Serafino Vosa

Da Acerenza wiki.

SERAFINO VOSA, POETA COMBATTENTE

Anche Acerenza può annoverare un garibaldino, per di più poeta, tra i figli che ne hanno portato con onore il nome nel mondo. I versi di Serafino Vosa sono ardenti e ispirati, ed egli assurge al ruolo di cantore, profeta di gesta eroiche, proprio come i vati delle antiche civiltà conquistatrici.

Il “poeta combattente” presagisce le ombre della guerra, che si addensano appena oltre l’orizzonte, e si schiera dalla parte degli eroi: quegli stessi che sono stati scherniti come una banda di disordinati straccioni, pronti a seguire fino alla morte quel tale, l’uomo burbero e cocciuto che risponde al nome di Giuseppe Garibaldi. A lui, “genio di guerra”, il poeta affida il compito di instillare nel cuore delle genti lucane la scintilla che sappia essere il prologo di una riscossa attesa per secoli, per millenni interi. Serafino Vosa è poeta di azione, senza dubbio, ma è prima di tutto poeta di auspicio. E’ nel segno dell’augurio, infatti, che egli si accinge a lasciare i luoghi natii per inseguire quello che è ancora un ideale sfocato, per molti una vera e propria illusione. Tocca ad una donna, nei versi del poeta, pronunciare parole di invito, speranza e consolazione. Non si tratta, tuttavia, soltanto di auspici (patriottici, si diceva) nei quali esprimere il desiderio che:


“Italia intera

Torni il mondo a dominare

Fia da l'Alpi insino al mare

Una e libera in Amore […]”.


Sarebbe sin troppo semplice, per chiunque, inneggiare ad una imminente lotta di liberazione che rimanga fuori dalla porta di casa propria, e che riguardi esclusivamente il mondo esterno. Serafino Vosa, al contrario, in quella lotta vuole entrarci personalmente, consapevole dei rischi e dei pericoli, ma anche cosciente al tempo stesso del traguardo che il suo esito riserva all’intera nazione. Ma come far intendere l’importanza della posta in palio alle generazioni future? Come far loro capire quale terribile sacrificio è stato compiuto dai giovani che si immolarono volontariamente sulle barricate? Serafino Vosa si augura che l’epoca che egli sta vivendo, i giorni d’incertezza che fanno da preludio a quelli gloriosi dell’Unità d’Italia, quell’epoca “voli sull’età venture”, affinché tutti sappiano e ognuno possa comprendere. Ed è in tale consapevolezza che la “donzella”, salutando il suo cavaliere, lascia trasparire sì la speranza e la fede nella vittoria finale, ma anche l’angoscia, il timore – non dichiarato ma immanente come un’ombra – di non poter più riabbracciare il proprio caro.


“Mille auguri e il mio pianto

Seguiranno il tuo cammino:

Splenda l'astro del mattino,

Cessi il vento dal rigore. […]”.


E ancora:


“Se sospiri ai miei sospiri

Per la Patria che lasciasti,

Tu notato un di ne' fasti

Lieto andrai d'un tal dolore. […]”.

Un addio doloroso quanto necessario. Si saluta una patria solo per costruirne un’altra migliore.


Rocco Saracino.


LA FASCIA TRICOLORE

UNA DONZELLA ITALIANA AL SUO CAVALIERE



Va: combatti, e Italia intera

Torni il mondo a dominare

Fia da l'Alpi insino al mare

Una e libera in Amore.

Ecco un pegno, o Cavaliere,

Nella fascia tricolore.


Mille auguri e il mio pianto

Seguiranno il tuo cammino:

Splenda l'astro del mattino,

Cessi il vento dal rigore.

Ecco un pegno, o Cavaliere,

Nella fascia tricolore.


Va giulivo, e il dolce addio

De l'Amica avrai consorte;

Nelle immagini risorte

Ti vedrò pien displendore.

Ecco un pegno, o Cavaliere,

Nella fascia tricolore.


Se sospiri ai miei sospiri

Per la Patria che lasciasti,

Tu notato un di ne' fasti

Lieto andrai d'un tal dolore.

Ecco un pegno, o Cavaliere,

Nella fascia tricolore.


Oh! su l'ali trasportata

Del pensiero io sfido il vento:

Ti raggiungo nel cimento

E ti seguo nel valore.

Ecco un pegno, o Cavaliere,

Nella fascia tricolore.



IL GENIO DELLA GUERRA ITALA NAZIONALE

GIUSEPPE GARIBALDI

DITTATORE DELLE DUE SICILIE

I VOLONTARI LUCANI


Sovra i monti lucani e le pendici

Scuoti o Genio di guerra, i nostri petti:

Tu prosperoso un avvenir predici

A chi ti cole dei suoi caldi affetti


Fa che parlin per te l'armi vittrici

Dei Padri antichi e gli e gli archi e i marmi eretti:

Santissima amistà què di felici

Rinnovi e i lauri tuoi sian benedetti.


Deh! possa un tal desire esser nudrito

Nel cor di tutti e possan questi accenti

Rigenerarci a lo splendore avito.


E un suono echeggi all'Itale pianure:

Maestra di valore e di portenti

Voli quest'Era su l'età venture!

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