Notizie biografiche
Da Acerenza wiki.
. Giuseppe Chummiento nacque ad Acerenza in provincia di Potenza il 2 luglio 1888. Il padre era insegnante elementare del buon tempo in cui essere insegnante elementare significava appartenere ad una categoria di professionistì stimati o perchè provenienti da famiglie signorili e borghesi di medio ceto o perchè elevatisi con forza propria e di studio al rango di media o vera e propria borghesia di élite. La madre era diventata sposa nemmeno ventenne ed aveva studiato per trarne cultura con lo stesso marito, che poi s'era subito innamorato di lei per il punto sensibile, come dicono i francesi, che doveva dare i genitori al nostro Chiummiento. Pure questi non conobbe nè babbo nè mamma: il padre morì a Casamiccíola e la giovane sposa lo seguì poco dopo nella tomba.
Unico figlio, rimasto orfano a due anni, il piccolo fu cresciuto dai nonni in un, ambiente familiare sano, Si pensò di avviarlo agli studi, vista la prontezza, la vivacità e l'intelligenza del fanciullo, e di educarlo in collegio, a Potenza, dove frequentò tutte le scuole, da quelle elementari a quelle liceali. Iscrittosi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli, subito si sprofondò negli studi letterari, storici e filosofici e si formò una cultura che ben presto doveva orientarlo verso il giornalismo che diventò insieme con, la politica una sua immediata passione. Lasciò quindi l'Università, fu subito assunto al « Pungolo » e si fece conoscere da Scarfoglio, diventando collaboratore del «Mattino ». Sposatosi a Giovanna Gilio, intelligente e brava signorina, appartenente ad altra distinta e benestante famiglia di Acerenza, nel 1912 si trasferì con la moglie a Milano, dove era redattore al quotidiano «La Lombardia ». Interventista, fece tutta la guerra del '15'18 in trincea da tenente di fanteria, e meritò una medaglia al valore militare avendo diretto un'azione di distruzione di un ponte sul'lsonzo per impedire il passaggio dei nemici.
Finita la, guerra, venne a Napoli attrattovi da quel famoso folto gruppo di giornalisti della città, che si era imposto all'ammirazione di tutta Italia, e dalla grande figura di Francesco Saverio Nitti che viveva a Napoli e, di qui, al Teatro San Carlo, aveva promosso il prestito nazionale riuscitissimo per far fronte alla guerra conclusasi vittoriosamente. Tra il 1919 e il 1920 Chiummiento prende il suo posto di nuovo combattente civile al servizio della verità e della giustizia come redattore del « Giornale della Sera » di un, altro lucano nittiano, Ugo Amedeo Angiolillo, e come direttore poi del quotidiano « La Basilicata ».
Con l'avvento del fascismo, subì tutte le persecuzioni. di quell'infausto periodo della storia italiana, poco mancò che gli fosse bruciata la piccola casa di San Cristoforo all'olivella e ci rimettesse la vita. Ciò nonostante, tra difficoltà e pericoli di ogni sorta, continuò la sua attività giornalistica di opposizione al fascismo e di difesa dell'opera di Francesco Nitti svolta per il solo bene della Patria. Aveva sciupato quasi tutto il patrimonio avito suo e della moglie, quando nel 1927 non gli restò che emigrare per amore della libertà che gli era sì cara. « La Basilicata » fu ceduta senza ricavarne alcun utile (e per la verità il giornale era già di per se stesso passivo) e cessò le pubblicazioni ben presto. Nitti gli fece sapere che oramai, dopo la soppressione di tutte le libertà in Italia, doveva recarsi all'estero, e lo aiutò a partire l'On. Gianturco.
Partiva e ci lasciava le orme incancellabili della sua vita di giornalista, dopo essere stato apprezzato collaboratore del « Paese », del « Corriere della Sera » e di altri quotidiani. Era stato già radiato, sotto l'accusa di « antinazionale », dall'albo dei giornalisti. Si può dire che non vi era stato giornale importante che non lo avesse richiesto come redattore e corrispondente. In Italia, al suo nome fu dato l'ostracismo ed anche, più tardi, in Basiticata. Nell'ottobre del 1920 era stato eletto Consigliere Provinciale per il Mandamento di Acerenza ed i nomi che figurano nel Consiglio Provinciale di quell'epoca, Ettore Ciccotti, Vincenzo Janfolla, Fabrizio Laviano, Aldo Pignatari, Michele Gioia, Nicola Salomone, Bertani Tomasulo. Gaetano Zaccara, Francesco Cancelli, ci ricordano tutto un periodo di lotta intorno alla politica di Francesco Nitti, difesa accanitamente. ma civilmente e nel rispetto della legge, da Chiummiento e dagli altri nittiani.
Egli aveva avuto rapporti, oltre che con Nitti, che fu in esilio prima in Svizzera e poi in Francia, con Enrico De Nicola, Giustino Fortunato, Perrone, Janfolla, Bencivenga, Cianca, De Ruggieri, Giuffrida, Lussu, Scaglione, Gino Moria, e particolarmente con Giovanni Amendola e Vito Reale. I suoi rapporti con Nitti si erano iniziati sin dal 1912.
Stava già bene a Milano presso "La Lombardia" ma il suo pensiero dominante era quello di fondare un quotidiano per la Basilicata e ne scrisse a Nitti, allora Ministro per l'agricoltura, l'industria ed il commercio, e Nitti gli rispose che era spiacente di non poter aderire alla sua iniziativa poichè le condizioni della Provincia di Potenza non consentivano che vi potesse prosperare un giornale quotidiano quale era stato ideato. Il suo interessamento per la Basilicata resta legato allo sforzo di volontà per render giustizia alla valle del Sarmento, all'apertura al traffico di tratti come quello di Potenza-Pietragalla e Pietragalla-Acerenza, alla impostazione del problema idrico di Basilicata per le diramazioni dell'Acquedotto Pugliese, alla istituzione delle linee telefoniche ed ai passi fatti presso i parlamentari lucani per porre rimedio alle tristi condizioni della Basilicata. Vi era stata la legge speciale per la Basilicata, ma essa era servita soltanto per impedire l'applicazione di provvedimenti legislativi normali ed urgenti. Quando si volle commemorare nel 1922 l'80° compleanno di Giolitti con la iniziativa di intestare al nome dello statista di Dronero delle borse di studio, Chiummiento ebbe l'incarico di non far rimanere la Basilicata assente nel contributo da dare alla generosa iniziativa, e nel luglio 1924 fu chiamato a dirigere il movimento dei Gruppi ex combattenti « Italia libera » perchè i combattenti di Basilicata sapessero difendere lo spirito democratico della grande guerra e sapessero spronare i cittadini a liberarsi dal fascismo.
Nitti gli scriveva da Zurigo in data 2 gennaio 1925: « Le notizie dell'Italia mi riempiono come italiano di umiliazione e di tristezza. Io non so dove si andrà a finire. Certo il discredito dell'Italia all'estero è diventato grandissimo. Si prevede da tutti la caduta della lira e ciò non è fatto per contribuire ad accrescere il nostro prestigio. Dopo tanto sfoggio di imperialismo e di nazionalismo siamo ridotti al livello di un paese balcanico. E la nostra cronaca politica è diventata piuttosto una cronaca giudiziaria... Per la questione degli Acquedotti credo che abbiate ragione. Se una causa è sostenuta dai fratelli D'Alessio, è evidentemente illecita ed è meglio non confondersi con essa nemmeno nelle parvenze... L'autografo di quel piccolo mariuolo credo vada riprodotto in giornali di molta diffusione perchè è molto caratteristico il fatto che il disonesto individuo che nelle lotte elettorali più sbraitava contro la mia amnistia, vendeva durante la guerra, grazia ai veri disertori... (la spiegazione dell'amnistia ai disertori, che non fu soltanto voluta da Nitti, è data nel famoso libro stampato da Gobetti «L'opera di Nitti »).
Ottenuti i passaporti per interessamento dell'On. Gianturco, nel 1927 Chiummiento prima e la moglie dopo si recarono in esilio in Argentina e si stabilirono a Buenos Ayres. Giungeva a Buenos Ayres soprattutto un italiano: si seppe che era un antifascista, ma era nota la sua devozione alla Patria ed alla Monarchia. Tra il 1904 ed il 1921 la Casa Reale aveva mostrato di gradire sempre gli omaggi che costantemente Chiummiento inviava nelle occasioni liete e tristi della Casa Savoia, e fu uno dei pochi combattenti lucani che era stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Corona d'Italia per meriti patriottici. Scrisse ne « La Razon », il massimo giornale bonearense, ne « La Prensa », nell'« Italia del Popolo », nella « Patria degli Italiani ». Da Buenos Ayres aderì subito al movimento « Giustizia e libertà », ma costante era in lui la preoccupazione di avere un giornale proprio e rilevò il settimanale argentino « La nuova Patria » « settimanale di tutti e per tutti gli italiani ». Si compivano trent'anni di matrimonio il 16 ottobre 1941, ed egli era uscito per il suo lavoro dopo aver promesso a donna Giovanna che subito sarebbe tornato a casa per una serata di festa. Tornò subito veramente a casa, ma vi mori improvvisamente appena rientrato, d'un colpo. Aveva 53 anni: lo avevano ammazzato la malattia contratta come combattente nella prima guerra mondiale, e soprattutto i dolori fisici ed i patemi d'animo provocatigli dagli avversari, cui sembrava non desse mai peso, mostrando sempre un volto bonario e sorridente. Era il 16 ottobre 1941: la vedova dovette restare ancora in terra straniera e solo nel 1947 ella, dopo aver assistito allo strazio della cremazione, poichè diversamente Chiummiento non avrebbe potuto essere trasportato nel Cimitero di Acerenza, ritornò in Italia per destinare alla tomba acheruntina le ceneri del suo Uomo.
Fu celebrato soltanto un funerale di rito, perchè la vedova volle -rispettare la volontà del marito di essere seppellito senza pompa. Ora intanto, a distanza di tanto tempo che permette di essere più sereni nel giudizio sull'italianità di un illustre Uomo, quale fu in vita Giuseppe Chiummiento, un comitato cittadino presieduto dall'avv. D'Alessio e sorto sotto gli auspici di S.E. Mons. Domenico Picchinenna, Arcivescovo di Acerenza, e dell'Amministrazione comunale, prepara solenni onoranze per rendere pubblicamente omaggio alla memoria di Giuseppe Chiumrniento nell'anniversario della morte. La commemorazione avrà luogo il l8 ottobre p.v. ed il discorso sarà tenuto dal comm. Luigi Mazzacca, attuale vice direttore del "Mattino" che fu il più diletto discepolo del Maestro.
Napoli, ottobre 1959
GERARDO RAFFAELE ZITAROSA