e di Venosa e per suffragare questa sua tesi riporta un documento angioino consistente in una lettera scritta in data 14 febbraio 1281, nella quale Carlo I d'Angi ordina al Giustiziere di Basilicata di recarsi personalmente nella citt di Acerenza insieme con alcuni mastri muratori ed altri uomini pratici per osservare attentamente la cattedrale esistente all'interno della fortezza di detta citt e, successivamente, per scegliere, in accordo con i desideri dell' arcivescovo, un'area fuori da la cittadella nella parte bassa della citt, ove potere erigere una nuova chiesa. Tale qocumento, dunque, conclude Bertaux, costituisce la prova dell'esistenza della cattedrale di Acerenza gi in un'epoca precedente alla fine del tredicesimosecolo e in ogni caso anteriore al- l'anno 12815. Le tesi formulate rispettivamente da F.Lenormant, H. W. Schultz e E. Bertaux sono state ampiamente dibattute nel corso di questo secolo.

Benedetto Croce

Le motivazioni adotte dallo Schultz per giustificare l'appartenenza della cattedrale di Acerenza alla fine del tredicesimo secolo sono state contraddette da Benedetto Croce il quale propenso a considerare la chiesa venosina come una derivazione di quella di Acerenza iniziata nel 1080. Lo storico napoletano, infatti, pur ammettendo che l'incendio del 1090 non abbia risparmiato la cattedrale di Acerenza iniziata nel 1080, ritiene che soltanto dopo l'anno 1090 quest'ultima pot essere completata in conformit al programma iniziale. D'altra parte, sempre secondo B. Croce, non vi notizia di alcuna costruzione o ricostruzione della cattedrale nei secoli XII e XIII. Infine B. Croce sottolinea che per stabilire che il coro con il deambulatorio con cappelle radiali fu introdotto nell'Italia meridionale alla fine del XIII secolo, necessario provare che la data di costruzione di tutti gli edifici citati dall'archeologo tedesco (Trinit di Venosa, Cattedrale di Acerenza, chiesa di San Lorenzo Maggiore di Napoli e Duomo di Aversa) non anteriore al secolo tredicesimo.

E. De Ruggiero

E. De Ruggiero per giustificare la disposizione del coro con deambulatorio a cappelle radiali delle due fabbriche lucane individua gli esempi di riferimento negli edifici cluniacensi-borgognoni e non gi in quelli della Normandia ma concorda sulla datazione delle due chiese formulata da F.Lenormant.

Emilio Lavagnino e Riccardo Bordenache

Emilio Lavagnino riprende pedissequamente la tesi di Lenormant e colloca la Trinit di Venosa e l'Assunta di Acerenza rispettivamente alla met e alla fine dell'undicesimo secolo8. Riccardo Bordenache, identificando il nucleo della chiesa anteriore della Trinit di Venosa con il primitivo edificio normanno leggermnte trasformato nei successivi rimaneggiamenti, accoglie sostanzialmente le tesi di Lenormant, alle quali aderisce anche per quanto riguarda la datazione della chiesa maggiore ed incompiuta, la cui fondazione sarebbe, a suo parere, opera di Roberto il Guiscardo. Queste ipotesi si fondano essenzialmente su un duplice ordine di considerazioni: da una parte, l'esistenza di condizioni particolarmente favorevoli all'inizio di questa impresa costruttiva in tale scorcio di anni determinate dalla presenza in Venosa di monaci benedettini francesi provenienti da Saint-Evrout-sur-Ouche, dalla ricchezza della comunit monastica favorita da numerosissime donazioni del Guiscardo stesso e da altri importanti personaggi normanni e, infine, dal particolare interesse degli Altavilla per questa fondazione che assume il ruolo di mausoleo familiare; dall'altra, gli esiti delle ricerche condotte dalla storiografia francese nel primo quarto del nostro secolo in ordine al tipo plani metrico delle chiese con deambulatorio a cappelle radiali attestanti l'ampia diffusione di questo genere di edifici in tutto il territorio d'Oltralpe gi intorno alla met dell'undicesimo secolo.

Stefano Bottari e Cesare Grandi

Stefano Bottari conferma, ribadendole con maggiore vigore, le ipotesi di Riccardo Bordenache l. In epoca pi recente, il rapporto di Venosa con la presenza normanna nell'Italia meridionale e il confronto dell'edificio venosino con quello di Acerenza, costituiscono i temi delle pagine dedicate da Cesare Brandi alle due chiese. Lo studioso, basandosi sull'assunto che la costruzione della SS. Trinit di Venosa certamente legata alla volont di autocelebrazione dei conquistatori dell'Italia meridionale, ritiene infondata l'ipotesi che la chiesa venosina sia sorta quando ormai gli interessi normanni erano completamente concentrati sulla Sicilia, e il Vulture (con Melfi) non aveva pi alcun ruolo nella geografia politica dello Stato normanno.

Canio Muscio

Lo studioso acheruntino, Canio Muscio, nell'intento di fornire elementi concreti di carattere storico e archeologico atti a provare che la chiesa di Acerenza un genere d'arte precursore di quella incompiuta di Venosa riferisce di un interessante scoperta effettuata durante i lavori di restauro eseguiti nel Duomo di Acerenza nel 1953, quando accadde che, liberati i muri dalle sovrastrutture ottocentesche, la pietra tufa- cea risult, fino a met dell'altezza, annerita e inaridita al punto da sfaldarsi ai colpi di martello. Tale circostanza, a parere di C. Muscio, conferma non solo la notizia dello incendio che divampato nel 1090 in- terrompe i lavori da poco intrapresi ma anche la maggiore antichit della cattedrale di Acerenza rispetto alla chiesa di Venosa. Nei lavori di rifacimento della pavimentazione e dell'ingresso alla Cappella Ferrillo, il Muscio nota, inoltre, che i pilastri della navata centrale si differenziano per la diversit della fattura dei blocchi da quelli di una chiesa pi antica ma poggiano su basi costruite nel 1080.

A. Rusconi

A. Rusconi, infine, per dimostrare, nella scia di Muscio, l'esistenza di una chiesa pi antica sulla quale sorse poi il Duomo normanno di Acerenza, richiama l'attenzione sulle quattro colonnine di marmo, liscie nella parte superiore e scanalate nella parte inferiore che adornano le tre absidi. L' esecuzione a tutto tondo di tali colonnine e il fatto che siano composte di pi elementi marmorei non solo denota una destinazione originaria, a parere di A. Rusconi, diversa da quella attuale ma prova anche l'utilizzazione di materiali di spoglio. L' ar- cheologo ritiene che queste parti di colonnine derivino da un ciborio longobardo appartenente alla chiesa antecedente a quella di Arnaldo e fondata nel 799 ad opera del vescovo Leone II per accogliervi le reli- quie di San Canio, patrono della diocesi, ivi traslate da Atella.

Storia dell'Arte e Archeologia

Dall'esame degli studi sinora effettuati sui due edifici di Venosa e di Acerenza emergono due precisi orientamenti d'indagine. Per un verso, la maggior parte degli storici dell'arte al fine di individuare riscontri puntuali nelle architetture romaniche francesi tendono a separare, attraverso la forzatura di un'analisi artificiosa a posteriori i dati essnziali dell' edilizia. Dall' altra, alcuni archeologi applicano nello studio delle due fabbriche normanne lucane il criterio d'indagine funzionale. I due criteri, quello tipologico e quello funzionale, seguiti rispettivamente dai formalisti e dagli archeologi, possono rivelarsi per talune ricerche affatto validi. Ma una ricerca che si pone come obiettivo la risoluzione dell'origine della realt storica delle due cattedrali lucane, deve a mio avviso necessariamente valersi di un criterio d'indagine che sia il risultato degli elementi caratteristici propri degli altri due.

Caratteristiche iconografiche della Cattedrale di Acerenza

Chi scrive, infatti, pur convinto che la forma bellezza e che come tale basta a se stessa e non ha bisogno d'altro per essere individuata e valutata, ritiene, per, anche che la bellezza ha una sua storia che va letta e ricostruita, appunto, nei connotati materiali della forma architettonica che la esprime e quindi nelle dimensioni dell'edificio, nei materiali adoperati, nel grado di tecnologia che in esso appare, nella ricerca di eventuali influenze e infine nella funzionalit dell' edificio. La cattedrale di Acerenza, malgrado i rifacimenti subiti nel corso dei secoli, conserva in gran parte le originarie caratteristiche icnografiche: un vasto corpo longitudinale a tre navate articolate in pilastri rettangolari e separate dal coro, sollevato dal pavimento delle navate per la presenza della Cappella funeraria sistemata da Giovanni. Michele Ferrillo intorno al 152415 e circondato da un deambulatorio sul quale si aprono tre ampie cappelle, mediante un transetto la cui parte centrale definita da quattro pilastri cruciformi e conclusa da un'altra torre ottagonale coperta con travature lignee: tale copertura, ricostruita interamente nel corso dei restauri effettuati negli anni 1950-1960, oggi visibile dall'interno essendo stata eliminata la ottocentesca cupola di incannucciato danneggiata dal terremoto del 1930. Elementi decorativi arricchiscono e ravvivano la semplice composizione della facciata a frontone e trattata con filari di pietre ben squadrate. L'intelaiatura interna del portale formata da stipiti con preziose decorazioni collegati tra loro tramite un archivolto.

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Foto Soprintendenza

Da ambedue i lati, su mensole collocate ad una certa altezza da terra, s'innalza una colonna, completamente staccata dal muro; sui capitelli delle due colonne poggia un altro archivolto, questa volta sporgente, che sino a pochi anni fa era sovrastato da un residuo di frontone triangolare. Una lastra di marmo su cui scolpito un antico stemma della citt di Acerenza s'inserisce nello spazio che separa la cornice del portale dal rosone ricostruito in seguito ai terremoti rispettivamente del 1555 e 1930: lastre di pietra con sculture raffiguranti busti e stemmi, tratte presumibilmente da edifici pi antichi e blocchi di pietra pur'essi provenienti da antiche fabbriche e recanti delle iscrizioni, interrompono la continuit muraria della torre occidentale(oggi adibita a campanile) riedificata in seguito al terremoto del 1555 da un tale mastro Pietro, nativo della vicina citt di Muro, su incarico del Cardinale Michelangelo Saraceno, arcivescovo di Aceren- za.

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Foto Donato Pepe

Il campanile con pianta quadrata, presenta una zoccolatura a bugnato, sulla quale s'innalzano tre piani sovrapposti e aventi ciascuno, nella parte centrale di ogni Iato, una finestra: quelle del piano immediatamente al di sopra della zoccolatura, sono sormontate da archi travi rettilinei: archi a tutto sesto sovrastano, invece, le finestre dei piani superiori. Le parti che definiscono l'ampio edificio basilicale obbediscono ad una composizione ordinata. La navata maggiore articolata in semplici sostegni sui quali s'impostano arcate a pieno centro che si aprono verso le navatelle coperte da capriate. I pilastri che si innalzano all'interno della basilica hanno allo stesso modo che nell'architettura paleocristiana un significato puramente figurativo, dal momento che non sorreggono volte che ne legittimerebbero la funzione costruttiva e ne chiarirebbero lo stesso significato. Infatti, i costruttori di Acerenza al fine di esprimere i contenuti ideologici e politici da cui sono animati cercano di emulare i vasti spazi paleocristiani, rifiutando il concetto di campata intesa co- me cellula di un edificio giustapponibile e distinta per la sua copertura. La maggiore articolazione dei sostegni attuata nella parte centrale del transetto concepita per creare esclusivamente settori di pareti atte ad accogliere la caduta delle arcate. I volumi interni del corpo basilicale limitati da pareti nude e da capriate in alto si unisco- no per semplice giustapposizione, ma ciascuno rigorosamente distinto dagli altri mediante arcate.

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Foto Giuseppe Lipori.

Sulle ampie pareti della navata che s'innalzano al di sopra delle arcate della navata maggiore' si aprono finestre che, insieme con le altre oblunghe delle navate minori, distribuiscono la luce all' interno, senza forti contrasti chiaroscurali. Le finestre aperte sui lati delle navate che assicurano un'adeguata distiribuzione della luce e la copertura a capriate delle navate, che danno riparo ad uno spazio indifferenziato, concorrono ad esprimere il senso figurativo delle basiliche paleocristiane. Un vasto transetto definisce sulla pianta due aggetti e i bracci monumentali assumono le proporzioni di una chiesa trasversale che s'inserisce in quella principale. Ma essi non interrompono il cammino dei fedeli, consentendo anzi un fluire continuo nell'interno dell'edificio, dalla facciata occidentale fino alle cappelle che si aprono nel deambulatorio che avvolge il coro e da queste, di nuovo, fino alla fac- ciata. Le navate laterali ininterrotte conglobano i bracci del transetto, si prolungano verso il coro, lo circondano di una ambulacro e ritornano su loro stesse.

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Rilievo di G. Ciotta.

La creazione di un forte asse trasversale dovuto alla presenza del transetto rafforza all'interno l'impressione di variet provocata dalla ricchezza di ambienti e dalla differenziazione di altezza esistente tra il pavimento delle navate e quello del coro e toglie enfasi all'asse longitudinale: per ottenere un'intenzionale spazio centralizzato nel vano d'intersezione navata principale-transetto concluso dall'alta torre ottagonaIe. Scalette che si svolgono entro le due torri inserite negli angoli formati dai bracci, del transetto e la parte presbiteriale consentivano in passato ai monaci di disporre di posti sia per la difesa nei casi di attacchi esterni sia per il controllo dei movimenti delle truppe nemiche nella valle del Bradanol8.

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Rilievo di G. Ciotta.

Ma il coro, nella pianta come nella realizzazione, nella concezione del programma come nel trattamento delle masse, indubbiamente la parte vitale della chiesa. Qui le cappelle a raggiera disposte attorno al deambulatorio coperto da crociere assai rimaneggiate accolgono le reliquie dei Santi e richiamano la devozione dei fedeli. Lo sviluppo planimetrico del coro caratterizzato come in esempi della Normandia, dalla notevole profondit dell'ambiente, rettangolare che precede la vera e propria abside e che si configura in alzato come un compatto volume emergente dal transetto pi arretrato.

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Rilievi di G.Ciotta.

La soluzione del coro con deambulatorio consente ai costruttori di sfondare visivamente l'abside, trasformando la parete concava in un fondale dotato di autentico spessore, murario e atmosferico nello stesso tempo, dove le ombre si addensano tagliate soltanto da qualche forte controluce e provocando, in tal modo, effetti di grande suggestione; inoltre, le arcate; aperte verso il coro creano un gioco di prospettive tutte diverse da ogni punto del deambulatorio. La cosciente ricerca di questi esiti spaziali ha indotto i costruttori della cattedrale di Acerenza non solo ad ampliare le arcate del deambulatorio, necessariamente pi strette di quelle della navata per la loro disposizione in curva, ma anche ad aumentarne il numero. La corona delle cappelle intorno all'abside non assume soltanto un valore armonico ma risponde alle necessit di culto e il deambulatorio costituisce un disimpegno necessario. I costruttori di Acerenza compongono in una relazione di pesi e di resistenze tutto il blocco del coro ma rinunciano a proiettare i rapporti ambientali sui muri perimetrali. Le paraste e le esili colonnine che si ripetono ad intervalli sui lati dell'edificio e che non fanno riscontro agli arconi trasversali delle crociere non hanno lo stesso significato del contrafforte: il loro tenue aggetto le riduce a semplici motivi cromatici. Le volte del coro e del deambulatorio non sono controbilanciate da alcun organismo di rinfianco e le sollecitazioni trasmesse sono assorbite in parte dallo spessore murario e in parte dalla corona di cappelle e dalle due torrette scalari. Nel coro della chiesa e nel suo esterno possibile cogliere i sapienti rapporti di progressione dei volumi di cui le maestranze di Acerenza hanno saputo dare un esempio cosl significativo.

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Foto in notturna di Salvatore Tratzi.
Dal tetto delle cappelle a quello dell' abside e di l allivello delle imposte della torre ottagonale per terminare con la punta della torre stessa, lo sguardo condotto in una sorta di ascesa di cui ogni grado misura dello spazio. La disposizione delle cappelle absidali conferisce complessit e una certa prospettiva arrotondata alla base da cui prende inizio questo slancio ascensionale. La torre ottagonale assume un forte risalto a confronto con le altre parti del coro inserendosi come un forte accento nel normale sviluppo longitudinale ma essa non viene concepita dai costruttori della cattedrale di Acerenza come l'unico elemento formale verso il quale covengono i volumi della navata maggiore del transetto e del coro: l'equilibrio generale della composizione delle masse viene affidato piuttosto alla corrispondenza di parti alle due estremit dell'edificio. Questa corrispondenza, oggi risulta, tuttavia, indebolita dalla mancata ricostruzione della torre orientale crollata in seguito al terremoto del 1555. All'esterno, le masse dell'edificio si stagliano configurandosi come volumi semplici le cui superfici sono ritmate da esili colonnine o da larghe paraste che inquadrano gruppi di archetti pensili che corrono sotto l'imposta dei tetti secondo modi compositivi diffusi nell'Italia settentrionale. L'inquadramento degli avvenimenti che determina la stabilizzazione della potenza normanna in terra lucana nella prima met, dell'undicesimo secolo, la disanima degli studi sinora condotti sulla cattedrale di Acerenza e, da ultimo, l'indagine compiuta direttamete sull'edificio acheruntino consentono di proporre, sia pure in forma interrogativa, la seguente cronologia per le fasi costruttive della cattedrale stessa. I lavori della fabbrica normanna che s'innesta presumibilmente su una precedente costruzione (Iongobarda?) vengono iniziati nel 1080, s'interrompono nel 1090 per essere ripresi e completati negli ultimi anni dell'undicesimo secolo. L'ipotesi dell'esistenza di una chiesa pi antica sottostante a quella normanna potrebbe naturalmente essere confermata soltanto da una campagna di scavi condotta al di sotto l'attuale pavimentazione della chiesa e della zona ad essa circostante: le tracce rinvenute sotto la pavimentazione della cattedrale di una costruzione pi antica, il reimpiego di elementi tratti da un ciborio longobardo distrutto dall'incendio del 1090 per formare le colonnine che adornano le tre absidi della attuale cattedrale e, infine, l'utilizzazione di ambienti antichi per la sistemazione della Cappella Ferrillo costituiscono elementi di prova utili ma necessitano di essere concretamente verificati.

Una ipotesi di datazione della costruzione della Cattedrale di Acerenza

Malgrado la mancanza di dati certi circa le vicende costruttive della cattedrale di Acerenza possiamo accettare l'opinione che la chiesa sia stata effettivamente iniziata dall'arcivescovo Arnaldo nel 1080 e completata alla fine dell'undicesimo secolo, dopo una breve interruzione provocata dall'incendio del 1090. L'importanza politica e religiosa assunta a quell'epoca dall'arcivescovo di Acerenza e la politica del Papa Gregorio VII volta a creare centri di diffusione della latinizzazione, potrebbero giustificare la necessit di costruire un edificio cos grandioso. II Papa Gregorio VII vissuto alla corte degli imperatori di Germania e nell'abbazia di Cluny potrebbe avere suggerito ad Arnaldo, suo protetto, l'idea dell'impianto planimetrico della cattedrale di Acerenza. Una conferma ulteriore inoltre che la cattedrale possedesse sin dall'inizio della sua costruzione il coro con deambulatorio potrebbe essere costituita dalla presenza in Francia di analoghi esempi, sin dalla prima met dell'undicesimo secolo. Risulta, invece, di difficile ammissione la tesi secondo la quale la costruzione della cattedrale di Acerenza sia avvenuta alla fine del dodicesimo secolo, quasi contemporaneamente alla costruzione della chiesa incompiuta di Venosa. In primo luogo, perch mancano notizie attendibili circa la costruzione o la ricostruzione della chiesa acheruntina in quest'epoca; in secondo luogo perch i costruttori di Acerenza avrebbero dovuto attendere l'ultimazione della chiesa di Venosa per poterla imitare; e, da ultimo perch i tristi eventi storici che interessano l'abbazia di Venosa nei primi settanta anni del dodicesimo secolo, impediscono ai Benedettini di promuovere un'adeguata organizzazione delle esperienze edilizie. I recenti studi condotti sulla chiesa venosina, del resto, hanno chiarito che i Benedettini, contestualmente al periodo di grande prosperit che caratterizza le vicende storiche dell'abbazia alla fine del tredicesimo secolo, abbiano soltanto dato principio ai lavori di costruzione della chiesa nella zona retrostante a quella dell'undicesimo secolo fondata dal Conte Drogone. Tali lavori furono intrapresi intorno alla prima decade del tredicesimo secolo dopo una interruzione di un trentennio circa coincidente con il difficile momento storico attraversato dall'abbazia e furono definitiva mente interrotti negli anni 1220-1225. Individuate le fasi edilizie della chiesa incompiuta di Venosa e considerata attendibile la datazione dell'inizio dei lavori della cattedrale normanna di Acerenza all'anno 1080 si pu accettare la tesi che i costruttori di Venosa, nell'impostazione del coro (1170-1180) della chiesa incompiuta, si siano ispirati allo schema iconografico del duomo di Aversa e della cattedrale di Acerenza e che nella seconda fase costruttiva (1210-1225) abbiano arricchito il coro con partiti decorativi con il favore e l'appoggio anche dei re normanni che ancora una volta avevano voluto contribuire a rinnovare cos le fortune dell'abbazia.

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